24/11/2011
5° tappa: ASSURDO O POSSIBILE? SCEGLI IN COSA SCOMMETTERE!
Pare così sciocco per non pochi scettici, oggi, credere in un essere superiore. Eppure una statistica, effettuata circa cinque anni fa, rivelò che il 60 % degli scienziati crede in questa ipotesi, contrariamente a quanto si dice.
Non è nostra intenzione demolire la validità dell’ateismo, bensì restituire al credere il suo 50 % di pieno diritto. Diritto che, per chi conosce “bene” ciò in cui crede, si compie a meraviglia proprio nel campo di battaglia cui nessuno può mai separarsi: la realtà, i fatti, i frutti. Già, chi crede bene compie atti belli, respira una bellezza di vivere oltre misura, è felice. Questa la nostra testimonianza!
Il 60 % degli scienziati trova in una Intelligenza Superiore il principio primo del concepimento di un universo dall’architettura e dall’armonia stupefacenti. Davvero così ridicolo?
Scienza e matematica spesso aboliscono l’arcaica possibilità di Dio, ma il 60 % degli scienziati trova proprio in una Intelligenza Superiore l’unica possibilità generatrice di una razionabilità così intricata quanto intelligente come la realtà, di cui la matematica è alta scienza conoscitiva. Davvero così ridicolo?
Il 60 % degli scienziati vede in una Intelligenza Superiore il primo motore d’un creato che prevede un organo riproduttivo per ogni specie, volto a tramandare, con un intelligente, complicatissimo DNA, evoluzioni e conservazioni dei dati. Davvero così ridicolo?
Il 60 % degli scienziati trova in una Intelligenza Superiore l’unica capacità ideatrice d’un sistema che ha tutti i tasselli – atmosfera, stagioni alterne, carburante, riciclo naturale, catene alimentari, paure preventive, piaceri, complicate ed efficaci forme di funzionalità e difese di ogni forma di vita – in un intreccio architettonico durevole. Davvero così ridicolo?
Caro scettico, ti precisiamo a tuo favore che per fortuna non siamo in grado di provarti Dio, affinché tu abbia il sacrosanto diritto di non credere; diritto concesso, a nostro avviso, da Egli stesso. Tuttavia vogliamo solo dirti che, qualora un giorno tu dovessi sentirne l’esigenza, avrai motivi più che validi per credere, senza per forza ritenerti un ignorante, come certa “critica” vuol farti pensare!
Perché credere? Per obbligo? O per alcuni vantaggi che tale scelta potrebbe accordarti?
“Oggi mi fido solo di me stesso!”, questo il responso medio di una statistica che noi abbiamo effettuato in giro, poco tempo fa. E’ chiaro: di chi potersi fidare fino in fondo? Neppure i coniugi, spesso, si rivelano capaci di affidabilità. Eppure questo bisogno tu continui ad averlo, al punto da fidarti “solo di te stesso”. E hai ragione.
Già! Te stesso, colui che nel nuovo e nel precario si fa strada col tremore alle gambe; colui che spesso la vita pone in situazioni più grosse di sé; colui che a volte, da situazioni caotiche, esce fuori completamente incasinato, con qualche arto ferito d’una ferita che si porterà appresso per molto tempo; colui che non ha risposte per tutto e a volte trova appiglio nella propria collera… Chi è te stesso? Chi sei tu? Uno che si basterà sempre? Sì, caro amico, se cominci ad ipotizzare la presenza di Qualcuno che per te c’è, pronto a stare al tuo fianco nel nuovo e nel precario, pronto a renderti un campione in situazioni più grosse di te, pronto a farti capace di porre ordine nel caos senza che tu ne esca zoppo, pronto a rivelarti una Sapienza capace di riconoscere significato, bellezza e gusto anche negli assurdi della tua vita.
Una fonte di conoscenza, Uno oltre misura, cioè oltre la “tua” misura, qualcuno che può esserti utile quando senti di non bastarti più da solo, Uno che ti fa crescere nel momento in cui cominci a dire sì a “ciò che non sai”. Finora hai detto sì solo a ciò che hai capito, ma questa è già roba alla tua portata, lo hai già, eppure ne sperimenti l’insufficienza ogni qualvolta non riesci in qualcosa, quando ti senti incapace a superare amarezze, caos, storture che crei e che prima o poi ti si mettono contro.
Crescere, sapere, capire, capirsi, migliorarsi, vuol dire chiaramente discutersi, obbedire talvolta ad un tuo contrario, così da superare l’uomo a metà che sei, perplesso dalle insufficienze di una vita non piena.
Tu già sai tutte queste cose, ma qui vogliamo proporti un cavallo da giocare che ha fatto vincere un palio a una miriade di testimoni. Uno che corre più veloce di te! Uno che sa rivelarti il trucco ogni qualvolta non saprai agire in un contesto che esige uno migliore di te. Non dirci che non hai mai avvertito la tua finitezza e non dirci che, in quegli attimi, il tuo sprofondare in te stesso continua a riempirti, anche quando hai il mondo intero contro!
E se, laddove sei il solo ad accettarti contro uno staff di gente che ti pretende diverso, Qualcuno sapesse davvero accettarti oltremisura, anche mentre l’abbandoni? Qualcuno che ti vuole integralmente, senza alcun passamontagna! Qualcuno addirittura capace di farti rompere il muro tra te e l’esterno! Qualcuno capace di far fare Goal alla tua vera persona, la tua verità, la tua libertà, i tuoi crolli! Già, i crolli! Avrai sempre due gambe per correre, una mente lucida, la capacità di contare su te stesso, di significare qualcosa? Anche davanti al pensiero di una mortalità prossima? O semplicemente davanti alla paura della solitudine? Ti basterai in quei momenti? Sì, ipotizzando un’interazione con questo Qualcuno! Ti basterai e non solo: sarai grande proprio lì! Avrai senso proprio lì e non in una astratta dialettica, ma in misure concrete!
E l’amore? Ti senti amato? Magari sì e ne siamo felici… e allora perché temi tanto di perdere chi ami e chi ti ama? Forse perché conosci bene il senso precario che l’altro e la vita ti trasmettono. Qua annunciamo Qualcuno che non t’abbandona! Mai! Neanche se Lo tradisci. Anzi, Ti è ancor più fedele! Tu sai bene di aver bisogno di essere amato completamente. Perché hai questo bisogno? E se questa fonte d’amore non precaria fosse proprio lì accanto a te, pronto ad un tuo piccolo “Sì!”?
“Oppio dei popoli”! Già!... Credenze favolistiche per chi ha un pugno di mosche!
No, caro amico! Assolutamente no! Quanti uomini egregi son caduti nei loro assurdi! Quanti uomini di gloria schiacciati dalla loro stessa gloria! Quanto potere in mano a chi ne è stato vittima. Potresti fare nomi tu stesso! E allora? Quale oppio? Forse in ogni contesto manca Qualcosa!
Questo lo spunto che ti stiamo fornendo e che tu non vuoi accettare!
Non farlo! Sei libero!... Tuttavia, se per un assurdo tu volessi interessarti alla possibilità che questo Qualcuno esista e che non corrisponda per niente alle descrizioni che ti delusero fin dal catechismo, noi ti riveliamo che Costui, rivelatosi col nome “Io Sono”, ispirò ad un certo Ezechiele una visione, narrata appunto nel libro di Ezechiele (cap. 47). Questa visione parla di un filo d’acqua che sgorga dalla porta d’ingresso del Tempio di Gerusalemme e che, lentamente, diventa un piccolo corso d’acqua, poi un fiume, poi un lago, poi un mare… e tutt’intorno nasce vegetazione.
L’acqua è vita e la vegetazione fertilità, abbondanza, cibo, benessere, pienezza; ciò che l’uomo, da sempre, cerca. E, chiaramente, il tutto è riferito alla persona, non solo allo stato di cose. Quella visione è una promessa, una delle tante che “Io Sono”, pazientemente, continua a fare al suo popolo disobbediente, dietro le quali Lui garantisce sempre la stessa cosa: un mare di risposte, pienezze, abbondanze, fertilità, sapienze, efficacie, meraviglie, frutti, magnificenze.
Questi sostantivi… ora, sinceramente, li vedi cuciti sulla tua persona?
… Sì? Bene! Continua per la tua strada!
... No? Forse ti mancano?
Nel caso dovessi identificarti nel secondo caso… questi sostantivi li vorresti sulla tua persona, sui tuoi pensieri, sulla tua vita?
Scegli! Scegli e fallo definitivamente!
Ti consigliamo questo perché noi li abbiamo rispolverati nel profondo della nostra “vera” identità.
Che presunzione, vero? E perché siamo così presuntuosi? Forse si può considerare la possibilità che è vero, che abbiamo trovato risposte grosse, che non siamo poi così illusi…
Queste risposte, dopo tante chiacchiere, cominceremo a rivelarle immediatamente dal prossimo post in poi. E basta chiacchiere, promesso!
Intanto riflettici e considera su di te questa possibilità. E, mi raccomando, non rispondere a noi, scegli una delle due uniche strade: o rispondere a te stesso, o rispondere a “Io Sono”!
10:48 Scritto da: meneziade in PERCORSO DI FEDE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fede, religione, cristo, dottrina, gesu, cristianesimo, cattolicesimo, teologia, dio | OKNOtizie |
Facebook
22/11/2011
4° tappa: PRONTO AD APRIRE GLI OCCHI?
Qui qualcuno ti sta annunciando una presunta felicità piena, cui saresti destinato.
Magari si tratta dell’ennesima barzelletta, chissà! Tuttavia chi di mazzate ne ha avute e non ha più nulla da perdere nell’incuriosirsi a questa bizzarra ipotesi è libero di conoscere questo cavallo vincente di cui si parla, ma in cui, obiettivamente, poco si scommette… ed è chiaro: come si può scommettere su chi non si conosce? Peggio ancora se si crede di conoscerlo e non è così!
Qui siamo dell’idea ferma che se credi in Dio e ancora non esulti di grinta, sorrisi e di un’esplosione di pienezza… beh, tu Dio non lo conosci bene.
Forse ti è stata proposta un’idea sbagliata di Lui, un’idea che Lo crocifigge, ne cancella le caratteristiche più incredibili, quelle che inaspettatamente ci sorpresero con lacrime agli occhi.
Quel Dio della pazienza, dell’apnea e dello sforzo, per piacere al quale devi sgobbarti opprimendo la libertà del tuo essere, pena un giudizio universale disastroso seguito da inferno! Quel Dio farisaico che perfino i più sensati ebrei non vollero nella loro dottrina, quel Dio ipocrita che pretende che tu tenga dentro collere e rabbie e ostenti l’atteggiamento del perdono con coroncina alla mano, per dar da mangiare a qualche cardinale. Quel Dio il cui appuntamento piace solo nel momento in cui si dice “La messa è finita, andate in pace”. Quel Dio il cui credente frustrato usa il Nome per sfogare le proprie repressioni su chi vuol esser libero di sbagliare. Quel Dio usato per crearci la nostra graduatoria giudicante, nel quale confidiamo disperatamente sperando faccia “giustizia”, condanni l’infame e premi chi marcisce d’obbedienza. E’ chiaro che ti va stretto quel Dio: come potrebbe non giudicare anche le tue segrete infamie, quelle che non dici mai a nessuno? Se tutta la tua vita fosse continuamente spiata da una telecamera per poi esser proiettata in un cinema… Dio mio, che ne sarebbe!
Ecco il Dio creato dagli uomini, il Dio che ragiona come gli uomini, quello che ti impone i passamontagna della fede! Certo! Si suda per accontentare i propri cari, figuriamoci Dio!
E che differenza c’è tra Lui e il mondo? Non sono la stessa cosa?
O credi davvero che lo spirito liberista, che tanto emanciperebbe l’uomo di oggi, non fosse l’ennesimo passaporto per l’estero? Oggi non c’è quasi posto per il diverso e la verità è che tu sei un diverso! Non sei come le masse! Non sei un clone. Sei singolare, speciale, sei tu, unico. Le masse non esistono, lo sono diventate per unirsi sotto un carattere che ci permette nientemeno di essere calcolati dal mondo.
Beh no, caro amico! Lui non è così, non lo è mai stato. Non ha mai imposto a nessuno quel target da fedeli osservanti. E se credi di riconoscerlo tale nell’apparente spietatezza dello Jahvè veterotestamentario, fratello, ti consigliamo di studiare un po’ di lingue antiche e cultura ebraica, prima di rileggerti quelle pagine con la giusta competenza. Pochi sono i critici e gli storici che lo fanno.
“Io Sono” ha un carattere diverso dagli uomini. Mentre gli uomini esigono dei passamontagna d’ingresso nelle loro grazie, “Io Sono” ti dice l’opposto, ti annuncia che Lui è in grado di parlarti veramente, di presentarti Se Stesso integralmente, a patto che con Lui ti spogli dei tuoi passamontagna e dei tuoi paletti di giustizia. Se non hai il coraggio di toglierli davanti agli uomini, comincia con Lui almeno!
Ma certo, sono parole da favoletta! Ma l’hai mai fatto davvero, prima di riderci in faccia e di scartarci dalle tue curiosità? Hai mai provato a parlarGli con il tuo linguaggio, perfino con i tuoi difettacci, certo che in Lui puoi trovare uno che ti risponde, che ti parla davvero, che non t’abbandona e che ti fornisce proprio la soluzione che cerchi?
Se uno sconosciuto ti chiede fiducia potrà ottenere il tuo scetticismo assicurato… ma se questo estraneo si presenta, poi ti fa davvero un grosso favore e si rivela uno di fiducia, qualche speranza potrebbe averla di guadagnarsi la tua credibilità.
Bene, procediamo!
“Io Sono” si presenta a un certo Moses, un uomo di poco conto, balbuziente insicuro che non piace a nessuno, un mezzo egiziano o un mezzo ebreo, un niente. Quello che il sistema sociale ritiene un niente. Uno che si è perfino macchiato di assassinio. Uno che sa di non poter sperare granchè nel suo contesto. Si serve di quel sempliciotto, spogliato del suo passamontagna da “Principe d’Egitto”, per… liberarlo dall’Egitto. Gli fa davvero un grosso favore! Solo dopo aver fatto questo, “Io Sono” comincia a parlare, a rivelare il Suo carattere, il Suo linguaggio, la Sua amicizia. Non solo: comincia a chiedergli credibilità, definendosi uno capace di rivelargli i segreti per una vita incredibile, una vita che Moses non conosce ancora. Moses comincia a crederGli, a prendere sul serio quei segreti, ascoltandone i consigli, pur non comprendendone quasi un tubo, se non dopo.
Ora, fratello, quel Moses sei tu… il tuo Egitto qual è? … Nessuno? Ah davvero? E perché hai letto, se pur scetticamente, tutti i nostri post? Noi parlavamo di felicità e tu, interessato, hai letto i nostri post… perché? Semplice: perché non sei ancora felice. Hai uno o più Egitti nella tua vita, sia dentro che fuori di te! Egitti che esigono la tua schiavitù, per difenderti dalla quale le corazze che finora hai usato si sono rotte tutte, se non ti andavano perfino strette! Egitti che possono navigare in un passato che ancora non ti lascia in pace, o in un presente rompiscatole che magari non ha esaudito le tue aspettative, o in un futuro dalle poche speranze, o semplicemente in una noia di vivere o in un dramma perenne.
Non rispondere a noi, rispondi a Lui, a “Io Sono”, perché Lui chiama la tua balbuzie a parlarGli e a farti una grossa sfogata con Lui!
Certo! Commenterai questo post accusandoci della solita fiabesca stupidità e ignoranza generalizzante, ma dovranno essere i tuoi vicini, non tu, a raccontarci quanto sei sempre gradevolmente in pace, quanto sei in armonia con la tua vita!
Niente da fare, sei come tutti: hai degli Egitti che non ti lasciano in pace! Ti soffocano. Cerchi le migliori soluzioni e il massimo che trovi si riassume in una difficile, paziente convivenza con le noie. Parlino i tuoi sentimenti, abbiano diritto a venire alla luce, lamentandosi come un bimbo ingenuo di una serie di tristezze che vivono! Ammettano il loro stato parzialmente soddisfatto! Abbia respiro il tuo diritto a venire a galla!
Non farlo con noi, fallo con “Io Sono”, perché, saremmo pronti a giurartelo, Egli te ne può liberare! Lo fa! E’ vero, cribbio! Noi ne dubitammo finchè non avemmo altro da perdere, poi finalmente ci provammo e sperimentammo che Lui lo fa! Lo fa! E non è “suggestione” o “effetto placebo”, né autoconvinzione; nulla del genere: è proprio la tua vita che cambia davvero. Cambia al punto che ti verrà voglia di coinvolgere chi vuoi bene, perfino gli estranei, in questo turbine di novità.
Come fa?! Che metodo usa?! Usa “parole”! Già! Non miracoli extrascientifici, non costringe gli altri a comportarsi bene con te, né te bene con gli altri, né ti fa vincere enalotti. Usa parole. Non ordini, non comandi, ma parole!
Parlare, ciò che ci aspettiamo da chi stimiamo di più! Il dono che più di un abbraccio muto può farci instaurare un rapporto e mantenerlo, può rivelare, può entrare in qualcuno, può fare modernità. La parola.
Saranno parole i prossimi post. Parole d’una sapienza antica quanto d’avanguardia, faticosa perfinoggi ad esser capita nella sua esagerata modernità. Parole d’una capacità di lettura dentro e fuori di te che ti aprirà gli occhi e, stupito, conoscerai per la prima volta il mondo per com’è, la gente per com’è, tu per come sei, la vita per com’è.
Ad occhi aperti, rapito da un’energia piena di vita che esploderà come quella d’un bambino irrequieto, un giorno non lontano morirai dalla voglia di viverti pienamente ogni attimo della tua giornata, perfino i peggiori, sempre, a patto che tu ora cominci a provare, almeno per un po’, a crederci.
Questa in realtà è la cosa che ti è più difficile, perché ogni concetto nuovo passa per il setaccio delle tue perquisizioni inquisitorie, per poi essere tagliuzzato dalla tua mente, che ne seleziona i ragionamenti con cui “sei d’accordo” e scarti quelli con cui “non sei d’accordo”… e resti ancora lì dove sei. No, la felicità è una cosa che non t’arriverà mai passando per il tuo setaccio, né imparerai mai nulla di diverso finchè dai retta a ciò che già sai. La felicità ti sarà possibile solo se sarai tu a passare sotto il suo dolce, tenero setaccio. La felicità viene dall’esterno!
Pensaci e decidi cosa fare: potrebbe essere la volta buona!
10:37 Scritto da: meneziade in PERCORSO DI FEDE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fede, religione, cristo, dottrina, gesu, cristianesimo, cattolicesimo, teologia, dio | OKNOtizie |
Facebook
20/11/2011
3° tappa: MA SE FOSSE VERO?
Caro amico, si è dovuti essere un po’ duri con te finora e non gratuitamente, ma per sola necessità di esortarti ad esser nudo davanti al fatto principale attorno a cui si muove la nostra ricerca del tesoro nascosto.
Ti ricordiamo che sei libero di lasciar perdere queste letture, se non vi riconosci qualcosa che può appartenerti.
Noi ne dubitiamo, perché la nostra esperienza che, man mano, ci sta avviando verso una vita piena, d’alto livello, è partita da un’amara constatazione: aver cercato la pace dei sensi in cose che, per quanto belle, non sono state in grado di concedercela.
Abbiamo cominciato, invece, a puntare su un cavallo che si sta rivelando sempre più destinato a vincere la corsa della vita.
La storia, secondo gli esiti della nostra ricerca, è stata puntellata da personaggi che hanno scoperto la felicità, ma con sorpresa abbiamo constatato che nove di essi, su dieci, hanno scommesso sul nostro stesso cavallo. Bene, questo cavallo vincente è Dio!
Dichiarazione alquanto forte, la nostra, poiché l’argomento Dio è forse il più conteso e tormentato da scontri di fazioni opposte: credenti fervidi, credenti spiccioli, laici, scettici, atei, aprioristi, ecc.
Nella sua eterna insicurezza di fondo, l’uomo nasce nel bisogno d’un appoggio, di una corda cui legarsi. Il termine greco Pistis, il termine ebraico Aman (Da cui Amen), parole collegate ai concetti racchiusi nell’italiano Fede, esprimono due realtà, due ancore: essere legati a una buona certezza e essere ben saldi sul terreno su cui si cammina.
Non è forse la ricerca di queste due condizioni a muovere le tue perplessità, le tue scelte, i tuoi atti? Pensaci bene! Forse non abbiamo tutti i torti a pensare questo di te, come di ogni uomo.
In questa chiave di lettura ognuno ha fede: puoi non aver fede in Dio, in Cristo, ma non puoi non aver fede in qualcosa cui speri solidità, basatezza, certezza, una fune cui aggrapparti. Se non hai queste cose, fratello, immediatamente le cerchi in giro, abbracciando qualsiasi cosa dietro cui speri queste componenti… possano essere persone, attività, realizzazioni e quant’altro.
E’ dal 1700 circa che l’uomo, accusando di menzogna e dittatura le umane istituzioni di fede, ha inserito l’affrancamento religioso nel suo vivere.
Questo suo percorso lo sta conducendo alle più disparate ipotesi ateistiche, tutte in profonda contraddizione tra loro se non su un punto: negare a più non posso la possibile storicità di Dio.
Dio è quasi al centro degli attacchi dell’uomo d’oggi; Egli è sotto processo davanti a una calca di umanità che lo incolpa d’assenteismo e bugia. Dio ci ha illuso: ci promette cose che non fa. Dio lascia morire innocenti, non castiga i colpevoli, non concede pace all’uomo in terra, lo circonda di tensioni e insidie, magari divertendosi sulle nostre collere. Dio non ci dona la felicità che cerchiamo e, assente, lascia trionfare la nostra rovina. Che razza di Dio! Rifiutiamolo, questo Dio cinico le cui promesse ben leggiamo nella bella realtà d’oggi! Quel Dio che tace davanti alla disperata domanda che l’uomo, nei panni del prefetto Ponzio Pilato, gli porge: “Cos’è la Verità?”. Nessuna risposta, vero? Chi tace acconsente. E allora in croce! A morte Dio! Cancelliamo quest’illusione che non si rispecchia in nulla di concreto!
C’è un fatto imbarazzante, però: un gruppo di persone chiamate Apostoli e un'altra folta schiera di 500 persone, quasi 2000 anni fa, testimoniarono a rischio di morte di averlo toccato, redivivo, dopo averlo visto compiere prodigi, annunciare Parole talmente sapienti che perfin’oggi non se ne spiega l’intuizione, dopo averlo visto profetare fatti realmente accaduti e morire imbarazzantemente. Costoro testimoniarono tali avvenimenti, predetti secoli prima dai profeti, al cospetto di una marea di contemporanei di Cristo, gente che avrebbe immediatamente potuto smentirne l’attendibilità, gettare del ridicolo sulle testimonianze di quest’invasati e lasciandoli innocuamente liberi: a che serve uccidere dei poveri stupidi, palesemente allucinati?
Questo fatto è una brutta pietruzza nella scarpa di chi vuol farsi promotore dell’era della scienza… ma nessun problema: smentiamo questo fatto! Ecco nascere un mucchio di ipotesi, tutte in contrasto tra loro pur di smentire la storicità di Gesù: quattro vangeli scritti tardivamente a ricordi sbiaditi, liberi di inventare; Gesù sarebbe stato un leader politico, o un comune fariseo, o un esseno; le invenzioni biografiche su di Lui avrebbero forzatamente avverato le profezie messianiche; la Sua stessa esistenza storica sarebbe da discutere e far risalire a presunti plagi a miti preesistenti (Horus, Osiride, Mitra, Zoroastro, ecc).
Basta cliccare su Youtube per vedere quanto queste ipotesi, spacciate per vere sulla base di nessuna prova, invadano le menti dell’uomo d’oggi, il quale non aspetta altro per poter dire: “Finalmente ci siamo liberati di questo Dio ingiusto!”.
Noi abbiam vissuto anni in questa condizione di totale assenza di Dio: “La vita è nelle nostre mani, perciò strappiamoci da essa quanto riusciamo, almeno per divertirci un po’ o accontentarci d’uno straccio di senso in questo conto alla rovescia!”
Abbiamo cercato attimi di felicità in mille piste, ma non abbiamo trovato la vera, stabile felicità. Le soddisfazioni di cui vantarci sono subito terminate in ricordi sbiaditi, dopo esser state magari contese dall’invidia degli “amici” e poi scartate da una vita che cambia, dal nuovo. Le certezze che speravamo in qualcuno o qualcosa tacevano tutte davanti all’inspiegabilità di un imprevisto che bruciava tutto. Le piccole fortune sudate comunque non rispondevano alle nostre speranze. Per non parlare, poi, di ciò che non ci spettava, di tutto ciò di cui il nostro vicino usufruiva alle spalle della nostra collera. Però chi si accontenta gode, vero? Ecco qua! Altro che felicità!...
… Ma se fosse vero? Se questo Dio esistesse davvero? Se ci fosse qualcosa, dietro il Suo apparente assenteismo, che non abbiamo ancora compreso, tesi come siamo verso risposte facili? Quel Dio che si presentò a Mosè col provocatorio nome Io Sono (Incredibile smacco profetico allo scetticismo d’oggi!); quel Dio capace di liberarmi dalla schiavitù del mio Egitto (Il tuo Egitto qual è? Sei convinto di non averne uno?); quel Dio d’una terra di latte e miele promessa al mio cuore; quel Dio che più del mio migliore amico mi resta fedele malgrado i miei continui abbandoni; quel Dio che mi reputa a Sua immagine e somiglianza, quel Dio che volle nascere nella più misera stalla del mio cuore, che volle crescere nella mia stessa miseria, camminare scalzo sul mio stesso suolo arido; quel Dio che volle aprirmi gli occhi dalla cecità a patto che io credessi in Lui; quel Dio che, in tutto il mio fetore da morto putrefatto, mi chiamò ad uscire con orgoglio da quello splendido sepolcro imbiancato e pallido in cui speravo di proteggere la mia magra figura; quel Dio che compì il più grande atto d’amore verso me gettandosi fino in fondo nella croce più marcia e fetida che vivo ogni giorno nelle derisioni altrui, negli abbandoni dei miei amici fedeli, nei tradimenti, nelle condanne più spietate alla mia persona, nelle dolorose infermità fisiche mie e dei miei cari, nella morte che prima o poi mi toccherà; quel Dio che mi dimostrò con la Sua resurrezione che la mia vita continuerà; quel Dio capace di garantirmi tutto questo e molto, molto di più, a patto che io ci creda… ma ci credo o no? E se provassi a crederci o, almeno, a interessarmene?
E tu? Sei certo di aver creduto davvero a questo Dio, prima di scartarlo dai tuoi cavalli, su uno dei quali pur stai scommettendo la tua vita?
Amico, parlo a te sia che tu sia ateo, sia che tu sia un credente dalle magre risposte; anzi, specialmente nel secondo caso, perché se credi in Dio e ancora non hai toccato con mano il tatto di una profonda gioia… spiacente, tu Dio non lo conosci bene!
Ho creduto in Dio fino a pochi anni fa, eppure non lo conosevo! Credevo di sapere quanto basti per esser cristiano… non ne sapevo una mazza, pur avendo divorato libri ed enciclopedie sull’argomento, pur avendo frequentato ambienti religiosi a raffiche! Poi d’un tratto mi fu presentato come per la prima volta… te ne parlo con lacrime agli occhi… me ne innamorai, fratello. Mantenne la promessa, mi si rivelò per com’è, mi presentò un percorso che rispose alla grande a tutte le mie domande, tutte! Poi mi fece capire che se tenessi tutto per me sarei un ladro. Perciò eccoci qui a testimoniare!
Testimoniamo di esser persone incamminate verso una pienezza grossa, persone che sorridono davanti a tutto, che non si privano di nulla, che non vivono sotto legge ma nella massima scoperta del proprio vero essere. Persone che t’invitano almeno alla semplice curiosità di conoscere un po’ questo cavallo vincente… e, sta’ certo, vince!
T’interessa la felicità, a costo di mettere un po’ in secondo piano i tuoi paletti difensivi e le convinzioni su cui adegui la tua esistenza?
O preferirai scartare a priori quest’ipotesi dalla tua vita, annoiato da queste solite prediche ammuffite, pur di conservarti le tue fighe posizioni su te stesso e il mondo, pur di continuare a “quagliare”?
Scegli!
Possano, intanto, le nostre prossime parole essere all’altezza di questo enorme compito molto, molto più grande delle nostre competenze: annunciarti una vita incredibilmente bella!
10:34 Scritto da: meneziade in PERCORSO DI FEDE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fede, religione, cristo, dottrina, gesu, cristianesimo, cattolicesimo, teologia, dio | OKNOtizie |
Facebook
18/11/2011
2° tappa: CONOSCERE IL PASSAMONTAGNA DA TOGLIERSI!
E’ il momento di cominciare a conoscere il torpore che ci fa camminare zoppi nelle nostre cose: per abbracciare la felicità bisogna innanzitutto riconoscere le prime, vere ragioni della propria infelicità (che non coincidono quasi mai con le cause che noi le attribuiamo!!!), denudarle, riconoscerne le menzogne e cominciare a disobbedirle.
Partiamo daccapo! Ecco la prima di una lunga serie di passamontagna che riempiono il nostro bel cassetto di menzogne!
Si è accennato, in precedenza, a un benvenuto di traumi e pianti che la vita, sin dall’infanzia, ci ha dato: non abbiamo scelto in quale famiglia, contesto ed epoca nascere, né i nostri genitori, né i nostri connotati fisici e caratteriali… non abbiamo scelto nulla di noi! Al di là di quest’apparente ingiustizia, la persona onesta sa di non essersi potuto sottrarre, sin dall’infanzia, alla sorte dei primi ricatti, i primi scarti, le prime delusioni, le prime rinunce affettive, i primi atti traumatici.
E’ stato a forza di ricatti che abbiamo imparato ad obbedire alle lezioni più difficili. Con ricatto abbiamo accettato i primi compromessi educativi: “Se non obbedisci, niente premio!” (Chiaramente qui non contestiamo i tuoi buoni metodi educativi, qualora tu fossi genitore).
Con amarezza abbiamo sperimentato, all’asilo, di non essere l’unico centro dell’universo, dovendo dividere affetti e attenzioni con una classe di nostri simili. Con amarezza abbiamo appreso che un nostro fratello o un nostro compagno di classe potesse essere il preferito… e, se lo siamo stati noi, ci ha turbato ancor di più non esserlo stati dappertutto. E allora un altro ricatto: conquistarsi un primato, strapparsi un’attenzione, a costo di indossare una veste maliziosa che non ci appartiene.
Non parliamo poi della pubertà, delle prime ansie da confronto, frutto delle prime contese d’amori e pulsioni affettive verso l’altro sesso! Là abbiamo dovuto lottare contro noi stessi, abbiamo dovuto fare colpo! Tutti! Anche chi ha stima di se stesso ha dovuto fare una cernita delle proprie armi migliori da sfoderare, nascondendo le peggiori. Ecco qua! Benvenuto alla vita, fratello! Una società tutta così, una televisione pronta a ricattarti: “Non compri questo? Nessuno ti considera! Non sei come me? Ti scarteranno! Non ti cambi in qualche cosa? Fai ribrezzo così come sei!”
Conosci senz’altro queste cose, nulla di nuovo ti stiamo insegnando!
Ne parlano psicologi, filosofi, scrittori… persone che ne denunciano il dramma e intanto continuano a perpetuarlo loro in primis, ogni volta che non fanno nulla per liberarsene! Lo stesso fai anche tu! Sì, tu! No, no, non cominciare a dire: “Ma io sono me stesso! Neanche sopporto chi finge, né mi atteggio!”. Qua non si tratta di atteggiarti, fratello. Qua si tratta di aver appreso che la socialità si muove di ricatti! La tua mente ha perfettamente capito che per farti voler bene da qualcuno devi sforzarti di accontentarlo in qualche modo! Devi sfoderare le tue armi migliori e schiacciare quelle peggiori, quelle che ti hanno insegnato a guardare con vergogna; quelle che, ahimè, pur ti appartengono. E allora stai lì a fare una continua selezione di te, uno slalom di cose da mostrare e nascondere, una continua amputazione del tuo essere, tagliato a pezzettini come un petto di pollo pieno di ormoni messo in una confezione in vendita. E quegli ormoni che gonfiano la tua apparenza, che tu strappi dalle immagini che ti circondano, che vai rubando dalle belle frasi di chi fa più colpo di te; quegli ormoni con cui forgi i tuoi capelli, con cui copri le tue rughe o abbellisci il tuo corpo, quegli ormoni che ti insegnano a gesticolare e camminare, che dettano la morale dei tuoi post su Facebook, quegli ormoni devono pur riempire la finitezza di quelle tue poche armi che metti in vista, sempre le stesse, quelle con cui hai già colpito i tuoi amici, roba già vecchia e noiosa! Ecco come vai a venderti, ecco il 50 % delle tue relazioni sociali, ecco il massimo che la società ha da offrirti: un ricatto.
E tu, giustamente, devi accettare quei compromessi! Pena la solitudine, la sconfitta, l’inesistenza. Ma certo! Và! Sfodera il tuo meglio anche col tuo partner, oltre che a lavoro e con gli amici! Aggiungici qualche dettaglio estraneo plagiato dagli altri e costruisciti il tuo bel cassetto di passamontagna, uno all’occorrenza! Torna a casa stanco, spossato di cotanta mediocrità, copri di silenzio un vuoto di solitudine immensa che grida nel tuo spirito! Ignorati! Meglio trovarti qualcuno che trovare te stesso, l’immondizia che sei! Già! Chi sei tu? Te lo ricordi, amato fratello mio? Chi sei? Forse neanche te lo ricordi, a costo di farti dettare dai tuoi le tue scelte di vita! A costo di accontentare qualcuno che “ti vuol bene”… Chi vuol bene questo qualcuno? Te? O i tuoi passamontagna?
Ora tu, sdegnato da queste lagne, ostentato a volerci confermare la tua presunta spontaneità, vorresti sottrarti da quest’accusa, vero? Questo dramma a te non tocca, giusto? Non fingi mai di sorridere davanti al tuo prossimo! Non ingoi mai nulla, a costo di deludere il mondo, sei “superiore alla situazione”! Non fingi mai di essere d’accordo su un parere che non condividi! Non hai mai nascosto la tua ideologia politica, né ti sei mai vestito secondo gusto altrui! Non ti sei mai guardato allo specchio alla ricerca di qualcosa che non va, né ti sei mai dato un tono, seppur alternativo, seppur di denuncia! Mai fatto l’intelligente! Mai proiettato il tuo compromesso sociale nel desiderio di una macchina, di un vestito, o di un feticcio che ti rendesse interessante! Mai accettato compromessi! Mai ingoiato un rospo! Hai sempre preferito la solitudine alla convenienza! Ma davvero? N o n t i c r e d i a m o !!!
Sì che hai accondisceso a quel ricatto! Sì che hai creduto in quel compromesso! Ci credi ancora, amato fratello! Te ne fai prigione ogni giorno, nelle tue cordialità e nelle tue ostentate durezze! Non solo, ma anche tu ricatti e ostenti compromessi! Anche tu escludi chi non ti soddisfa, chi ti stanca con la sua noiosa spontaneità! Anche tu scarti chi ti contrasta, chi non t’interessa! Bella lezione gli insegnerai, la tua stessa lezione di vita: cambiarsi, aggiustarsi, esibire il meglio! Sei diventato un abile strumento di propaganda di questa drammatica menzogna di cui si nutre l’uomo, per cui ci si affatica tanto e si guadagna poco: il ricatto e il compromesso.
Smettila! Basta! Hai delle schifezze nella tua persona, ma anche quelle sei tu! Lasciale stare! Illuso! Vai vantandoti di ciò che ti sei sudato con forze non tue, in panni che ti vanno stretti, pur di dire al mondo: “Io esisto!”.
Certo che esisti! Sei tu a non farti esistere, sprovveduto!
Chi sei tu?... Sei uno che ora fa fatica a togliere il passamontagna perfino a te stesso, talmente ti ci sei abituato! E come fai? Quale coraggio, ora? Permetterti il lusso di dire a te stesso e al mondo dopo tanto tempo chi sei? Mostrare d’un tratto il fetore dei tuoi piedi? Per l’amor di Dio! Mai! Meglio comprare l’infelicità e pagarla a caro prezzo, non è così?
Ma smettila, amico! Qui qualcuno vuol dirti che hai diritto a sbuffare, uscendo fuori casa con capelli spettinati a raccontare tutti i giorni le tue paranoie. Qui qualcuno vuol dirti che non sei uomo da sudarsi attenzioni e affetti. Qui qualcuno vuol dirti che non hai la minima idea di quanto vali, della portata immensa di una vita che ti spetta! Qui qualcuno vuol esortarti ad essere il primo a togliersi quel maledetto, schifoso, bugiardo passamontagna e a dare un grosso esempio di coraggio a chi per la prima volta ti sentirà dire: “Eccomi veramente!”.
Deluso, vero? Parole banali, slogan già sentiti in tante canzoni giovanili. E che t’aspettavi da questo post? Una seconda scoperta dell’America? Solo chi scopre l’America scopre la felicità? Sei libero di cercare concetti alti altrove, non qui! Guarda la National Geographic, se cerchi alta scienza. Leggi Ken Follet, se vuoi un po’ d’alta fantasia! Ma ti assicuriamo che né l’una né l’altra, da sole, hanno mai reso felice nessuno!
Qua si cerca la verità, per quanto di già sentito sappia!
Sei già a conoscenza di questo dramma, eppure te lo tieni stretto, sperandone uno straccio di sorriso. Qua si parla di felicità piena, possibile a tutti, anche all’ignorante! Quanti ignoranti ci hanno superato brillantemente in materia di semplice, alta felicità!
Non esistono requisiti d’alta cultura per la felicità, la gioia si racconta con concetti semplici, alcuni dei quali a te già noti, eppure mai presi sul serio! Certamente! Troppo banali! Meglio la novità che la verità!
Caro amico, hai mille ragioni per cui ti è necessario, anzi urgente, buttare questo cassetto di bei passamontagna:
- solo denudandoti verrai a capo di chi sei;
- solo denudandoti avrai orecchie per la verità;
- solo denudandoti comincerai ad aprire gli occhi e guardare la terra bruciata che ti sei costruito finora;
- solo denudandoti potrai scrutare le durevolezze che cerchi, al di là dei precari consensi altrui;
- solo denudandoti qualcuno ti darà soddisfazione di amarti interamente;
- solo denudandoti comincerai ad entrare nel mondo della libertà e a riprendere fiato dopo anni di carcere;
- solo denudandoti non sarai più schiavo di nessuno;
- solo denudandoti permetterai alla felicità di abbracciare te, non i tuoi passamontagna;
- solo denudandoti permetterai alla tua persona di promuovere intorno a sé un contesto libero, vero, spontaneo, brillante;
- solo denudandoti darai il massimo al tuo essere;
- solo denudandoti sarai pronto alle successive tappe che ci accingeremo ad affrontare.
Qua non si tratta di sminuire la gravità del tuo mondo; qua si tratta di capire che hai indossato una corazza sbagliata per combattere la tua battaglia, perché questa corazza sta diventando la tua gabbia.
Se mai vorrai deciderti a prendere sul serio questo discorso dovrai troncare col tuo cassetto di passamontagna. Fallo! Ora, subito! Dà aria alle tue storture! Libera tutta la tua persona! Noi l’abbiamo fatto e ora ce ne stiamo rallegrando con un sapore, un gusto che non immaginavamo; ma certamente all’inizio è stata dura e lo sarà anche per te: la tua cerchia di compagnie si restringerà; qualcuno ti scarterà dalla sua agendina, qualcun altro non ti farà più un favore promesso. I primi bidoni di una vita di menzogne verranno subito a galla. Ti sembrerà, per un po’, di camminare nel deserto, solo!
Noi accettammo questo rischio perché ammettemmo di avere poco da perdere; provammo questa sensazione amara. Ma tra la schiavitù e la libertà incombono inevitabilmente quei famosi 40 anni di deserto. Quel deserto che rispecchierà l’aver seminato e raccolto quasi nulla da se stessi, dal mondo e dagli altri. Ben venga anche per te questo resoconto!
Vengano alla luce i frutti delle tue pochezze nascoste dietro tutti quei sudati “Ti voglio bene!”, “Sei un grande!”, “Ben fatto!”.
Non temere di compiere questo piccolo atto eroico!
Noi speriamo con tutto il cuore di essere alla tua altezza, amico, pur di proporti questo piccolo salto nel buio, al di là del quale, stanne più che certo, ti aspetteranno immense conquiste di crescita, sapienza, sorrisi, entusiasmi, vigori, gioie e quanto di più incantevole questo cammino ci riserva. Noi ne abbiamo assaggiato qualche sorso e già ci sentiamo ebbri di questo vino di cui a breve si comincerà davvero a parlare, se non hai ancora capito di che si tratta.
Infatti non finisce qui. C’è qualcosa di grosso che vuole afferrarti nella tua interezza, senza fatica né esami. Qualcosa di incredibile che ti aprirà gli occhi e ti vorrà introdurre in un vivere… senza parole. Ma di questo se ne parlerà in seguito.
Quali sono le tue mediocrità? Sarai disposto a viverle con piena disinvoltura con chiunque, dovessi trovarti davanti al papa?
Ti invitiamo a farlo da subito, con tutti! E per quanto ci riguarda, per noi saranno oro colato.
10:32 Scritto da: meneziade in PERCORSO DI FEDE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
16/11/2011
1° tappa: VIA IL PASSAMONTAGNA!
Prevediamo che, man mano che ci si addentrerà nei particolari inerenti stati d’animo di ognuno, queste letture verranno sempre meno frequentate; sarà qui che ognuno darà prova a se stesso di quanto davvero desideri la felicità, più che staccarsi da qualche fissa.
Già in questo post le parole potranno risultare poco commestibili; tuttavia queste parole vanno morse per capire di che sanno. Perciò consiglio di leggere questo discorso con particolare umiltà e mi scuso con chi eventualmente dovesse sentirsi mortificato.
Dunque nel precedente post si è affermato che la felicità esiste. Chiaramente qui si conferma questa ipotesi, verificata dal sottoscritto e da alcuni degli amministratori di questa pagina. Felicità e libertà sono quasi ugual condizione, pur essendo due rami inseparabili di uno stesso albero. Non si gusta l’una senza l’altra e viceversa; parliamo di condizione, non di sensazione, né di stato d’animo. Condizione fissa, immutabile, possibile ad ogni uomo, senza eccezioni, né implicazioni riguardanti benessere, salute, garanzia economica, soddisfazioni o quant’altro. Non che non bisogni considerare queste cose, ma la felicità - quella vera e invulnerabile, che apre gli occhi su se stesso, sul proprio passato, futuro, socialità, storia, traguardo, sentimenti, sulla pienezza auspicata da ognuno, la sapienza capace di riconoscere un senso in ogni caos, la capacità di essere il massimo di noi stessi, il superamento delle proprie mediocrità, l’andare a letto ogni volta benedicendo la vita, l’alzarsi dal letto con il perenne sorriso di viversi la giornata - la felicità piena, insomma, non si nasconde nelle scelte comuni cui tendiamo tutti.
Deludente, vero? Meglio rifiutare questo concetto e tornare a gonfiarsi dei soliti obiettivi, sperando che essi diano risposte alla nostra vita! Fallo, amico mio! Nessuno vuol distoglierti dalle tue cose, né tantomeno ti si chiederà di farlo qualora vorrai fidarti di questo discorso.
Certamente è impossibile che tu non abbia mai provato un attimo di felicità e sicuramente ti è stato regalato da una di quelle implicazioni di cui detto sopra: una soddisfazione strappata alla vita, una serata appassionata, aver gustato un evento o un fatto di quelli che chiunque ti direbbe “bene, bravo, sono felice per te”; o semplicemente un complimento o una bella giornata fatta di quei piccoli sapori. Bene, quanto ti è durato quell’attimo di felicità? Non rispondermi “sempre”, perché sai bene che non è così. Insomma, sai bene che il tuo cuore non è libero: se il più banale dei fallimenti o degli imprevisti può toglierti quell’attimo di felicità, se già una cattiva battuta ti ferisce… caro amico, va’ a raccontare altrove che sei libero, perché non lo sei!
“Ma io cerco di reagire a queste cose con maturità.”… spiacente, noi ti crediamo poco! Piuttosto dovrai ammettere che in realtà il tuo reagire si limita a ingoiare il rospo, finchè ce la fai, dopodichè in qualche atto di sfogo dovrai pur vuotare il secchio di liquame fetido accumulato dai tuoi piccoli bidoni quotidiani.
Smettila di sottrarti a questa imputazione, caro amico, perché sai benissimo che qui si parla proprio di te!
O vorrai convincerci che ogni mattina per te è una gioia andare a lavoro? E’ così, vero? Non vedi l’ora di sorbirti con piena gioia sbuffi e capricci del tuo datore di lavoro; non vedi l’ora di far tardi causa traffico e a denti fuori (dal sorriso, mica dalla rabbia!); non vedi l’ora che sette motorini ti sorpassino a destra rischiando un incidente; adori quando non ti si da la precedenza sugli stop; ti rallegri a studiare ogni giorno, preoccupato da un esame complicato; pavoneggi quando sai che il tuo aspetto fisico non è dei più appetibili; ami perdere una competizione; godi interrompere un servizio importante per un grattacapo; sorridi di una pesante condanna alla tua persona; godi di essere messo a dura prova due o tre volte al giorno; gioisci quando il 27 ti arriva lo stipendio e il 28 se n’è già andato; oppure sei fiero di essere disoccupato, lodando chi t’ha soffiato il lavoro con una raccomandazione; ammiri la gente che ti ha fregato, non t’incollerisci mai quando ci pensi… vero? Sei così tu? Ma davvero? Allora, caro amico, trasferisciti su Marte, da dove sei venuto! Qui sulla Terra si sta uno schifo! Non è così?
Noi invece annunciamo una notizia da non crederci: la vera, piena, totale, invulnerabile felicità esiste davvero ed è per te! Ti aspetta, non sa più com’esser colta dal tuo cuore ingabbiato in una cupola di muri ed armi di difesa personale, con cui ti fai avanti nella tua vita!
Chi ti scrive queste parole sta entrando in pieno in questa enorme grandezza e non ha comprato né venduto nulla!
Ancor più arrogante del precedente post, vero? Arrogante e banale!
“Vada a raccontare balle altrove, questo rompiscatole che si spreme a fare l’interessante sulla mia miseria!”
Non t’interessa questo discorso, vero? Queste sono favole con disperata pretesa di realtà. Non è così? Beh non è così, invece!
La verità è scomoda, fa imbestialire e forse ti stiamo imbestialendo proprio noi! Non ti va l’idea che qualcuno voglia blaterare delle tue cose, circuendo di prediche una vita assurda, degna della tua venerabile, santa malinconia!
Tienitela stretta questa malinconia, caro amico! Il problema della tua vita ora sei tu! Prima che la felicità bussi alla tua porta devi chiederti se davvero tu la desideri!
E’ interessante notare quanto, oggi più che mai, la tristezza attrae l’interesse totale di una larga media di gente. Una storia bella non interessa granchè, mentre un fatto di cronaca nera immediatamente incolla gli occhi a un notiziario o a un giornale. I contenuti che più fanno audience sono quelli che sanno di sapore triste, autunnale, di una poesia del sacrificio, dell’apnea, dello sforzo di vivere, del mal comune mezzo gaudio. Intanto tu custodisci con cura i tuoi traumi, i tuoi drammi, pronto a vantartene davanti a chi ti capita, per mostrargli la tua pazienza, la tua forza, la tua lotta per vincerli o per conviverci… e quel “Bravo!” con cui senz’altro commenteranno il tuo saper soffrire concorre alla tua rovina, fratello, perché per quel “Bravo!” perpetuerai il giallo autunno che ti tieni stretto.
E’ un po’ generalizzato questo linguaggio, che comunque non vuol sminuire il tuo bagaglio di amarezze… tuttavia non è proprio il caso che tu ci risponda: “Ma io non sono fatto così!”. Qui ammiriamo con fervore chi ha il coraggio di riconoscersi nella sufficienza, non chi si tiene strette qualità e diversità! Già, perché il primo passo verso la felicità è proprio questo: ammettersi come un fallace!
Vuoi davvero essere felice, a costo di sorbirti le nenie di questi post? Sei davvero disposto a mettere in discussione le tue ostentazioni e ragionare senza orgoglio su queste parole mal scritte? O non ne hai abbastanza delle pugnalate che quel tuo cuore prezioso e delicato sta sopportando giorno dopo giorno, tentando di occultarne il dolore con una partita di calcio o una serata al pub?
Sei libero, caro amico, come sempre. Libero e rispettato da noi! Libero di chiudere questo documento e abbandonare la frequentazione di questa pagina. Libero di sentirti già felice così; libero di accontentarti delle “piccole felicità dei pochi attimi”; libero di non ammettere chi sei e di farti scudo delle tue qualità, vere o false che siano, vendendoti la felicità per un po’ di riscatto sociale. Comprendiamo un tuo eventuale rigetto, poiché anche noi ci siamo infastiditi quando qualcuno ci parlò così! Ci fu duro ammettere il nostro bisogno di chiedere aiuto, in una società che non possiamo frequentare senza il nostro bel passamontagna copritutto!
Abbandona il blog immediatamente, caro amico, se con queste blande ciancie stiamo annoiando il tuo alto senso culturale e filosofico!
Ma, se per caso dovessi identificarti in questa comune sufficienza, ammettendo che quella lieve amarezza d’autunno detta la tua insoddisfazione, che le tue poche cose, per quanto grandi, non ti bastano e che non ce la fai da solo, allora… bene! Via il tuo passamontagna, subito! Smettila di fingere per guadagnarti un benvenuto o una congratulazione! Abbi il coraggio di riconoscere a te stesso che non ti basti e che spesso la vita ti da del perdente!
Già, perché il primo passo è proprio questo, amico!
“Ma questi cosa vogliono da me? Vogliono per forza convincermi che sto male? Io non sto male, sto benino.” Via questo passamontagna di orgoglio!
Via via! Ammettiti, caro fratello! Benvenuto nel tuo cartoccio di zeppole salaticcie un po’ avariate! Riconosciti nella sufficiente consistenza dei tuoi risultati, qualsiasi essi siano! Da’ un po’ d’ascolto al tuo disperato cuore che grida“Basta! Sto soffocando!”.
…Uff! Non è divertente parlare così, ma bisogna sorbirsi un po’ di violenza per uscire dal proprio politically correct e rientrare nella propria persona originale. Con me qualcuno usò ancor più insistenza. Oggi, tuttavia, riconosco affetto in chi mi parlò così severamente.
Qua non c’è pretesa alcuna né d’insegnarti nulla, né di soverchiare la tua mentalità, tantomeno di importi il nostro sapere.
Noi stiamo semplicemente per testimoniare delle riflessioni che, nei prossimi post, alzeranno molta polvere nelle cantine abbandonate dei nostri cervelli, denudando moventi e motivazioni (due cose diverse, opposte!) che sono alla base della modesta felicità della maggioranza.
Sarai un po’ onesto con te stesso, tanto da ammettere che ti sarà utile riflettere, attraverso varie tappe, su molti aspetti di te, prima di mandarci a quel paese? Decidi tu!
Se questo fatto dovesse interessarti, questa settimana ti proponiamo un primo, semplice lavoro: gettare via il tuo passamontagna, riconoscere quelle due o tre storture al giorno, meditarci ed ammettere che il tuo spirito ha bisogno di una condizione più bella, più piena, più vera e leggera.
10:30 Scritto da: meneziade in PERCORSO DI FEDE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fede, cristianesimo. cristo, religione, gesu | OKNOtizie |
Facebook
15/11/2011
GRAZIE - Preghiera
Grazie,
per ogni istante,
ogni ora, ogni giorno
di vita che mi dai
ancora,
dopo che ho creduto
di non farcela più.
Grazie
per il tenero calore,
il sorriso, le parole
di mia figlia.
Grazie
per il dolce amore,
la tensione, l'attenzione
di chi mi accompagna
per la vita.
Grazie,
se attraverso le parole
di coloro che più amo
mi dici, grande uomo,
che ci sei.
Grazie
per la luce degli occhi,
i profumi, i sapori,
il gusto della vita
e della gioia
che ho ritrovato nel dolore
grazie a te.
05:04 Scritto da: meneziade in preghiere | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
14/11/2011
UN ANNUNCIO
Le cose proprio non vanno bene... oppure vanno, ma non come dovrebbero... insomma, la vita non è proprio il massimo. Però ci accontentiamo, visto che c'è chi sta peggio!Questo il responso medio riguardo alla vita di ognuno!
Stupisce come questo discorso, spesso, infastidisca. Ma siamo in pochi ad ammetterlo veramente, poichè l'orgoglio protegge l'uomo dalla verità. L'orgoglio ottura le orecchie, rende l'uomo sordo ad ogni stimolo esterno volto a richiamare l'attenzione sui propri fallimenti. Non vuoi ammettere, caro amico, che la tua condizione esistenziale vive numerosi fallimenti, disillusioni, paure, tamponamenti, ripieghi, rattoppi, autoconvinzioni, rancori, traumi... cose alle quali noi ovviamo con un disperato tentativo di poter dire "Tutto sommato non posso lamentarmi!". Questo "Tutto sommato" ti va stretto, amico mio: nel tuo cuore echeggia un bisogno irrinunciabile di pienezza, perchè l'uomo è fatto così: non si accontenta, brama la pienezza, il grosso, la vittoria, l'infinito. Il fatto che tu sia seduto a leggere queste righe testimonia che tu già vivi un "Tutto sommato non posso lamentarmi!"... eppure, malgrado ti sia molto difficile riconoscerlo... non ti basta.
Saresti avvantaggiato nel riconoscerti in questa insoddisfazione... tuttavia provo ad immaginare un cuore restio a concordare, un cuore pronto a ribattere: "Uffa! La solita nenia. Non abbiamo abbastanza problemi, vogliamo crearcene altri"... no, amico, non stiamo creando problemi: li hai già e sono proprio questi.
Sei libero di rinunciare a questa lettura, ne hai diritto. Però la parte più vera di te sa benissimo che, qualora oggi tu sia di buon umore, un non nulla può sconquassarti l'equilibrio. Un piccolo insulto, o un imprevisto può farti sbuffare e incollerire. E allora? Non vedi quanto sudiamo per strappare alla vita... nient'altro che un delicato equilibrio da custodire, affinchè non vada immediatamente stravolto da uno stress e una collera pronti a invadere il nostro animo? Quale felicità? Dov'è la felicità? Non esiste...
E, nel caso tu dovessi essere un tipo irremovibile ai problemi, tranquillo, sereno davanti a ogni cosa... il classico carattere che invidia lo stressato... beh, peggio! Con decine di probabilità hai indurito il cuore. Sei diventato irreattivo, pur di non soffrire. Hai rinunciato a una parte di te, quella emozionale, quella sensibile.
Arroganza! Il sapore apparente di queste parole, che vorrebbero pretendere di parlare di te senza neppure conoscerti. Pensa quel che vuoi, amico, ne hai pieno diritto, ma sta' certo che queste parole toccano tutti, te incluso. Hanno toccato anche me, perchè l'uomo è così: un recipiente infinito destinato a sentirsi sempre vuoto, tentando di colmarsi di ogni minima cosa, allettante o meno, da sgraffignare alla vita e a chiunque capiti sotto le nostre mani.
Vivi in un misto di attriti e conti non pagati nei confronti della vita. Hai vissuto dei traumi che già in tenera età ti hanno dato un pessimo benvenuto al mondo. Hai perso le prime gare con gli altri. Hai provato la noia di vivere in un contesto che non corrisponde per nulla a quello che sognavi, anche se non sognavi nulla di che. Hai vissuto l'incomprensione e la delusione degli uomini a te più cari. Hai vissuto l'amara perdita di una persona importante, quella perdita che ti ha fatto dire "Dio, dove sei adesso?". Hai sperimentato l'insopportabilità del prossimo e i fardelli che gli altri ti pongono sulle spalle, non appena sei entrato un pò di più in loro. Hai sperimentato la pazienza, la sopportazione, l'amarezza, la tristezza... e, infine, ce l'hai fatta, non è così? Hai imparato dalle mazzate della vita come scansarti i problemi, come tamponarli o come combatterli. I luoghi comuni, norme di esperienza saggia dei padri, ti hanno insegnato quelle sapienti genialate su come strapparti quelle piccole soddisfazioni che ti sei preso per poter avere qualcosa di te da raccontare con vanto a qualcuno, pur di dire al mondo "Io esisto!".
Quei luoghi comuni non servono a un tubo, amico, e il risultato è che tutto ciò che finora ti ho detto riguardo al tuo vissuto (sarai senz'altro concorde con me di aver vissuto almeno alcune delle piccole tristezze poco fà elencate), tutto ciò che di triste hai provato, nel tuo cuore non si è spento affatto. E' lì, in te, pronto a gestire e dirigere i tuoi atti, pronto a sfoderare tutte le tue più impazzite armi di difesa verso i pali contro cui hai sbattuto mentre eri al buio. Questi i tuoi stratagemmi con i quali ti fai avanti verso la vita, verso il futuro. Questa la sapienza tua e dei tuoi padri, questa la cultura che tramanderai ai tuoi figli o amici: come difendersi, come strappare piccole soddisfazioni alla vita... già, perchè la felicità è fatta di piccoli attimi, la vera felicità non esiste, è un'utopia. Altro luogo comune mendace e perdente, sulla bocca della maggioranza!
La minoranza, invece, sostiene che la felicità vive in quei traguardi irraggiungibili destinati solo a pochi raccomandati o fortunati, figli di gente che conta o pochi furbi che sanno muoversi e riescono a conquistarsi ingegnosamente quella posizione di gloria riservata a pochi eletti.
Il resto è mediocrità. Chi si accontenta gode. Altra sciocchezza, amico! Ci hanno insegnato un mucchio di sciocchezze con le quali speriamo di colmare un infinito vuoto che solo un'infinita pienezza potrebbe colmare. E, ti conviene tenerlo presente, ogni uomo vive questo dramma profondo nel suo cuore, che lo sappia o no! E, se non sono i luoghi comuni a stordirne il dolore, lo è qualche altra novità volta a distrarti da questa sensazione di fallimento e mediocrità: fare sport, appassionarsi a una squadra o a un tipo di musica o romanzi, cinema, teatro, politica, bellezza, sesso o quant'altro. Attenzione, lungi da me condannare tali nobili attività, ma la verità è che spesso esse valgono come distrazione dall'angoscia esistenziale verso cui io, con un pessimo italiano e con molta poca grazia, ti sto richiamando.
Ce l'hai anche tu quest'angoscia, caro amico. Se vorrai ammetterlo, le prossime righe potranno valerti almeno come ottimo spunto di un'appassionata ricerca di un tesoro mai avuto. In caso contrario, evita la lettura di questo noioso post: per te è solo lettera morta!
Perdona la mia presuntuosa sfacciataggine, caro amico, ma non sono capace di usare termini migliori. Non sono un grande autore di parole, nè un ammaliatore di folle. Sono me stesso. Tuttavia ho avuto la fortuna di capire delle cose decisive per la mia vita, per le vite di tutti. Dei chiari contenuti che rendono gli uomini davvero uguali in alcuni atteggiamenti e scelte di base. Sì, ho capito veramente e ringrazio con la mia stessa vita coloro che mi hanno aiutato a capire cos'è la vita, chi sono io, chi sei tu, di cos'è fatto quel vuoto incolmabile tipico di ogni essere umano, cosa può davvero riempirlo, cosa vogliamo davvero noi tutti senza saperlo. Caro amico, tu hai le tue personalissime, uniche sfaccettature della tua persona e delle tue esigenze, come ognuno di noi. Tuttavia (lo stesso Freud concorda!), una serie di moventi comuni a tutta l'umanità determinano i nostri pensieri, i nostri atti e le loro conseguenze sulla nostra (misera) vita.
La buona notizia che ti porto è che la felicità esiste, amico, io l'ho conosciuta e sto spendendo tutta la mia vita per sprofondarci sempre più e metterla a conoscenza di chiunque, a buon diritto di tutti!
Parlerò, nei prossimi post, di dettagli e spunti per avvicinarla a pieno titolo. Non sarà psicologia spicciola e mediocre, come forse stai immaginando, nè sarà alta sapienza da libroni accademici, nè tantomeno roba da comprare o scrutare assuefacendosi ai soliti gironi settari New Age che gravano attorno a santoni e guru che, Citizen al polso, vengono a proporti iscrizioni e partecipazioni settarie.
Nulla di tutto ciò. Io e te forse non ci conosceremo mai, non avremo mai a che fare insieme. Saranno solo riflessioni, parole semplicissime capaci di aprire gli occhi, capire segreti che da sempre urlano nelle nostre vite, ansiosi di esser carpiti, ma che, stranamente, nessuno da solo riesce a carpire.
Riflessioni, parole semplicissime che, nel corso della storia dell'umanità, sono state seguite da alcuni che ci hanno creduto; costoro hanno testimoniato con parole e con la loro stessa vita di provare una pienezza, una realizzazione, una felicità, una conoscenza delle cose magnifica. Altro che soldi, gloria, soddisfazioni e quant'altro. Costoro hanno garantito che tale tesoro è davvero accessibile a tutti... e il sottoscritto, che fino a qualche anno fa si riteneva un depresso inguaribile, è perfettamente d'accordo!
Avrai sufficiente curiosità da passare ogni tanto su questo blog, se pur solo per verificare quest'invasato cos'ha di sciocco da dirti? Se avrai questo briciolo di voglia, ti aspetto nei prossimi blog. In cambio io ti assicuro tutta la mia umiltà, cura, attenzione e dedizione su come poter ottemperare a questo difficile compito che mi è stato consigliato di svolgere e farò tutto il possibile per esserne in grado.
10:29 Scritto da: meneziade in PERCORSO DI FEDE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fede, religione, cristo, dottrina, gesu, cristianesimo, cattolicesimo, teologia, dio | OKNOtizie |
Facebook
13/11/2011
Analisi del processo a gesù 2
E - La responsabilità Cristiana nel sentimento antisemita
Basti pensare a quanto appare assurdo il prefetto Pilato nel momento in cui sembra supplicare il popolo di scegliere Gesù come beneficiario della liberazione, mentre la gente si ostina a gridare - Crocifiggilo! Crocifiggilo! - e preferisce la liberazione di un presunto brigante a quella dell'uomo che aveva restituito la vista ai ciechi e la salute ai lebbrosi.
Ma quanti cristiani si sono degnati di studiare attentamente il periodo storico in questione? Di appurare se esistesse o no questa presunta consuetudine di liberare un prigioniero in occasione della festa ebraica? Di leggere gli scritti degli storici ebrei Filone e Giuseppe, contemporanei di Gesù? I quali non hanno mai parlato di una simile consuetudine ed hanno sempre dipinto Pilato come un cinico e spietato amministratore che non si è mai preso la briga di chiedere permesso a nessuno e che, tantomeno, non si è mai sottomesso alle volontà popolari dei giudei ma, al contrario, che ha sempre governato con polso di ferro e con atroce spietatezza.
Nel caso di Gesù, invece, assistiamo ad un Pilato che insiste per liberare il giovane profeta ma, di fronte alla risolutezza del popolo inferocito, si dichiara sconfitto e annuncia candidamente: - Io me ne lavo le mani, non io, ma voi siete responsabili di questo sangue innocente! -. A questo punto, in bocca agli ebrei è messa una frase che è tutto un programma ideologico: - Il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli! -, come se gli ebrei di quel tempo sapessero già del triste destino che incombeva sulla loro razza e avessero deciso di accettarlo: la terribile guerra contro i romani, la distruzione di Gerusalemme e del tempio, il massacro di centinaia di migliaia di loro, la diaspora, le persecuzioni da parte dei cristiani, la santa inquisizione, il marchio infamante di "perfidi giudei", duemila anni di antisemitismo e tutto il resto...
Ecco dunque una drammatica conferma: chi ha scritto i quattro Vangeli che la Chiesa definisce canonici aveva senza ombra di dubbio una fissazione, quella di screditare la razza giudea e riempirla di infamia per avere voluto la morte del "figlio di Dio", dando così una santa giustificazione alla storica ostilità di cui gli ebrei sono sempre stati vittime da parte dei cristiani.
Eppure, se c'è qualcuno a cui spetta l'infamia di avere voluto la morte di Gesù, ne siamo certi, non è agli ebrei ma ai romani, che a quel tempo avevano annesso la Palestina al loro impero e avevano sottomesso i suoi abitanti quali sudditi del potere imperiale. E che erano molto attenti a reprimere ogni movimento di liberazione nazional-religiosa, specialmente in un paese difficile da soggiogare; un paese nel quale, da secoli, le profezie parlavano di un Messia-Re, figlio di Davide, che avrebbe dovuto ripetere le gesta dell'antico sovrano che aveva creato il regno unito delle dodici tribù di Israele; un paese nel quale i movimenti messianici (i movimenti esseno-zeloti) si erano risvegliati come mai prima di allora.
F - Il Messia atteso?
Cos'è dunque che i redattori evangelici avrebbero voluto nascondere con la loro manipolazione storica? In questo, l'abbiamo capito, si nasconde la verità che cerchiamo. Essa consiste probabilmente nel fatto che il personaggio che Pilato aveva fatto catturare non ha mai avuto l'intenzione di fondare una religione diversa da quella a cui già apparteneva, non ha mai deciso di dichiarare annullato l'antico patto di Jahwéh col suo popolo, non ha mai predicato ai non circoncisi (ci sono almeno due passi delle scritture evangeliche in cui Gesù esprime in termini chiari ed espliciti la sua intenzione di non predicare per i non ebrei, ma solo per le cosiddette "..."pecore perdute della casa di Israele..." [Mt 10, 6] [vedi anche Mt 15, 21-28]); insomma egli è nato ebreo, come tale è cresciuto, è stato educato, ha vissuto, ha operato ed è morto, senza che il dubbio di cambiare fede o di inventarne un'altra lo abbia mai sfiorato.
Il Cristo (termine che traduce in lingua greca la parola aramaica Mashiha = Messia) è stato intenzionalmente preso di mira dai romani, da loro processato e giustiziato, perché i movimenti messianici del tempo (con tutta probabilità i movimenti di ispirazione essenica, se non gli Esseni stessi degli insediamenti di Kirbeth Qumran, autori dei famosi e controversi Manoscritti del Mar Morto) avevano individuato in lui il destinatario delle profezie messianiche: il santo del Signore, il figlio di Davide, l'unto di Jahwéh che avrebbe restituito la casa di Israele ai suoi figli, togliendola agli usurpatori pagani, alla odiata stirpe dei monarchi Erodiani e alla corrotta casta sacerdotale dei Sadducei. Un uomo così non poteva che finire i suoi giorni sul patibolo romano, la croce, con la scritta trilingue che così recitava: Wa Melek ha Yehudim - Basileus ton Ioudaion - Rex Iudaeorum, il cui significato è evidente: condannato perché colpevole contro l'autorità imperiale, avendo tentato di ristabilire la corona di Davide sul trono di Israele.
Infatti, mille anni avanti Cristo, il primo che aveva regnato sulle dodici tribù unite di Israele era stato proprio Davide ed aveva anche portato la capitale a Gerusalemme, dove sognava di edificare un gigantesco tempio al Signore (non fu lui a portare a compimento quest'opera, ma suo figlio Salomone). Davide fu dunque il primo Messia di Israele e agli ebrei non ripugna affatto l'idea che il Messia sia un personaggio che coniuga l'aspetto spirituale con quello politico, anzi, che sia addirittura un guerriero che combatte e sconfigge tutti i nemici della nazione di Dio.
Il termine Messia nasce dalla cerimonia caratteristica di investitura regale: l'unzione (Mashiha = Unto). Il re di Israele non aveva solo una dignità politica, doveva essere un "prediletto del Signore", in quanto dotato di particolare devozione e fedeltà al Dio di Israele; egli riceveva dalla figura del sommo sacerdote l'olio consacrato e con questo era dichiarato "Unto del Signore", ovverosia il rappresentante terreno di quella sovranità sulla nazione di Israele che spettava solo a Jahwèh.
G - Questo è l'Unto di Jahwè, il re di Israele.
Portiamo la nostra attenzione su un celebre passo della narrazione evangelica, che è alla base della una tipica ricorrenza detta "domenica delle Palme": tutto il mondo cristiano, nella domenica che precede la Pasqua, ricorda l'ingresso di Gesù in Gerusalemme quando, avanzando in groppa ad un'asino, fu salutato dalla folla in un tripudio di Osanna. L'episodio è definito "ingresso messianico" e non potrebbe portare nome più appropriato. Infatti, se leggiamo attentamente il brano, nella versione di tutti e quattro gli evangelisti, troveremo parole dal significato più che inequivocabile: "Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!" (Mc XI, 10), "Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore" (Lc XIX, 38), e ancora: "Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: - Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele! Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d'asina" (Gv XII, 12-15). L'evangelista Giovanni fa esplicito riferimento ad una profezia della Bibbia (Zc IX, 9), che parla della venuta di un liberatore messianico: "Mi porrò come sentinella per la mia casa contro chi va e chi viene, non vi passerà più l'oppressore, perchè ora io stesso sorveglio con i miei occhi. Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina".
Insomma, Gesù fu accolto da tutti come l'atteso liberatore, come il figlio di Davide, come il re di Israele, tutta la descrizione rivela non solo la dignità religiosa del personaggio ma, soprattutto la sua dignità politica; e se egli avesse voluto smentire questa interpretazione che il popolo dava alla sua venuta, se cioè egli avesse voluto precisare che la sua missione non aveva carattere politico, gli evangelisti non ci avrebbero raccontato che l'episodio si era svolto proprio come adempimento della profezia messianica di Zaccaria, con la scenografia del re in groppa all'asino; né avrebbero tanto insistito a definire Gesù come "figlio di Davide", ovverosia confermando il suo pieno diritto alla corona di Israele in quanto appartenente alla dinastia dell'antico fondatore del regno.
Ma ecco un'altra importante dimostrazione della dignità politica di Gesù. Poco dopo l'ingresso messianico in Gerusalemme, che si svolse circa quattro giorni prima del suo arresto, Gesù partecipò ad un importante banchetto, offerto in suo onore nella casa di un fariseo di nome Simone.
Ne parlano tutti e quattro gli evangelisti, ma il testo che noi leggiamo, oggi, sembra voler minimizzare l'importanza del fatto se non, addirittura, camuffarne il significato. Infatti nel corso del banchetto, si verificò un episodio che ne turbò la serenità: una donna (che solo il quarto evangelista identifica nella persona di Maria di Betania, sorella di Lazzaro) giunse con un vaso di alabastro contenente una libbra di "olio profumato di vero nardo".
Ora sarà bene far notare che una cosa simile rappresentava una vera ricchezza, qualcosa che oggi costerebbe molti milioni e che, a quel tempo, non poteva certo costituire un oggetto comune nelle mani di colei che la tradizione vuole farci apparire come una semplice popolana. Ciò non ostante Maria era attrezzata con quella preziosità, quindi si prese la briga di spezzare il vaso di alabastro e di spargere tutta quella essenza sul corpo di Gesù (sul suo capo e sui suoi piedi).
Ed ecco il momento cruciale dell'episodio: a quel gesto, improvvisamente, seguì una esagerata reazione di sdegno da parte di molti dei presenti:
- Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: - Perché tutto questo spreco di olio profumato?...
- ed erano infuriati contro di lei...
- allora Giuda Iscariota, uno dei dodici, si recò dai sommi sacerdoti per consegnare loro Gesù
- quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro...
(Mc XIV, 4- 11)
Un altro evangelista parla dello sdegno dello stesso padrone di casa, Simone. Insomma, tutti sono d'accordo nel testimoniare le conseguenze abbastanza gravi dell'intervento di Maria. Sembrerebbe persino che Giuda abbia maturato la sua precisa intenzione di tradire Gesù in seguito a questa malcapitata "unzione". C'è addirittura un autore, di cui non faccio il nome per non suscitare polemiche personali, che alcuni anni fa ha pubblicato in Italia un libro sul personaggio di Giuda, opera che ha riscosso un certo successo editoriale e sul quale sono comparsi anche diversi commenti sui giornali, il quale sostiene la tesi che il traditore avrebbe deciso di mollare tutto perché con quella unzione certi suoi progetti sarebbero andati in fumo. L'autore dice che Giuda stava cercando di preparare una udienza per Gesù dal sommo sacerdote ma, una volta resosi impresentabile in quel modo, ovverosia unto di profumo come una cortigiana (ci sarebbero voluti alcuni giorni prima che egli potesse liberarsi dalla insistente fragranza del nardo), l'udienza non era più possibile e tutto il piano saltava in aria.
Naturalmente non ho parole per esprimere il mio stupore sul fatto che qualcuno possa seriamente pensare una cosa del genere né, tanto meno, ho parole per esprimere il mio disappunto sul fatto che tutti, da sempre, evitino sistematicamente di riconoscere le uniche ragioni verosimili di quello sdegno.
C'è un solo motivo serio che può avere prodotto l'agitazione dei presenti al banchetto, il loro sdegno e la decisione fatale di Giuda: Maria non aveva voluto compiere un semplice gesto di devozione esibendo lo spreco di un tale valore (...che si trovava nelle sue povere mani?), bensì tutta quella ricca ed aristocratica dotazione era stata preparata appositamente per l'uomo che poco prima aveva compiuto un plateale ingresso da re nella città santa, affinché dinanzi a tutti fosse ufficializzata la sua dignità messianica con una cerimonia di unzione, la tipica cerimonia di investitura regale: l'olio di nardo era per dichiarare la venuta del Messia di Israele!
Tutto ciò aveva provocato lo sdegno di quanti non erano disposti ad approvare questa attribuzione; di quanti temevano gli ideali dei movimenti Jahwisti e i pericoli delle loro ambizioni messianiche; di coloro che, farisei, sadducei ed erodiani, avevano trovato il loro modus vivendi nella Palestina sottomessa all'invasore pagano, e che vedevano i loro privilegi o il loro semplice quieto vivere messi a repentaglio dagli ardori del fondamentalismo esseno-zelota.
Ed è proprio perché Giuda rimase profondamente deluso dalla così grave mancanza di adesione agli ideali del movimento da parte del popolo di Gerusalemme, anzi dalla opposizione che le classi conservatrici avevano mostrato e che poteva facilmente tradursi nel pericolo concreto di finire, di lì a poco, sul patibolo romano per il reato di sedizione, che egli preferì assicurarsi una immunità come "pentito" e come "collaboratore". Non si salvò comunque: dopo pochi giorni la spada dei partigiani di Jahwè lo raggiunse, probabilmente per mano dello stesso Simon Pietro, e i suoi visceri furono sparsi sul terreno a monito nei confronti di tutti i traditori della causa.
H - Paolo, inventore del Cristianesimo.
Poco dopo l'esecuzione dell'aspirante Messia, un certo Shaul, nativo di Tarso in Anatolia, ebreo della diaspora, avvezzo alla convivenza pacifica coi pagani e motivato più al compromesso coi non circoncisi che non allo scontro frontale, intuì che era a dir poco pericolosa l'interpretazione tradizionale e radicale delle profezie messianiche, secondo cui il conflitto diretto con una immane potenza come quella imperiale romana e coi suoi tirapiedi (la borghesia sacerdotale sadducea e la famiglia dei regnanti erodiani) si sarebbe risolto trionfalmente, non ostante la colossale disparità di forze, perchè aveva dalla sua parte l'appoggio di Jahwéh stesso. Shaul, che noi chiamiamo San Paolo, sapeva bene che i romani prima o poi si sarebbero spazientiti e sarebbero giunti alla decisione di risolvere nel modo più drastico il problema della indomabilità di questa piccola ma cocciuta provincia ribelle.
Lo pensavano anche i Sadducei i quali, tutto sommato, stavano proprio bene così come stavano, conniventi col potere dei dominatori stranieri, nonché ricchi sfondati e pieni d'autorità e di prestigio agli occhi dei cittadini di Israele. E' proprio in un passo del Vangelo secondo Giovanni che compare questa frase: "...Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione - Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: - Voi non capite nulla, e non considerate come sia meglio che muoia un uomo solo per il popolo e non perisca la nazione intera -". Avevano ragione i sacerdoti a pensarla in questo modo, dal momento che ciò che essi temevano, come conseguenza del fondamentalismo messianista, si avverò puntualmente quando, nel 70 dopo Cristo, i romani decisero di farla finita: massacrarono decine di migliaia di ebrei, distrussero Gerusalemme e saccheggiarono il tempio.
Condividendo dunque l'opinione dei conservatori giudei il fariseo Shaul fu, in un primo tempo, un accanito persecutore dei pericolosi seguaci della setta messianista (cioè dei cristiani); ma, in un secondo tempo, dovette rendersi conto che neanche questa strada sarebbe servita a frenare i fanatismi nazional-religiosi delle sette di ispirazione esseno-zelotica. Anche i nostri tempi moderni ci insegnano che non c'è arma di repressione che possa avere ragione dello spirito integralista di stampo etnico-religioso, un'attitudine al di là di ogni possibilità di controllo.
Così Shaul maturò il convincimento che contro i fondamentalismi etnico-religiosi non è utile opporre le armi o la forza, si rischia di ottenere l'effetto contrario; occorre combattere le idee con le idee. Infatti il fanatismo etnico-religioso soddisfa un'esigenza interiore che poggia le sue basi sul senso inconscio di identità e sull'orgoglio dei popoli, e l'unica cosa che possa competere con ciò è un'altra immagine interiore, un'altra idea capace di soddisfare le esigenze inconsce degli uomini dando loro un'identità e un senso di self-respect che non sia semplicemente quello tribale dell'appartenenza al gruppo.
Ebbene, l'unico modo per combattere la pericolosità della speranza di salvezza messianica di Israele era quella di creare un'altra speranza di salvezza messianica, ancora più grande, ancora più rispondente alle esigenze interiori: l'idea di una salvezza spirituale universale, di un messia che non dovesse riscattare solo la piccola casa di Israele dalla sua sottomissione all'invasore romano, ma una salvezza cosmopolita che dovesse riscattare tutto il genere umano, specialmente il povero, l'umile, l'oppresso, il debole, il malato, il sofferente, dalla sua sottomissione al male.
E fu così che Shaul inventò di sana pianta, sulle spoglie del vecchio messia, reale ma politicamente fallito, che continuava comunque a rinfocolare gli ardori e le speranze dei suoi irriducubili seguaci, e sui modelli dei Salvatori spirituali orientali, come il Soter dei Greci, il Saoshyant dei Persiani e il Buddha degli Indiani, la figura di un nuovo messia, immaginario ma vincente: Gesù Cristo il risorto. E' stata la più geniale composizione teologica mai effettuata nella storia del genere umano; punto di convergenza sincretistica di numerose componenti religiose ebraiche, elleniche, persiane e indiane; destinato a diventare la guida spirituale dello sviluppo successivo di tutta la civiltà occidentale; capace (a differenza della sua controparte storicamente reale) di abbattere veramente l'impero pagano di Roma. Non era Shaul che si era convertito sulla via di Damasco, ma il cristianesimo, il quale aveva trovato una nuova dimensione capace di proiettarlo non verso il futuro di Israele, ma verso il futuro dell'umanità intera.
Compiuta questa revisione teologica ed ideologica, che evidentemente trovò molta più rispondenza popolare che non la fede originale dell'aspirante Messia di Israele e dei suoi seguaci, la casa di Israele e gli ebrei tradizionalisti (attaccati al loro ideale nazional-religioso) furono visti come una zavorra che impediva lo sviluppo del nuovo ideale cosmopolita del neocristianesimo paolino. Non solo, ma l'immagine dell'aspirante Messia storico e del suo sacrificio patriottico erano un'ostacolo all'immagine del Messia universale, apolitico, puramente spirituale, che prometteva una salvezza nel regno dei cieli, non nei regni della terra. I nuovi cristiani furono anche perseguitati dai Romani perché questi non potevano dimenticare che il Messia originale era stato un martire del movimento di liberazione, che avrebbe anche potuto contagiare con le sue idee le altre nazioni soggette all'impero.
E' per questo motivo che gli evangelisti furono costretti a prendere le distanze dai Giudei e a trasformare la responsabilità Romana nella uccisione di Cristo in una responsabilità ebraica.
E' per questo motivo che le narrazioni evangeliche sono piene di stratagemmi finalizzati ad adattare l'immagine del Messia guerriero degli Ebrei alla nuova teologia del Salvatore universale.
In questo modo e con queste finalità nacque il Vangelo.
18:33 Scritto da: meneziade in DOTTRINA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gesu, dottrina, cristo, cristianesimo, vangeli | OKNOtizie |
Facebook
08/11/2011
I GRUPPI RELIGIOSI E POLITICI AL TEMPO DI GESU’
farisei
- il nome significa «separati»
- laici appartenenti alla classe media
- custodivano la Legge e la interpretavano (rigidi tradizionalisti:norme di purità, il Sabato ecc...)
sadducei
- provenienti da ricche famiglie sacerdotali, si adattarono alla dominazione romana
- conservatori, applicavano la Legge alla lettera
scribi - erano gli «uomini del Libro»
- specialisti e interpreti delle Sacre Scritture
sacerdoti
- sacerdoti e Leviti erano i soli che potevano officiare al Tempio
- usufruivano delle offerte fatte al Tempio
- da loro era scelto il Sommo Sacerdote (a capo del Sinedrio)
esseni
- setta dei «puri»
- avevano abbandonato Gerusalemme e il Tempio, rifugiati nel deserto di Giuda
zeloti - fazione politica fortemente antiromana
- difendevano la Legge e la loro attività era clandestina
erodiani
- sostenevano la dinastia monarchica di Erode, al tempo di Gesù di Erode Antipa
samaritani
- abitanti della Samaria
- ritenevano che fosse il monte Garizim e non Gerusalemme il luogo prescelto da Dio per i sacrifici
proseliti
- pagani che desideravano entrare nella religione ebraica
- gli era adibita una parte del Tempio e potevano partecipare alle faste ebraiche
18:53 Scritto da: meneziade in DOTTRINA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
Analisi del processo a gesù 1
Analisi del processo a Gesù Cristo
A - Il processo a Gesù Cristo: dal mito alla storia.
Prenderemo in considerazione l'episodio dell'arresto di Gesù e del processo a cui sarebbe stato sottoposto da parte delle autorità ebraiche. Analizzando i testi si notano subito quelle differenze che li hanno fatti classificare in due gruppi principali: il gruppo dei VANGELI SINOTTICI (i tre testi secondo Matteo, Marco e Luca) e il QUARTO VANGELO (detto "secondo Giovanni").
Quali sono le differenze principali? Innanzitutto dobbiamo notare che i Vangeli sinottici sono unanimi nel descrivere un processo contro Gesù, voluto ed eseguito dagli ebrei, con tanto di quadro accusatorio, di testimoni e di sentenza finale: una condanna a morte per avere commesso il reato di blasfemia, cioè per avere bestemmiato dichiarandosi pubblicamente "figlio di Dio". Su questo fatto sarebbero possibili molte consistenti obiezioni, abbastanza da spingere uno studioso tedesco, Weddig Fricke (autore di "Il caso Gesù", pubblicato in Italia da Rusconi Editore), a riempire un intero grosso volume di consistenti osservazioni tendenti a mostrare come, secondo la legge ebraica del tempo, non fosse assolutamente possibile eseguire un processo in quelle condizioni. Vediamo alcuni particolari importanti:
1 - i processi non potevano essere svolti in una abitazione privata, ma nell'area del tempio detta "Beth Din",
2 - i processi non potevano essere svolti di notte,
3 - i processi non potevano essere svolti nella vigilia di una festa,
4 - la sentenze non poteva essere pronunciata sulla base di una confessione estorta,
5 - la sentenza di morte non poteva essere pronunciata se non erano passate almeno 24 ore dall'interrogatorio.
A tutto questo si deve aggiungere il fatto che il capo d'accusa che avrebbe portato alla sentenza fatale non costituiva un reato di blasfemia, e tanto meno avrebbe potuto portare alla pena capitale. La ragione è che l'espressione "figlio di Dio" era comune e poteva indicare la semplice persona umana: tutti gli ebrei, secondo la Torah, erano figli di Dio; tutt'al più quel titolo poteva indicare un individuo molto devoto o una persona che era stata iniziata ad una condizione di santità e aveva preso certi voti religiosi, come i cosiddetti "nazirei"; molte espressioni ebraiche suonano in termini come "figlio della Verità", per riferirsi ad un uomo particolarmente onesto, "figlio della Luce", per riferirsi ad un uomo provvisto di illuminazione spirituale, "figlio delle Tenebre", per esprimere il contrario, ecc...
Questi ed una infinità di altri fattori pongono in serissimo dubbio il fatto che gli evangelisti sinottici, nel presentare la loro versione del presunto processo, abbiamo testimoniato una verità storica e non, piuttosto, una versione finalizzata a difendere determinati presupposti di carattere dottrinario, ideologico e, perché no, di carattere politico.
Un colpo definitivo alla verosimiglianza storica della presentazione sinottica è dato dalla versione dei fatti offerta dall'altro evangelista, Giovanni; presentiamo sistematicamente le differenze:
1s - i sinottici dicono che al momento dell'arresto era intervenuta una accozzaglia di persone non ben identificate mandate dalle guardie del sommo sacerdote, e non fanno cenno all'identità di colui che aveva tentato una resistenza armata.
1g - Giovanni dice che si trattava di una "cohors" di soldati comandati da un "tribunus", ovverosia un corpo militare romano di 600 uomini (...!!!...), e dice chiaramente che un tentativo di resistenza fu effettuato da Pietro, il quale aveva per l'occasione una spada pronta, con la quale recise di netto l'orecchio di una delle guardie del sommo sacerdote. Da questi fatti noi possiamo facilmente capire che l'intervento era stato espressamente voluto da Ponzio Pilato, altrimenti la guarnigione di seicento soldati non si sarebbe mossa, in piena notte, semplicemente per catturare un predicatore un po' fuori dal comune, la cui colpa, tra l'altro, sarebbe stata quella di avere bestemmiato il Dio degli ebrei.
2s - I sinottici dicono che Gesù, appena arrestato, fu immediatamente portato, notte tempo, nella casa del sommo sacerdote Caifa.
2g - Giovanni dice che Gesù, appena arrestato, fu portato in casa di Anna, suocero del sommo sacerdote Caifa.
3s - I sinottici dicono che Gesù, in casa di Caifa fu sottoposto ad un processo ma, chiuso nel mutismo, non volle aprire bocca né rispondere a nessuna domanda, eccezion fatta per una secca affermazione nel momento in cui gli venne chiesto se era il "figlio di Dio", a questo punto il processo si sarebbe brevemente concluso con la sentenza capitale.
3g - secondo Giovanni di fronte agli ebrei non ci sarebbe stato alcun processo, Gesù avrebbe risposto alle domande informali che gli venivano rivolte e avrebbe preso addirittura parte ad una discussione ma, naturalmente, visto che non era in corso un procedimento giudiziario ufficiale, non sarebbe stata pronunciata nessuna sentenza. La situazione appare semplicemente come una anticamera della successiva consegna nelle mani del prefetto Ponzio Pilato, la qual cosa confermerebbe che tutta l'operazione non era stata concepita e voluta dagli ebrei, ma dai romani, in eventuale accordo con i sacerdoti.
B - La condanna a morte: una responsabilità ebraica o romana?
Che cosa abbiamo evidenziato per ora? Due cose principali: la prima è il fatto che i Vangeli sinottici sembrano decisi a voler far apparire tutta l'azione contro Gesù (arresto, processo, condanna...) come una precisa volontà degli ebrei. Ciò nondimeno, avendo rappresentato un processo ed una condanna palesemente irregolari, ed avendo operato alcune censure su particolari di grande significato, che invece Giovanni racconta liberamente, insinuano gravemente il sospetto che la loro versione modifichi intenzionalmente la sostanza degli eventi perché deve, in qualche modo, rispettare dei presupposti che non tarderemo ad individuare; per esempio quello che gli ebrei devono apparire colpevoli di ostilità contro Gesù, mentre i romani devono esserne scagionati. La seconda cosa è l'indizio che l'azione contro Gesù fosse voluta e realizzata sostanzialmente dai romani.
Basta riflettere sul modo in cui abitualmente venivano trattati i bestemmiatori ebrei: venivano forse catturati dai soldati romani? venivano forse consegnati al prefetto Pilato perché li processasse con procedura romana? venivano forse frustati dai romani e poi crocifissi? Niente di tutto questo. I bestemmiatori, riconosciuti come tali dopo un regolare procedimento davanti alle autorità ebraiche, venivano lapidati e ai romani di queste beghe giudaiche non importava assolutamente nulla.
A fugare ogni dubbio interviene un'osservazione che è scaturita allorché sono state cercate nei quattro Vangeli concordanze o discordanze di testo relative alle presentazioni dei processi che Gesù avrebbe subito, prima di fronte agli ebrei e poi di fronte ai romani. Si osservi bene che cosa ha scoperto casualmente il computer confrontando la versione secondo Matteo del processo davanti agli ebrei (quello che si sarebbe svolto in casa di Caifa) con la versione secondo Marco del processo davanti ai romani (quello che sarebbe stato condotto da Pilato):
G = PROCESSO GIUDAICO - Matteo (Mt XXVI, 62-64)
R = PROCESSO ROMANO - Marco (Mc XIV, 4-5, 2)
G - Allora il sommo sacerdote gli disse:
R - Pilato lo interrogò di nuovo:
G - Non rispondi nulla?
R - Non rispondi nulla?
G - Che cosa testimoniano costoro contro di te? -
R - Vedi di quante cose ti accusano? -
G - Ma Gesù taceva...
R - Ma Gesù non rispose...
G - Allora il sommo sacerdote gli disse:
R - Allora Pilato prese ad interrogarlo:
G - ...sei tu il Cristo? -
R - Sei tu il re dei Giudei? -
G - Gli rispose Gesù: - Tu l'hai detto -
R - Ed egli rispose: - Tu lo dici -
Non c'è più ombra di dubbio, il processo giudaico è strutturato come una copia del processo romano: sarebbero state pronunciate le stesse parole, le stesse battute, in palese contrasto con quello che racconta il quarto evangelista secondo il quale, l'abbiamo già detto, di fronte al sommo sacerdote non ci sarebbe stato alcun processo. Insomma, la fonte sinottica mostra l'esigenza di far credere che coloro i quali hanno deciso la condanna di Gesù erano gli ebrei e non i romani, ed è per questo che fa precedere il processo svoltosi di fronte al prefetto Ponzio Pilato (un evento che probabilmente appartiene alla storia) un processo svoltosi in casa del sommo sacerdote (un evento che probabilmente appartiene solo alla fantasia di chi lo ha inventato). Tutto questo ci dà una indicazione: la tradizione sinottica parte dalla precisa esigenza di trasformare la responsabilità romana in una responsabilità ebraica, forse perché la responsabilità romana avrebbe avuto implicazioni di carattere politico che non potevano assolutamente essere tollerate.
C - Il figlio di Dio: alias...Gesù Barabba.
[Un capitolo che pochi capiranno, ma soprattutto perché non ne vorranno sapere di capirlo!]
Prendiamo ancora in considerazione il motivo che, nella versione sinottica, avrebbe portato Gesù ad una condanna a morte: il fatto di essersi dichiarato "figlio di Dio", la qual cosa, a questo punto, si macchia molto pesantemente del sospetto che si tratti, in realtà, di un semplice pretesto funzionale alla operazione di trasferimento della responsabilità dai romani agli ebrei. Anche qui possiamo riconoscere l'esistenza di una censura da parte degli evangelisti e, in seguito, di una precisa omertà consistente nell'avere nascosto certe importanti caratteristiche del prigioniero che sarebbe stato liberato al posto di Gesù e che noi conosciamo col nome Barabba.
In pratica adesso ci domandiamo quali saranno state, nell'idioma aramaico che era parlato in Palestina a quel tempo, le parole usate dal sommo sacerdote per chiedere a Gesù se egli fosse il "figlio di Dio", al fine di poterlo definitivamente incastrare ed accusare di bestemmia (naturalmente secondo la versione sinottica).
Ora tutti sanno che presso gli ebrei il nome di Dio è tabù, nessuno può pronunciare la parola Yahwèh, pertanto, ogni qual volta fosse necessario rivolgersi o riferirsi a Dio, erano usati termini sostitutivi come Adonai, Eloah, Altissimo, Signore, Padre, ecc... Proprio quest'ultimo termine, Padre (che in ebraico si dice Abba), era quello usato da Gesù e comunemente riportato nei testi evangelici. Basta osservare queste frasi: "...e diceva: - Abbà, Padre, tutto è possibile a te...", "...quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi...", "...il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati...". Esempi del genere sono numerosi nei Vangeli. Ebbene, per dire "figlio di Dio" sia Gesù che il sacerdote hanno usato i termini "figlio del Padre", espressione che in latino si è conservata nella consuetudine come "filius Patri" mentre in aramaico è resa dalle parole bar, per dire "figlio", e Abba, per dire "Padre", ovverosia dall'espressione bar Abba; la quale suona come un'unica parola tutta attaccata: barabba, (esistono casi simili: Barnaba, che significa figlio del maestro, Bartolomeo, che significa figlio di Tolomeo, ecc...). Praticamente, tutta l'espressione che noi conosciamo come "Gesù, figlio di Dio", diventa in aramaico: Jeshu barabba.
Sono convinto che qualunque lettore, a questo punto, sia abbastanza sorpreso nel venire a conoscere una tale coincidenza. Sto parlando, naturalmente, della coincidenza fra l'espressione "figlio di Dio", così come essa suona in aramaico, e il nome di quel prigioniero che sarebbe stato liberato al posto di Gesù. Tanto più che il termine Barabba, a quanto dicono gli stessi Vangeli ("...o leghomenos Barabbas..."), non era il suo nome, ma un soprannome. Che significa? Che anche lui era un "figlio di Dio"? Ma quanti figli di Dio c'erano in quella circostanza?
E qual'era dunque il suo vero nome? Per rispondere a questa domanda basti sapere che alcuni manoscritti del Vangelo di Matteo, risalenti al quarto secolo, riportano questo fortunato personaggio non solo col soprannome Barabba ma anche col nome proprio, e cioè Iesous Barabbas.
In pratica l'autore del testo (che come sappiamo scriveva in greco) non ha fatto altro che trascrivere nei caratteri dell'alfabeto greco l'espressione aramaicaJeshu barabba, che sta per Gesù, figlio di Dio [se qualcuno non ci crede può andare alla Biblioteca Nazionale di Firenze, può prendere in consultazione il Novum Testamentum Graece et Latine, redatto a cura di Augustinus Merk e pubblicato nel 1933 dall'Istituto Biblico Pontificio, e noterà che alla pagina 101 la frase, che noi normalmente conosciamo così: "avevano in quel tempo un prigioniero famoso detto Barabba", è riportata così: "avevano in quel tempo un prigioniero famoso, Gesù Barabba" (vedi figura qui sopra)].
Perchè nelle traduzioni effettuate dal quarto secolo in poi si è preferito lasciare anonimo Barabba, anzi, si è lasciato credere che questo fosse semplicemente il suo nome proprio? Che razza di diavoleria si nasconde dietro al fatto che, nel corso del processo svoltosi di fronte a Ponzio Pilato, ci sarebbero stati due personaggi di cui uno, Gesù il figlio di Dio (cioè Jeshu barabba), sarebbe stato giustiziato e l'altro, Gesù detto Barabba (cioè esattamente la stessa persona), sarebbe stato scarcerato? Perchè è sempre stato taciuto ai cristiani il fatto che il termine Barabba è l'equivalente aramaico dell'italiano "figlio di Dio"?
Come possiamo notare la questione comincia a riempirsi di clamorosi enigmi. Anche se, fra le tante cose che non riusciamo a capire, ce n'è una che, invece, appare molto chiara: la narrazione evangelica della passione di Cristo è densa di espedienti letterari finalizzati a censurare alcuni importanti aspetti della verità storica sui modi in cui Gesù sarebbe stato arrestato, processato, condannato e giustiziato e, soprattutto, sui motivi per cui tutto ciò sarebbe accaduto.
Non si creda che dietro a quanto abbiamo detto finora ci siano dei giochi di prestigio basati sulle parole perché se di tali trucchi ce ne sono non siamo stati noi a farne, ma coloro che il testo evangelico hanno redatto e che, magari, lo hanno ritoccato successivamente.
D - Lo condanniamo noi (ebrei), ma ce lo dovete giustiziare voi (romani).
Altri pesanti indizi a carico dell'attendibilità storica di chi ha narrato gli eventi di quella vicenda riguardano il fatto che la tradizione spiega la consegna di Gesù a Pilato da parte degli ebrei con la scusa che questi ultimi non potessero eseguire le sentenze di morte. Come si fa a dire una cosa del genere?
1 - Erode ha eseguito centinaia di sentenze a carico di ebrei;
2 - la famosa adultera del brano "chi è senza peccato scagli la prima pietra" stava per essere lapidata dagli ebrei e si è potuta salvare solo grazie all'intervento di Gesù;
3 - San Paolo ha eseguito la condanna per lapidazione del primo martire cristiano, Santo Stefano (o comunque vi ha assistito);
4 - Giovanni il battista è stato giustiziato dagli ebrei;
5 - all'indomani della morte di Gesù i sinedriti minacciarono gli apostoli di condanna a morte;
6 - l'apostolo Giacomo è stato lapidato a Gerusalemme;
7 - lo stesso Gesù, a quanto dice il quarto Vangelo in diverse occasioni, aveva rischiato più volte di essere lapidato dagli ebrei ...
Dobbiamo continuare?
E' fin troppo evidente che le testimonianze delle esecuzioni fatte dagli ebrei sugli ebrei sono innumerevoli, e ce le fornisce lo stesso Vangelo; se non ché a proposito di Cristo si dice, improvvisamente ed inspiegabilmente, che gli ebrei non avevano la facoltà di fare esecuzioni capitali e che per questo dovettero consegnare il bestemmiatore Gesù nelle mani del boia romano.
Tutto questo testimonia una semplice verità: la disperata ed irrinunciabile necessità degli evangelisti di dimostrare che se Gesù è stato giustiziato dai romani con una tipica esecuzione romana, la crocifissione, questo lascia comunque i romani innocenti della sua morte e colpevolizza solo gli ebrei, che sarebbero stati i suoi unici veri nemici.
18:32 Scritto da: meneziade in DOTTRINA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gesù, cristo, religione, fede, cristianesimo | OKNOtizie |
Facebook














