20/11/2011

3° tappa: MA SE FOSSE VERO?

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Caro amico, si è dovuti essere un po’ duri con te finora e non gratuitamente, ma per sola necessità di esortarti ad esser nudo davanti al fatto principale attorno a cui si muove la nostra ricerca del tesoro nascosto.

Ti ricordiamo che sei libero di lasciar perdere queste letture, se non vi riconosci qualcosa che può appartenerti.

Noi ne dubitiamo, perché la nostra esperienza che, man mano, ci sta avviando verso una vita piena, d’alto livello, è partita da un’amara constatazione: aver cercato la pace dei sensi in cose che, per quanto belle, non sono state in grado di concedercela.

Abbiamo cominciato, invece, a puntare su un cavallo che si sta rivelando sempre più destinato a vincere la corsa della vita.

La storia, secondo gli esiti della nostra ricerca, è stata puntellata da personaggi che hanno scoperto la felicità, ma con sorpresa abbiamo constatato che nove di essi, su dieci, hanno scommesso sul nostro stesso cavallo. Bene, questo cavallo vincente è Dio!

Dichiarazione alquanto forte, la nostra, poiché l’argomento Dio è forse il più conteso e tormentato da scontri di fazioni opposte: credenti fervidi, credenti spiccioli, laici, scettici, atei, aprioristi, ecc.

Nella sua eterna insicurezza di fondo, l’uomo nasce nel bisogno d’un appoggio, di una corda cui legarsi. Il termine greco Pistis, il termine ebraico Aman (Da cui Amen), parole collegate ai concetti racchiusi nell’italiano Fede, esprimono due realtà, due ancore: essere legati a una buona certezza e essere ben saldi sul terreno su cui si cammina.

Non è forse la ricerca di queste due condizioni a muovere le tue perplessità, le tue scelte, i tuoi atti? Pensaci bene! Forse non abbiamo tutti i torti a pensare questo di te, come di ogni uomo.

In questa chiave di lettura ognuno ha fede: puoi non aver fede in Dio, in Cristo, ma non puoi non aver fede in qualcosa cui speri solidità, basatezza, certezza, una fune cui aggrapparti. Se non hai queste cose, fratello, immediatamente le cerchi in giro, abbracciando qualsiasi cosa dietro cui speri queste componenti… possano essere persone, attività, realizzazioni e quant’altro.

E’ dal 1700 circa che l’uomo, accusando di menzogna e dittatura le umane istituzioni di fede, ha inserito l’affrancamento religioso nel suo vivere.

Questo suo percorso lo sta conducendo alle più disparate ipotesi ateistiche, tutte in profonda contraddizione tra loro se non su un punto: negare a più non posso la possibile storicità di Dio.

Dio è quasi al centro degli attacchi dell’uomo d’oggi; Egli è sotto processo davanti a una calca di umanità che lo incolpa d’assenteismo e bugia. Dio ci ha illuso: ci promette cose che non fa. Dio lascia morire innocenti, non castiga i colpevoli, non concede pace all’uomo in terra, lo circonda di tensioni e insidie, magari divertendosi sulle nostre collere. Dio non ci dona la felicità che cerchiamo e, assente, lascia trionfare la nostra rovina. Che razza di Dio! Rifiutiamolo, questo Dio cinico le cui promesse ben leggiamo nella bella realtà d’oggi! Quel Dio che tace davanti alla disperata domanda che l’uomo, nei panni del prefetto Ponzio Pilato, gli porge: “Cos’è la Verità?”. Nessuna risposta, vero? Chi tace acconsente. E allora in croce! A morte Dio! Cancelliamo quest’illusione che non si rispecchia in nulla di concreto!

C’è un fatto imbarazzante, però: un gruppo di persone chiamate Apostoli e un'altra folta schiera di 500 persone, quasi 2000 anni fa, testimoniarono a rischio di morte di averlo toccato, redivivo, dopo averlo visto compiere prodigi, annunciare Parole talmente sapienti che perfin’oggi non se ne spiega l’intuizione, dopo averlo visto profetare fatti realmente accaduti e morire imbarazzantemente. Costoro testimoniarono tali avvenimenti, predetti secoli prima dai profeti, al cospetto di una marea di contemporanei di Cristo, gente che avrebbe immediatamente potuto smentirne l’attendibilità, gettare del ridicolo sulle testimonianze di quest’invasati e lasciandoli innocuamente liberi: a che serve uccidere dei poveri stupidi, palesemente allucinati?

Questo fatto è una brutta pietruzza nella scarpa di chi vuol farsi promotore dell’era della scienza… ma nessun problema: smentiamo questo fatto! Ecco nascere un mucchio di ipotesi, tutte in contrasto tra loro pur di smentire la storicità di Gesù: quattro vangeli scritti tardivamente a ricordi sbiaditi, liberi di inventare; Gesù sarebbe stato un leader politico, o un comune fariseo, o un esseno; le invenzioni biografiche su di Lui avrebbero forzatamente avverato le profezie messianiche; la Sua stessa esistenza storica sarebbe da discutere e far risalire a presunti plagi a miti preesistenti (Horus, Osiride, Mitra, Zoroastro, ecc).

Basta cliccare su Youtube per vedere quanto queste ipotesi, spacciate per vere sulla base di nessuna prova, invadano le menti dell’uomo d’oggi, il quale non aspetta altro per poter dire: “Finalmente ci siamo liberati di questo Dio ingiusto!”.

Noi abbiam vissuto anni in questa condizione di totale assenza di Dio: “La vita è nelle nostre mani, perciò strappiamoci da essa quanto riusciamo, almeno per divertirci un po’ o accontentarci d’uno straccio di senso in questo conto alla rovescia!”

Abbiamo cercato attimi di felicità in mille piste, ma non abbiamo trovato la vera, stabile felicità. Le soddisfazioni di cui vantarci sono subito terminate in ricordi sbiaditi, dopo esser state magari contese dall’invidia degli “amici” e poi scartate da una vita che cambia, dal nuovo. Le certezze che speravamo in qualcuno o qualcosa tacevano tutte davanti all’inspiegabilità di un imprevisto che bruciava tutto. Le piccole fortune sudate comunque non rispondevano alle nostre speranze. Per non parlare, poi, di ciò che non ci spettava, di tutto ciò di cui il nostro vicino usufruiva alle spalle della nostra collera. Però chi si accontenta gode, vero? Ecco qua! Altro che felicità!...

Ma se fosse vero? Se questo Dio esistesse davvero? Se ci fosse qualcosa, dietro il Suo apparente assenteismo, che non abbiamo ancora compreso, tesi come siamo verso risposte facili? Quel Dio che si presentò a Mosè col provocatorio nome Io Sono (Incredibile smacco profetico allo scetticismo d’oggi!); quel Dio capace di liberarmi dalla schiavitù del mio Egitto (Il tuo Egitto qual è? Sei convinto di non averne uno?); quel Dio d’una terra di latte e miele promessa al mio cuore; quel Dio che più del mio migliore amico mi resta fedele malgrado i miei continui abbandoni; quel Dio che mi reputa a Sua immagine e somiglianza, quel Dio che volle nascere nella più misera stalla del mio cuore, che volle crescere nella mia stessa miseria, camminare scalzo sul mio stesso suolo arido; quel Dio che volle aprirmi gli occhi dalla cecità a patto che io credessi in Lui; quel Dio che, in tutto il mio fetore da morto putrefatto, mi chiamò ad uscire con orgoglio da quello splendido sepolcro imbiancato e pallido in cui speravo di proteggere la mia magra figura; quel Dio che compì il più grande atto d’amore verso me gettandosi fino in fondo nella croce più marcia e fetida che vivo ogni giorno nelle derisioni altrui, negli abbandoni dei miei amici fedeli, nei tradimenti, nelle condanne più spietate alla mia persona, nelle dolorose infermità fisiche mie e dei miei cari, nella morte che prima o poi mi toccherà; quel Dio che mi dimostrò con la Sua resurrezione che la mia vita continuerà; quel Dio capace di garantirmi tutto questo e molto, molto di più, a patto che io ci creda ma ci credo o no? E se provassi a crederci o, almeno, a interessarmene?

E tu? Sei certo di aver creduto davvero a questo Dio, prima di scartarlo dai tuoi cavalli, su uno dei quali pur stai scommettendo la tua vita?

Amico, parlo a te sia che tu sia ateo, sia che tu sia un credente dalle magre risposte; anzi, specialmente nel secondo caso, perché se credi in Dio e ancora non hai toccato con mano il tatto di una profonda gioia… spiacente, tu Dio non lo conosci bene!

Ho creduto in Dio fino a pochi anni fa, eppure non lo conosevo! Credevo di sapere quanto basti per esser cristiano… non ne sapevo una mazza, pur avendo divorato libri ed enciclopedie sull’argomento, pur avendo frequentato ambienti religiosi a raffiche! Poi d’un tratto mi fu presentato come per la prima volta… te ne parlo con lacrime agli occhi… me ne innamorai, fratello. Mantenne la promessa, mi si rivelò per com’è, mi presentò un percorso che rispose alla grande a tutte le mie domande, tutte! Poi mi fece capire che se tenessi tutto per me sarei un ladro. Perciò eccoci qui a testimoniare!

Testimoniamo di esser persone incamminate verso una pienezza grossa, persone che sorridono davanti a tutto, che non si privano di nulla, che non vivono sotto legge ma nella massima scoperta del proprio vero essere. Persone che t’invitano almeno alla semplice curiosità di conoscere un po’ questo cavallo vincente… e, sta’ certo, vince!

T’interessa la felicità, a costo di mettere un po’ in secondo piano i tuoi paletti difensivi e le convinzioni su cui adegui la tua esistenza?

O preferirai scartare a priori quest’ipotesi dalla tua vita, annoiato da queste solite prediche ammuffite, pur di conservarti le tue fighe posizioni su te stesso e il mondo, pur di continuare a “quagliare”?

Scegli!

Possano, intanto, le nostre prossime parole essere all’altezza di questo enorme compito molto, molto più grande delle nostre competenze: annunciarti una vita incredibilmente bella!

18/11/2011

2° tappa: CONOSCERE IL PASSAMONTAGNA DA TOGLIERSI!

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E’ il momento di cominciare a conoscere il torpore che ci fa camminare zoppi nelle nostre cose: per abbracciare la felicità bisogna innanzitutto riconoscere le prime, vere ragioni della propria infelicità (che non coincidono quasi mai con le cause che noi le attribuiamo!!!), denudarle, riconoscerne le menzogne e cominciare a disobbedirle.

Partiamo daccapo! Ecco la prima di una lunga serie di passamontagna che riempiono il nostro bel cassetto di menzogne!

Si è accennato, in precedenza, a un benvenuto di traumi e pianti che la vita, sin dall’infanzia, ci ha dato: non abbiamo scelto in quale famiglia, contesto ed epoca nascere, né i nostri genitori, né i nostri connotati fisici e caratteriali… non abbiamo scelto nulla di noi! Al di là di quest’apparente ingiustizia, la persona onesta sa di non essersi potuto sottrarre, sin dall’infanzia, alla sorte dei primi ricatti, i primi scarti, le prime delusioni, le prime rinunce affettive, i primi atti traumatici.

E’ stato a forza di ricatti che abbiamo imparato ad obbedire alle lezioni più difficili. Con ricatto abbiamo accettato i primi compromessi educativi: “Se non obbedisci, niente premio!” (Chiaramente qui non contestiamo i tuoi buoni metodi educativi, qualora tu fossi genitore).

Con amarezza abbiamo sperimentato, all’asilo, di non essere l’unico centro dell’universo, dovendo dividere affetti e attenzioni con una classe di nostri simili. Con amarezza abbiamo appreso che un nostro fratello o un nostro compagno di classe potesse essere il preferito… e, se lo siamo stati noi, ci ha turbato ancor di più non esserlo stati dappertutto. E allora un altro ricatto: conquistarsi un primato, strapparsi un’attenzione, a costo di indossare una veste maliziosa che non ci appartiene.

Non parliamo poi della pubertà, delle prime ansie da confronto, frutto delle prime contese d’amori e pulsioni affettive verso l’altro sesso! Là abbiamo dovuto lottare contro noi stessi, abbiamo dovuto fare colpo! Tutti! Anche chi ha stima di se stesso ha dovuto fare una cernita delle proprie armi migliori da sfoderare, nascondendo le peggiori. Ecco qua! Benvenuto alla vita, fratello! Una società tutta così, una televisione pronta a ricattarti: “Non compri questo? Nessuno ti considera! Non sei come me? Ti scarteranno! Non ti cambi in qualche cosa? Fai ribrezzo così come sei!”

Conosci senz’altro queste cose, nulla di nuovo ti stiamo insegnando!

Ne parlano psicologi, filosofi, scrittori… persone che ne denunciano il dramma e intanto continuano a perpetuarlo loro in primis, ogni volta che non fanno nulla per liberarsene! Lo stesso fai anche tu! Sì, tu! No, no, non cominciare a dire: “Ma io sono me stesso! Neanche sopporto chi finge, né mi atteggio!”. Qua non si tratta di atteggiarti, fratello. Qua si tratta di aver appreso che la socialità si muove di ricatti! La tua mente ha perfettamente capito che per farti voler bene da qualcuno devi sforzarti di accontentarlo in qualche modo! Devi sfoderare le tue armi migliori e schiacciare quelle peggiori, quelle che ti hanno insegnato a guardare con vergogna; quelle che, ahimè, pur ti appartengono. E allora stai lì a fare una continua selezione di te, uno slalom di cose da mostrare e nascondere, una continua amputazione del tuo essere, tagliato a pezzettini come un petto di pollo pieno di ormoni messo in una confezione in vendita. E quegli ormoni che gonfiano la tua apparenza, che tu strappi dalle immagini che ti circondano, che vai rubando dalle belle frasi di chi fa più colpo di te; quegli ormoni con cui forgi i tuoi capelli, con cui copri le tue rughe o abbellisci il tuo corpo, quegli ormoni che ti insegnano a gesticolare e camminare, che dettano la morale dei tuoi post su Facebook, quegli ormoni devono pur riempire la finitezza di quelle tue poche armi che metti in vista, sempre le stesse, quelle con cui hai già colpito i tuoi amici, roba già vecchia e noiosa! Ecco come vai a venderti, ecco il 50 % delle tue relazioni sociali, ecco il massimo che la società ha da offrirti: un ricatto.

E tu, giustamente, devi accettare quei compromessi! Pena la solitudine, la sconfitta, l’inesistenza. Ma certo! Và! Sfodera il tuo meglio anche col tuo partner, oltre che a lavoro e con gli amici! Aggiungici qualche dettaglio estraneo plagiato dagli altri e costruisciti il tuo bel cassetto di passamontagna, uno all’occorrenza! Torna a casa stanco, spossato di cotanta mediocrità, copri di silenzio un vuoto di solitudine immensa che grida nel tuo spirito! Ignorati! Meglio trovarti qualcuno che trovare te stesso, l’immondizia che sei! Già! Chi sei tu? Te lo ricordi, amato fratello mio? Chi sei? Forse neanche te lo ricordi, a costo di farti dettare dai tuoi le tue scelte di vita! A costo di accontentare qualcuno che “ti vuol bene”… Chi vuol bene questo qualcuno? Te? O i tuoi passamontagna?

Ora tu, sdegnato da queste lagne, ostentato a volerci confermare la tua presunta spontaneità, vorresti sottrarti da quest’accusa, vero? Questo dramma a te non tocca, giusto? Non fingi mai di sorridere davanti al tuo prossimo! Non ingoi mai nulla, a costo di deludere il mondo, sei “superiore alla situazione”! Non fingi mai di essere d’accordo su un parere che non condividi! Non hai mai nascosto la tua ideologia politica, né ti sei mai vestito secondo gusto altrui! Non ti sei mai guardato allo specchio alla ricerca di qualcosa che non va, né ti sei mai dato un tono, seppur alternativo, seppur di denuncia! Mai fatto l’intelligente! Mai proiettato il tuo compromesso sociale nel desiderio di una macchina, di un vestito, o di un feticcio che ti rendesse interessante! Mai accettato compromessi! Mai ingoiato un rospo! Hai sempre preferito la solitudine alla convenienza! Ma davvero?   N o n   t i   c r e d i a m o !!!

Sì che hai accondisceso a quel ricatto! Sì che hai creduto in quel compromesso! Ci credi ancora, amato fratello! Te ne fai prigione ogni giorno, nelle tue cordialità e nelle tue ostentate durezze! Non solo, ma anche tu ricatti e ostenti compromessi! Anche tu escludi chi non ti soddisfa, chi ti stanca con la sua noiosa spontaneità! Anche tu scarti chi ti contrasta, chi non t’interessa! Bella lezione gli insegnerai, la tua stessa lezione di vita: cambiarsi, aggiustarsi, esibire il meglio! Sei diventato un abile strumento di propaganda di questa drammatica menzogna di cui si nutre l’uomo, per cui ci si affatica tanto e si guadagna poco: il ricatto e il compromesso.

Smettila! Basta! Hai delle schifezze nella tua persona, ma anche quelle sei tu! Lasciale stare! Illuso! Vai vantandoti di ciò che ti sei sudato con forze non tue, in panni che ti vanno stretti, pur di dire al mondo: “Io esisto!”.

Certo che esisti! Sei tu a non farti esistere, sprovveduto!

Chi sei tu?... Sei uno che ora fa fatica a togliere il passamontagna perfino a te stesso, talmente ti ci sei abituato! E come fai? Quale coraggio, ora? Permetterti il lusso di dire a te stesso e al mondo dopo tanto tempo chi sei? Mostrare d’un tratto il fetore dei tuoi piedi? Per l’amor di Dio! Mai! Meglio comprare l’infelicità e pagarla a caro prezzo, non è così?

Ma smettila, amico! Qui qualcuno vuol dirti che hai diritto a sbuffare, uscendo fuori casa con capelli spettinati a raccontare tutti i giorni le tue paranoie. Qui qualcuno vuol dirti che non sei uomo da sudarsi attenzioni e affetti. Qui qualcuno vuol dirti che non hai la minima idea di quanto vali, della portata immensa di una vita che ti spetta! Qui qualcuno vuol esortarti ad essere il primo a togliersi quel maledetto, schifoso, bugiardo passamontagna e a dare un grosso esempio di coraggio a chi per la prima volta ti sentirà dire: “Eccomi veramente!”.

Deluso, vero? Parole banali, slogan già sentiti in tante canzoni giovanili. E che t’aspettavi da questo post? Una seconda scoperta dell’America? Solo chi scopre l’America scopre la felicità? Sei libero di cercare concetti alti altrove, non qui! Guarda la National Geographic, se cerchi alta scienza. Leggi Ken Follet, se vuoi un po’ d’alta fantasia! Ma ti assicuriamo che né l’una né l’altra, da sole, hanno mai reso felice nessuno!

Qua si cerca la verità, per quanto di già sentito sappia!

Sei già a conoscenza di questo dramma, eppure te lo tieni stretto, sperandone uno straccio di sorriso. Qua si parla di felicità piena, possibile a tutti, anche all’ignorante! Quanti ignoranti ci hanno superato brillantemente in materia di semplice, alta felicità!

Non esistono requisiti d’alta cultura per la felicità, la gioia si racconta con concetti semplici, alcuni dei quali a te già noti, eppure mai presi sul serio! Certamente! Troppo banali! Meglio la novità che la verità!

Caro amico, hai mille ragioni per cui ti è necessario, anzi urgente, buttare questo cassetto di bei passamontagna:

- solo denudandoti verrai a capo di chi sei;

- solo denudandoti avrai orecchie per la verità;

- solo denudandoti comincerai ad aprire gli occhi e guardare la terra bruciata che ti sei costruito finora;

- solo denudandoti potrai scrutare le durevolezze che cerchi, al di là dei precari consensi altrui;

- solo denudandoti qualcuno ti darà soddisfazione di amarti interamente;

- solo denudandoti comincerai ad entrare nel mondo della libertà e a riprendere fiato dopo anni di carcere;

- solo denudandoti non sarai più schiavo di nessuno;

- solo denudandoti permetterai alla felicità di abbracciare te, non i tuoi passamontagna;

- solo denudandoti permetterai alla tua persona di promuovere intorno a sé un contesto libero, vero, spontaneo, brillante;

- solo denudandoti darai il massimo al tuo essere;

- solo denudandoti sarai pronto alle successive tappe che ci accingeremo ad affrontare.

Qua non si tratta di sminuire la gravità del tuo mondo; qua si tratta di capire che hai indossato una corazza sbagliata per combattere la tua battaglia, perché questa corazza sta diventando la tua gabbia.

Se mai vorrai deciderti a prendere sul serio questo discorso dovrai troncare col tuo cassetto di passamontagna. Fallo! Ora, subito! Dà aria alle tue storture! Libera tutta la tua persona! Noi l’abbiamo fatto e ora ce ne stiamo rallegrando con un sapore, un gusto che non immaginavamo; ma certamente all’inizio è stata dura e lo sarà anche per te: la tua cerchia di compagnie si restringerà; qualcuno ti scarterà dalla sua agendina, qualcun altro non ti farà più un favore promesso. I primi bidoni di una vita di menzogne verranno subito a galla. Ti sembrerà, per un po’, di camminare nel deserto, solo!

Noi accettammo questo rischio perché ammettemmo di avere poco da perdere; provammo questa sensazione amara. Ma tra la schiavitù e la libertà incombono inevitabilmente quei famosi 40 anni di deserto. Quel deserto che rispecchierà l’aver seminato e raccolto quasi nulla da se stessi, dal mondo e dagli altri. Ben venga anche per te questo resoconto!

Vengano alla luce i frutti delle tue pochezze nascoste dietro tutti quei sudati “Ti voglio bene!”, “Sei un grande!”, “Ben fatto!”.

Non temere di compiere questo piccolo atto eroico!

Noi speriamo con tutto il cuore di essere alla tua altezza, amico, pur di proporti questo piccolo salto nel buio, al di là del quale, stanne più che certo, ti aspetteranno immense conquiste di crescita, sapienza, sorrisi, entusiasmi, vigori, gioie e quanto di più incantevole questo cammino ci riserva. Noi ne abbiamo assaggiato qualche sorso e già ci sentiamo ebbri di questo vino di cui a breve si comincerà davvero a parlare, se non hai ancora capito di che si tratta.

Infatti non finisce qui. C’è qualcosa di grosso che vuole afferrarti nella tua interezza, senza fatica né esami. Qualcosa di incredibile che ti aprirà gli occhi e ti vorrà introdurre in un vivere… senza parole. Ma di questo se ne parlerà in seguito.

Quali sono le tue mediocrità? Sarai disposto a viverle con piena disinvoltura con chiunque, dovessi trovarti davanti al papa?

Ti invitiamo a farlo da subito, con tutti! E per quanto ci riguarda, per noi saranno oro colato.

10:32 Scritto da: meneziade in PERCORSO DI FEDE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

16/11/2011

1° tappa: VIA IL PASSAMONTAGNA!

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Prevediamo che, man mano che ci si addentrerà nei particolari inerenti stati d’animo di ognuno, queste letture verranno sempre meno frequentate; sarà qui che ognuno darà prova a se stesso di quanto davvero desideri la felicità, più  che staccarsi da qualche fissa.

Già in questo post le parole potranno risultare poco commestibili; tuttavia queste parole vanno morse per capire di che sanno. Perciò consiglio di leggere questo discorso con particolare umiltà e mi scuso con chi eventualmente dovesse sentirsi mortificato.

Dunque nel precedente post si è affermato che la felicità esiste. Chiaramente qui si conferma questa ipotesi, verificata dal sottoscritto e da alcuni degli amministratori di questa pagina. Felicità e libertà sono quasi ugual condizione, pur essendo due rami inseparabili di uno stesso albero. Non si gusta l’una senza l’altra e viceversa; parliamo di condizione, non di sensazione, né di stato d’animo. Condizione fissa, immutabile, possibile ad ogni uomo, senza eccezioni, né implicazioni riguardanti benessere, salute, garanzia economica, soddisfazioni o quant’altro. Non che non bisogni considerare queste cose, ma la felicità - quella vera e invulnerabile, che apre gli occhi su se stesso, sul proprio passato, futuro, socialità, storia, traguardo, sentimenti, sulla pienezza auspicata da ognuno, la sapienza capace di riconoscere un senso in ogni caos, la capacità di essere il massimo di noi stessi, il superamento delle proprie mediocrità, l’andare a letto ogni volta benedicendo la vita, l’alzarsi dal letto con il perenne sorriso di viversi la giornata - la felicità piena, insomma, non si nasconde nelle scelte comuni cui tendiamo tutti.

Deludente, vero? Meglio rifiutare questo concetto e tornare a gonfiarsi dei soliti obiettivi, sperando che essi diano risposte alla nostra vita! Fallo, amico mio! Nessuno vuol distoglierti dalle tue cose, né tantomeno ti si chiederà di farlo qualora vorrai fidarti di questo discorso.

Certamente è impossibile che tu non abbia mai provato un attimo di felicità e sicuramente ti è stato regalato da una di quelle implicazioni di cui detto sopra: una soddisfazione strappata alla vita, una serata appassionata, aver gustato un evento o un fatto di quelli che chiunque ti direbbe “bene, bravo, sono felice per te”; o semplicemente un complimento o una bella giornata fatta di quei piccoli sapori. Bene, quanto ti è durato quell’attimo di felicità? Non rispondermi “sempre”, perché sai bene che non è così. Insomma, sai bene che il tuo cuore non è libero: se il più banale dei fallimenti o degli imprevisti può toglierti quell’attimo di felicità, se già una cattiva battuta ti ferisce… caro amico, va’ a raccontare altrove che sei libero, perché non lo sei!

“Ma io cerco di reagire a queste cose con maturità.”… spiacente, noi ti crediamo poco! Piuttosto dovrai ammettere che in realtà il tuo reagire si limita a ingoiare il rospo, finchè ce la fai, dopodichè in qualche atto di sfogo dovrai pur vuotare il secchio di liquame fetido accumulato dai tuoi piccoli bidoni quotidiani.

Smettila di sottrarti a questa imputazione, caro amico, perché sai benissimo che qui si parla proprio di te!

O vorrai convincerci che ogni mattina per te è una gioia andare a lavoro? E’ così, vero? Non vedi l’ora di sorbirti con piena gioia sbuffi e capricci del tuo datore di lavoro; non vedi l’ora di far tardi causa traffico e a denti fuori (dal sorriso, mica dalla rabbia!); non vedi l’ora che sette motorini ti sorpassino a destra rischiando un incidente; adori quando non ti si da la precedenza sugli stop; ti rallegri a studiare ogni giorno, preoccupato da un esame complicato; pavoneggi quando sai che il tuo aspetto fisico non è dei più appetibili; ami perdere una competizione; godi interrompere un servizio importante per un grattacapo; sorridi di una pesante condanna alla tua persona; godi di essere messo a dura prova due o tre volte al giorno; gioisci quando il 27 ti arriva lo stipendio e il 28 se n’è già andato; oppure sei fiero di essere disoccupato, lodando chi t’ha soffiato il lavoro con una raccomandazione; ammiri la gente che ti ha fregato, non t’incollerisci mai quando ci pensi… vero? Sei così tu? Ma davvero? Allora, caro amico, trasferisciti su Marte, da dove sei venuto! Qui sulla Terra si sta uno schifo! Non è così?

Noi invece annunciamo una notizia da non crederci: la vera, piena, totale, invulnerabile felicità esiste davvero ed è per te! Ti aspetta, non sa più com’esser colta dal tuo cuore ingabbiato in una cupola di muri ed armi di difesa personale, con cui ti fai avanti nella tua vita!

Chi ti scrive queste parole sta entrando in pieno in questa enorme grandezza e non ha comprato né venduto nulla!

Ancor più arrogante del precedente post, vero? Arrogante e banale!

“Vada a raccontare balle altrove, questo rompiscatole che si spreme a fare l’interessante sulla mia miseria!”

Non t’interessa questo discorso, vero? Queste sono favole con disperata pretesa di realtà. Non è così? Beh non è così, invece!

La verità è scomoda, fa imbestialire e forse ti stiamo imbestialendo proprio noi! Non ti va l’idea che qualcuno voglia blaterare delle tue cose, circuendo di prediche una vita assurda, degna della tua venerabile, santa malinconia!

Tienitela stretta questa malinconia, caro amico! Il problema della tua vita ora sei tu! Prima che la felicità bussi alla tua porta devi chiederti se davvero tu la desideri!

E’ interessante notare quanto, oggi più che mai, la tristezza attrae l’interesse totale di una larga media di gente. Una storia bella non interessa granchè, mentre un fatto di cronaca nera immediatamente incolla gli occhi a un notiziario o a un giornale. I contenuti che più fanno audience sono quelli che sanno di sapore triste, autunnale, di una poesia del sacrificio, dell’apnea, dello sforzo di vivere, del mal comune mezzo gaudio. Intanto tu custodisci con cura i tuoi traumi, i tuoi drammi, pronto a vantartene davanti a chi ti capita, per mostrargli la tua pazienza, la tua forza, la tua lotta per vincerli o per conviverci… e quel “Bravo!” con cui senz’altro commenteranno il tuo saper soffrire concorre alla tua rovina, fratello, perché per quel “Bravo!” perpetuerai il giallo autunno che ti tieni stretto.

E’ un po’ generalizzato questo linguaggio, che comunque non vuol sminuire il tuo bagaglio di amarezze… tuttavia non è proprio il caso che tu ci risponda: “Ma io non sono fatto così!”. Qui ammiriamo con fervore chi ha il coraggio di riconoscersi nella sufficienza, non chi si tiene strette qualità e diversità! Già, perché il primo passo verso la felicità è proprio questo: ammettersi come un fallace!

Vuoi davvero essere felice, a costo di sorbirti le nenie di questi post? Sei davvero disposto a mettere in discussione le tue ostentazioni e ragionare senza orgoglio su queste parole mal scritte? O non ne hai abbastanza delle pugnalate che quel tuo cuore prezioso e delicato sta sopportando giorno dopo giorno, tentando di occultarne il dolore con una partita di calcio o una serata al pub?

Sei libero, caro amico, come sempre. Libero e rispettato da noi! Libero di chiudere questo documento e abbandonare la frequentazione di questa pagina. Libero di sentirti già felice così; libero di accontentarti delle “piccole felicità dei pochi attimi”; libero di non ammettere chi sei e di farti scudo delle tue qualità, vere o false che siano, vendendoti la felicità per un po’ di riscatto sociale. Comprendiamo un tuo eventuale rigetto, poiché anche noi ci siamo infastiditi quando qualcuno ci parlò così! Ci fu duro ammettere il nostro bisogno di chiedere aiuto, in una società che non possiamo frequentare senza il nostro bel passamontagna copritutto!

Abbandona il blog immediatamente, caro amico, se con queste blande ciancie stiamo annoiando il tuo alto senso culturale e filosofico!

Ma, se per caso dovessi identificarti in questa comune sufficienza, ammettendo che quella lieve amarezza d’autunno detta la tua insoddisfazione, che le tue poche cose, per quanto grandi, non ti bastano e che non ce la fai da solo, allora… bene! Via il tuo passamontagna, subito! Smettila di fingere per guadagnarti un benvenuto o una congratulazione! Abbi il coraggio di riconoscere a te stesso che non ti basti e che spesso la vita ti da del perdente!

Già, perché il primo passo è proprio questo, amico!

“Ma questi cosa vogliono da me? Vogliono per forza convincermi che sto male? Io non sto male, sto benino.” Via questo passamontagna di orgoglio!

Via via! Ammettiti, caro fratello! Benvenuto nel tuo cartoccio di zeppole salaticcie un po’ avariate! Riconosciti nella sufficiente consistenza dei tuoi risultati, qualsiasi essi siano! Da’ un po’ d’ascolto al tuo disperato cuore che grida“Basta! Sto soffocando!”.

…Uff! Non è divertente parlare così, ma bisogna sorbirsi un po’ di violenza per uscire dal proprio politically correct e rientrare nella propria persona originale. Con me qualcuno usò ancor più insistenza. Oggi, tuttavia, riconosco affetto in chi mi parlò così severamente.

Qua non c’è pretesa alcuna né d’insegnarti nulla, né di soverchiare la tua mentalità, tantomeno di importi il nostro sapere.

Noi stiamo semplicemente per testimoniare delle riflessioni che, nei prossimi post, alzeranno molta polvere nelle cantine abbandonate dei nostri cervelli, denudando moventi e motivazioni (due cose diverse, opposte!) che sono alla base della modesta felicità della maggioranza.

Sarai un po’ onesto con te stesso, tanto da ammettere che ti sarà utile riflettere, attraverso varie tappe, su molti aspetti di te, prima di mandarci a quel paese? Decidi tu!

Se questo fatto dovesse interessarti, questa settimana ti proponiamo un primo, semplice lavoro: gettare via il tuo passamontagna, riconoscere quelle due o tre storture al giorno, meditarci ed ammettere che il tuo spirito ha bisogno di una condizione più bella, più piena, più vera e leggera.