10/05/2012

21° tappa: MEDITARE SU QUANTO DETTO E CONVALIDARE IL CAMMINO.

250px-Codex_Manesse_Schulmeister_von_Esslingen.jpgS’impone un riassunto del cammino svolto finora!

Hai cominciato questo percorso ammettendo, al di là delle apparenze, di esser preda d’un diffuso mal di vivere, anche se non evidente.

Poi ci siamo scagliati contro un atteggiamento, comune a tutti, di finzione e occlusione, scaturito da una forte paura della solitudine, volto a farsi accettare dagli altri con un sistema relazionale intricato e faticoso che cerca di accontentare l’altro, di non deludere la gente, di rispondere alle altrui aspettative ai danni della propria identità, reclusa in un enorme muro psicologico da te stesso costruito. Abbiamo denominato tale muro passamontagna, poiché, in realtà, esso ti procura proprio la solitudine che temi, proprio l’alienazione da cui vuoi fuggire. Questo carattere che ti sei costruito sulla menzogna ti sta rovinando, sta rendendo la tua vita uno sforzo, una lunga apnea alla mercè di un problema: gli altri.

Questa erronea forma di difesa neanche sta in piedi, poiché è una mentalità che delude anche te, quando gli altri non sanno sforzarsi per te, quando non sanno accontentarti, non sanno fingere per dar da mangiare alle tue illusioni di un collega, un amico o un familiare migliore.

La paura della solitudine, insomma, ha formato in te la mentalità della menzogna, che ha ucciso la tua vera persona, sepolta da chissà quanto tempo in una tomba bella e decorata.

Ciò non solo è dolore atroce, ma rischia di mentirti anche davanti a questo discorso, illudendoti che tu ne saresti esente.

Ciò, inoltre, ti pone nella mentalità del baratto, del mercato: mi sforzo per te, ti sforzi per me, sprecando in un vano compromesso un comune istinto alla bellezza delle relazioni sociali. Con questa mentalità, spesso, speri perfino di accontentare Dio, credendo che Lui si beva le tue frottole, che Lui ti venda gioia in cambio dei tuoi sforzi, ma non è così.

Immediatamente ci siamo proiettati nel primo comandamento: “Io sono il Signore tuo Dio, che ti ha liberato dalla schiavitù d’Egitto”.

Tale Parola, in realtà, chiama Egitto PROPRIO la schiavitù dello sforzo, dell’oppressione della tua persona, invitandoti a fidarti di Uno, il Solo, che ti accetta come sei, con tutte le tue paranoie, i tuoi difettacci, le tue monotonie e anche le tue incoerenze, poiché ti ama. Tale amore è alla radice della tua liberazione! Perciò è necessario, con Lui, porti autenticamente, abbandonando la tua mentalità da baratto! Con Lui non devi fingere, ostentare, accontentare, con Lui devi solo lasciarti amare.

Dopodichè, la Sua Parola di Sapienza prosegue con “Non ti farai alcun idolo né immagine”. Sta, chiaramente, facendoti notare che la direzione che hai preso, nel tuo tentativo di ricerca di felicità, è strampalata: non serve, non ti sfama, non ti darà che poche soddisfazioni, non certo alla portata della fame della tua persona. Stai, insomma, seguendo “idolatrie”, stai venerando l’immagine che ti sei creato del traguardo a cui porterebbe la tua adorata, affannosa scelta, convinto che quel traguardo guarirebbe la tua sensazione di irrealizzato, di incompleto. Questa sensazione te l’ha certamente innescata il sistema altamente competitivo d’un mondo che t’ha offeso e accusato di non valere così come sei; questo messaggio storto e bugiardo ti spinge verso questa bugia. “Io Sono” ti dice: “Solo Io so ciò per cui tu sei fatto, solo Io che ti ho fatto conosco la direzione che ti riempirà di pienezza. La direzione che scegli tu chiede troppo affanno e, ammesso che tu riesca a compierla, darà poco. La mia direzione chiede poco e da tanto”. Per cui in questa sede ti si chiede di abbandonare le aspettative nelle tue quattro cose affannose e angoscianti e di metterti alla ricerca della Sua direzione, fiducioso che Lui ti riserva un traguardo di gioia vera, alta, grossa.

Il percorso è continuato con: “Non nominerai il mio nome invano”. A questo punto emerge, in tutto il suo dramma, il tuo stile mediocre di porti in relazione con gli altri: parole non mantenute, impegni tralasciati, disponibilità a intermittenza, nascondimenti, poca fiducia e, soprattutto, amicizia a convenienza. Questo fare misero non va bene con un Dio che ti chiede un rapporto vero, stretto e alto con Lui, destinato a rivoluzionare la tua visione della vita sociale e intima, così proiettata verso cose grandi, verso le vere ambizioni cui il tuo essere neanche sa di tendere. Cercare Dio solo quando ti serve, tenere un rapporto discontinuo e formale con Lui è, logicamente, all’origine delle tue delusioni di fede, propenso come sei, oramai, a non contare più su di Lui. Dio non è come tanti vendifumo che rattoppano la tua vita mediocre con le quattro cosette che vuoi, quelle che credi ti basterebbero; con Lui o si fa sul serio o no. Questa la mentalità di Chi è morto per te.

Il percorso è proseguito con “Ricordati del giorno del riposo per santificarlo”. Dio adesso lavora col tuo sistema di vita sballato, incline all’ottica dello sforzo, al non entrare bene nel tuo lavoro, nelle situazioni complicate delle tue responsabilità, vivendole come un dovere da concludere quanto prima. Chiaramente questa mentalità ti porta a racimolare i tuoi pochi momenti liberi per correre a fare ciò che in settimana non hai potuto. Avido di scaricare stress, di staccare la spina, guai a chi ti toccherà quel gruzzolo di tempo libero in cui vuoi fare questo, quello e quell’altro! Non farai un bel niente, il tempo volerà, tornerai subito alle tue pesantezze; tutto ciò per una vita intera. La soluzione che ti propone “Io Sono” è un’altra: Dio creò il creato in sei giorni simbolici, dopodichè, vedendo che era “cosa buona”, riposò il settimo giorno. Riposo, insomma, non è né poltrire nel tempo libero per recuperare forze irrecuperabili, né sballarsi per dimenticare i tuoi fardelli settimanali, bensì vivere le tue pesanti responsabilità come un’occasione per creare “cosa buona”, contemplandone, nei tuoi attimi di riposo, la bellezza. E, bada bene, cosa buona non è “cosa grandiosa”, né “cosa conveniente”, ma cosa bella per il contesto cui è destinato il tuo operato, per quanto ostile.

Questo comandamento non esclude i disoccupati, i quali, atterriti da un nulla fare che opprime l’istinto umano del costruire, neppure riposano affatto. Anzi!!!

“Onora il padre e la madre”. Ecco che qui si scava nei propri traumi, nei conti in sospeso con la propria famiglia. Spesso sono disastri grossi quelli che i tuoi t’hanno procurato col loro fare storto, anche se in apparenza non t’hanno fatto chissà che! Eppure ti porti appresso un irrisolto rancore verso di loro che gestisce i tuoi atti, i casini e le vendette che premediti contro qualcuno. Questo amaro cordone ombelicale non va tenuto stretto attraverso i tuoi riscatti rivendicativi, eventuali liti e discussioni che protrai con loro: va tagliato! Il modo migliore per guarire dai tuoi traumi è TAGLIARLI, dopo averli senz’altro scoperti, studiati e capiti! Taglio netto! Le cose morte e sterili non vanno neppure seppellite, per dirla alla Gesù, ma lasciate là, troncate, abbandonate. Quando emerge un rancore per una vecchia offesa, è saggio dire:“Ma che cavolo me ne frega!”.

Coloro che hanno avuto e hanno genitori perfetti non sono certo esenti da tale discorso, poiché spesso la troppa bellezza d’un rapporto confonde il suo ruolo di “tappa”: i genitori sono una tappa, la prima, con tutte le sue piccole o grosse imperfezioni. Questa tappa va superata con la seconda: Dio, il tuo nuovo Padre, la seconda tappa PERFETTA della tua vita.

Onorare il padre e la madre, insomma, è TAGLIARE COL TUO PASSATO, immergerti nella tua nuova missione, quella in cui Dio ti darà pienezza! Se hai una certa età e ancora vivi con i tuoi, VA’ VIA QUANTO PRIMA, non stagnarti nel tuo apparente benessere da poltrona, poiché questo grave ripiego impedisce alla tua persona di compiersi. Certo, se loro sono bisognosi accudiscili, ma TIENITI FUORI DAI LORO PROBLEMI PERSONALI: sei il figlio e, per quanto tu sia maturo e responsabile, spetta non a te condividere le loro cose!

Anche se ti sei creato un futuro e hai cambiato casa, eppure le loro problematiche private ti tengono legato ad essi… TAGLIA!

Questo messaggio vale anche per chi è orfano o adottato.

Col successivo “Non uccidere” abbiamo spostato il baricentro da te stesso a qualcun altro e si è sottolineato decisivamente quanto uccidere sia, oltre la privazione fisica della vita di un altro, la privazione della sua persona. Lo si fa in mille modi! L’hanno fatto con noi e perciò lo facciamo noi a chi ci cade nelle fauci, giustificati da un “Che vuoi che sia” o da “Il mondo è fetente, la gente fa schifo”.

Uccidi scaricando la rabbia istigata da una mortificazione, vecchia o recente, su qualcun altro; uccidi trattando a convenienza qualcuno, sbrigandolo in fretta, scartandolo dalla tua realtà, deridendolo.

Uccidi qualcuno anche vendicando un torto che egli ti ha fatto, poiché la tua lezione non lo sveglierà, ma lo fomenterà! Tutt’al più costui perderà la guerra, ma il massimo che ne trarrai sarà tregua e la tregua non sfama il tuo bisogno di piena giustizia, né fa cessare il tuo bisogno di sfogo! Vendetta, inoltre, è dimostrazione massima di non credere alla giustizia che rivendichi, poiché fai proprio ciò che proclami di detestare!

Uccidere, infine, è non amare: stare in un posto, trovarsi nell’occasione adatta per intervenire, con massima cura e passione, per aiutare veramente qualcuno che neppure te lo ha chiesto… e non farlo, ahimè, è uccidere! Uccidere non solo lui, ma te stesso, nella misura in cui ti priverai di una grande occasione di dar compimento alla tua vera grandezza, alla tua “missione”. Andrai via da quella situazione con un cuore desolato, un cervello inconsciamente inappagato, poiché la tua vera propensione – gran verità quella che stiamo per annunciarti – sono gli altri, non tu! Non sei nato per soddisfare te stesso; la prova è che quando lo fai sei sempre un infelice, vittima d’una fame incessante. Sei nato per amare qualcuno; la prova è che quando lo fai bene torni a casa pieno, felice, sazio! Questa l’indole che neppure sai d’avere, confuso da un grande equivoco: l’ ego!

Non annuire leggendo queste righe: non si nasce amanti, si impara ad amare! Questo il contenuto che tratteremo nei prossimi post.

Tu non sai ancora amare. Sappiamo che vorresti farlo, che ci provi, ma la minima difficoltà, la minima opposizione di qualcuno o qualcosa ti innervosisce e ti fa passare la voglia, ritornando, come sempre, nei tuoi casini inceppati e tristi: “Ma chi me lo fa fare!”… chi te lo fa fare? CHI TE LO FA FARE? TE LO FA FARE IL FATTO CHE PUOI ESSERE UN GENIO, MA SE NON SAI AMARE NON SEI NESSUNO, FUORCHE’ QUEL FALLITO DI SEMPRE CHE SI PERDE IN QUESTA E IN QUELLA COSA E TORNA AL PUNTO DI PARTENZA, DOPO DECENNI!

VUOI CAPIRE CHE DEVI SMETTERLA CON TE STESSO? DEVI TRONCARE CON TE STESSO, DIMENTICARTI, PERDERTI! DEVI TROVARE LA VITA IN QUALCUN ALTRO! LI’, SOLO LI’ C’E’ VITA, NON IN TE!

“E’ difficile”? Forse finora l’hai fatto nel modo sbagliato, forse finora non l’hai saputo fare; che male c’è ad ammetterlo? Vuoi toglierti quel passamontagna fetente con cui continui a difendere le tue ostentazioni?

LA VERITA’ E’ CHE FINORA HAI VISSUTO COME UN POZZO SENZA FONDO E NON E’ QUESTO IL TUO DESTINO!

Anziché un goloso pozzo senza fondo, tu sei fatto per essere una SORGENTE di cose da dare. Basta nutrirti di cose che non saziano!

Sai quand’è che un uomo si sente fallito? Non quando non può più avere, nè quando gli arriva un licenziamento o uno sfratto. Ciò non vuol dire che non si soffra, né che questo dolore non sia grave; ma la vera sensazione di fallito sopraggiunge quando NON SERVI PIU’!

Sapere di essere inutile agli altri, questo è fallimento da suicidio!

Un uomo, una donna, un vecchio, sono persi quando sentono di non aver più nulla da dare! Allora s’inventano qualche intrattenimento per sviare il problema:”Vado al corso di salsa!”.

Chi vive per avere sta male! Chi vive per sè soffre e non sa perché!

Vorrai continuare così? O vorrai fare un piccolo sforzo di riconoscerti un incapace, ponendoti nelle mani di Chi t’ha creato per insegnarti ad amare?

Certo! Ora, probabilmente, stai pensando:”Ma io amo, però la mia vita non va e la gente che mi circonda non capisce!”.

Bene! Hai diritto a porti questa domanda: sarà il nostro filo conduttore.

Per ora limitati ad abbracciare una sola certezza: finchè vivrai per te stesso sarai un fallito, con tutto il tuo impero così ambito da tutti! Vivere per qualcun altro, lì è l’inizio della tua vita piena e felice, lì è la verità, non nelle tue illusioni!

E se amare ti sta facendo soffrire, fratello, non stai amando bene.

Impareremo insieme a breve!

22/04/2012

20° tappa: PERDONARE I PEGGIORI?



chiesa,dio,fede,gesù,cristo,papato,vaticano,pontefice,canonico,religiosoSi è già parlato di perdono. Interessante, tutto sommato, finchè non si toccano le situazioni più delicate: come perdonare, ad esempio, il tradimenti di un coniuge… con il tuo migliore amico?

Sai bene che succede anche questo! Sai ancor meglio che, qualora quel malcapitato fossi tu, il tuo alibi per scaraventarti contro la vita sarebbe: “Che volete saperne voi di come ci si sente? A voi non è mai capitato! Facile chiacchierare!”

Alibi che pone te al centro del mondo, che ti fa dimenticare quanto anche i problemi altrui tormentino, che ti incorona di esclusivismo, di delirio di sofferenza: arrivismo e rivalità perfino nel dolore!

Ecco! Vedi quanto ti è necessaria la testimonianza di uno che ha “schiattato in corpo”, per dirla alla napoletana? Vedi quanto ti è indispensabile che qualcun altro guarisca miracolosamente d’un male atroce, affinché tu possa sperimentare Dio? Vedi la praticità d’un Dio che muta in missione le tue zavorre? Questa la tua strada! Sì! Devi perdonare il tuo traditore! Perdonare e, a mente lucida e con l’aiuto della Sapienza, scavare nelle problematiche che l’hanno condotto a questo… magari troverai qualche piccolo aspetto che imputerebbe anche qualche tuo tralasciamento. Ricorda: trascurare e tralasciare è uccidere e concorre ai disastri che ti piovono addosso!

“Sì! Ma io non arriverei a tanto! Anche se ho sbagliato, non meritavo questo!”… Amico, ma vuoi smetterla di fare a gara a chi è meno stronzo dell’altro e cominciare finalmente a salire di posizione, prefissandoti di smetterla definitivamente di essere stronzo? Perdonaci la scurrilità lessicale! Chi t’ha detto che si può sbagliucchiare ma non si può sbagliare di grosso oltre i limiti che decidi tu? Hai dimenticato quanto proprio gli sbagliucchiamenti altrui t’hanno complessato e ferito? E allora sei un Caino come quel tuo traditore! Amara verità di chi vive senza Dio!

Il problema è un altro: tu non vuoi Dio, tu vuoi un “idolo” di quelle antiche divinità babilonesi che ti fanno vincere, chinando a te il nemico! Dio supera tutto questo, per fortuna, perché è Uno che ha in sè l’antidoto a ogni male ed approfitta proprio di siffatti orrori per porgerti questo antidoto che proprio ora devi bere: perdono e riconciliazione!

A quel paese il tuo stupido orgoglio! Degna di considerazione, invece, la seria ferita che il traditore ha inferto al vostro rapporto e a un difficile equilibrio che avrebbe reso felici entrambi; equilibrio che può tornare, se perdoni…

La contemplazione dei 10000 talenti (17° tappa) può intenerirti verso costui che ti ha frantumato la vita… ma resta comunque lo sforzo del perdono! Bene! E’ il momento che tu contempli un’amara verità: non c’è amore senza sforzo. L’amore è tale PROPRIO davanti allo sforzo, differenziandosi dagli altri fuggenti sentimenti disimpegnati! PROPRIO nello sforzo ami! PROPRIO nel sacrificio cresci e prolunghi i tuoi orizzonti! PROPRIO del dire “NO!” a te stesso cominci a capire qualcosa di grande! E, se pensi a quanti sforzi hai compiuto in adorazione delle menzogne arriviste che hai seguito, ti accorgerai allora che, in realtà, SEI PROPENSO allo sforzo!

Certo, il sogno d’una conquista anestetizzava i tuoi sforzi… giusto! Sia così anche ora, poiché è giunto il momento di cambiare non carattere, ma obiettivo: “VOGLIO SEGUIRE DIO, PERCHE’ LUI SA PIU’ DI ME COSA MI FA FELICE E SE QUESTA STRADA PASSA PER QUALCHE SPINA ACCETTO DI PUNGERMI, PERCHE’ MI FIDO DI LUI!!!”. Fede!

Quando il tuo neonato non ti fa dormire per intere settimane, tu che pensi? “No! Stanotte non mi alzo perché proprio non mi sento di cambiare i pannolini a quel moccioso!”… certo che no! Ti alzi e, controvoglia, AMI! Non stai amando proprio in quel momento? Noi diciamo che lo stai facendo ancor di più, perché il tuo senso di sforzo non ti ferma!

Ora, quanto bene ti fa chi con sforzo non t’abbandona malgrado tu sia insopportabile! Quanto riesce a sanarti le ferite chi sopporta tanto e ti resta vicino! Di quanti esempi di questa portata hai avuto bisogno per rialzarti e camminare! Avevi perfettamente ragione, perché hai visto l’AMORE! L’amore serio, impegnato, totale, disposto allo sforzo, quello con cui chi ti ama mette te in primo piano! Questo è l’amore che, una o due volte che hai contemplato, t’ha tenuto in vita! Questo l’amore che arricchì il tuo contesto! Questo l’amore per cui sei fatto! Questo l’amore con cui ti è dato di amare, con cui perdonare quel il tuo prossimo! Amore che, dando tempo al tempo, risana, salva chi ci va di mezzo, incluso lui e te! Amore che ti da profondissima pace nel cuore! Amore che, passando per lo sforzo, ti addestra ad essere uomo d’alto livello! Amore che Dio prova per te ogni giorno che s’appende a quella croce! Con quale mezzo migliore poteva amarti? (Vallo a dire agli scettici che reclamano “Perché Dio fa morire il figlio anziché mettere direttamente tutto a posto?”).

Fratello, questo amore t’appartiene, malgrado ti venga il capogiro al solo pensarci. T’appartiene ed è amore LIBERANTE che ti soddisfa, ti fa felice! Chi non ama così, ahimè, uccide! Anche se non sei un assassino, se lasci a metà un’opera grande… non l’hai proprio cominciata!

Certo! Non ti è comunque facile questo sforzo; ma, nel caso tu voglia troncare con la tua vita da quattro soldi, nella cui cella resti schiavo delle tue intuizioni a metà, tieni sempre a mente queste parole e chiedi aiuto a un Dio che NON MANCHERA’ AD ESSERCI PER TE PROPRIO IN MOMENTI COME QUESTO!

Se c’è un dramma esterno, la tua ansia non dev’essere scansartelo, né eliminarlo, ma saperlo amare! Questo lo risolverà in risposte che, man mano, verranno e porteranno frutti impressionanti… capirai che quel che ti diciamo è vero!!!

Non importa come hai vissuto finora: oggi, per la prima volta, togli le mani dal viso! Apri gli occhi e contempla il dramma inferto dal tuo traditore, non rifiutarlo! Dà tempo e accetta un’amara verità: chissà se, al posto suo, davvero non avresti fatto la stessa cosa!

Sai perché un adulterio ti ferisce così tanto? Perché conosci bene i pensieri porci, irrispettosi e cinici con cui il tuo partner infedele tradisce. Li conosci perché li hai anche tu e, spesso, il tuo cervello desidera alibi, opportunità, scusanti, pretesti per poterti sentire AUTORIZZATO a sfogare questa fogna di porcherie che tanto ti allettano! Questo non lo diciamo noi, ma la scienza! E’ dato di fatto che il senso del torbido t’appartiene, qualsiasi sia il tuo limite o il tuo gusto!

Questo l’argomento dei prossimi post: essere incapaci di amare perché troppo simili ai nostri carnefici, al punto che ci brucia che loro sappiano essere più infami di noi!

Che brutte parole, queste! In che concetti amari siamo profondamente immersi e da cui potremmo subito venir fuori, se solo volessimo, credendo a una Parola liberante e pulita che aspetta il tuo impegno per agire nella tua persona e mutarti finalmente nell’uomo invulnerabile, grande, maturo, capace in Dio di mutare in eternità le peggiori ferite ricevute e divenendo l’esempio nostro e di molti!

Perciò, fratello, concludiamo con un profondo impegno da proporti: pensa a colui che più disprezzi e lavora nel tuo cuore al fine di PERDONARLO, meditando sui tuoi 10000 talenti e sulla certezza di compiere un atto d’una capacità terapeutica, per te e per il mondo, di grande portata.

Buon lavoro!

12/04/2012

19° tappa: SE SEI STATO UCCISO, COME RINASCERE?

7454-lamentation-over-the-dead-christ-sandro-botticelli.jpgStiamo dedicando molti post all’argomento “Non uccidere”, scoprendo che questa Parola ti diagnostica grandi dolori nascosti nelle più piccole cose.

Le piccole cose, già, che nascondi per non far la figura dello stupido!

Ora basta nasconderle, poichè così facendo non proteggi alcuna reputazione, ti fai solo male.

Se pur sei in grado di accettare le critiche, la più spicciola critica emessa con linguaggio grezzo ti ferisce, specie se ripetuta dalla stessa persona più volte. Stupido o no, questo atteggiamento ti appartiene e, di fatto, ti tormenta.

A noi non risulta stupida tal cosa e, in un rispetto dei tuoi sentimenti forse maggiore del tuo, ciò che nascondi in un’apparente maturità noi vorremmo venisse a galla con dignità! Quante piccole condanne quotidiane mai nessuno saprà quanto ti offendono, nascosto come sei nella tua maschera d’uomo maturo? Anche chi ti critica a fin di bene, nel ripeterti la stessa cosa, ti uccide.

Ora: “Non fare agli altri ciò che non vuoi venisse fatto a te”. Celebre frase di Cristo che incanta il mondo da 2000 anni.

Quante volte lo fai tu! “Ma io lo dico per lui!”; lo sappiamo, ma credi di non uccidere il tuo vicino nel rinfacciargli sempre le stesse cose? Se già l’hai ammonito più di una volta, costui ormai sa che non l’approvi, quindi ora lascialo stare! Dagli i suoi tempi! Convivi con la sua testardaggine, lascialo libero di sentirsi amato così, proprio come a te farebbe comodo, proprio come la vita fa con te, come i tuoi giorni, i tuoi mesi, i tuoi anni che ti lasciano sbagliare indisturbato! Questa è una prova che, se c’è un Dio, Costui non ti punisce, ma ti aspetta.

Finchè non capirai questo e, incoerentemente, ancora ti lancerai ad ammonire tutti tranne te, stà certo che una bella batosta, volta a demolire il tuo castello di carta, t’arriverà prontamente. Messaggi della vita, chiamate alla coerenza!

Quindi, se un tuo caro ha un atteggiamento sbagliato, prima di dirglielo devi fare chiarezza con te stesso e capire se davvero vuoi correggerlo per il suo bene o solo perché non ne sopporti l’agire! Nel secondo caso, meglio che te ne stia zitto, onde evitare la tua ennesima scia di sangue! Nel primo caso, invece, prima di parlargli è necessario, per il buon esito del tuo consiglio, evitare parole e toni che possano farlo sentire lo stupido che non è. Necessario, inoltre, pensare al tono con cui comprenderebbe meglio il messaggio che gli vuoi comunicare.

Ah! Che bella cosa se facessero tutti così con te, vero? In famiglia, a lavoro, ovunque… paradisiaco decoro umano! Ti piacerebbe? Se sì, devi prima tu promuoverlo. Così si cambia il mondo!

Ma tu non lo farai mai, pregno dei tuoi alibi di cartone: “Senti, sono un tipo che non usa mezze misure, PARLO IN FACCIA!”.”Perché devo ingannare il prossimo?”.”Ma a chi volete incasinare? Già ho le mie paranoie, devo pure preoccuparmi degli altri?”.”Lui non capisce e io glielo ripeto. Se non fosse per me, quello lì sarebbe spacciato!”.”Ma lui non è morbido con me, perché devo esserlo con lui? Mica cristiano vuol dire fesso?”.”Chi ce l’ha questa pazienza!”. Ecco qua! I tuoi stupidi moventi celano una sola motivazione: sei pregno di te stesso, del tuo ego, della tua bussola sballata, di come la gente ti fa sentire. Basta con questo veleno!

Così come gli altri mai funzioneranno con te in questo fare storto, così mai funzionerai per nessuno, finchè al centro della tua vita porrai te!

Amare è permettere gli errori finchè il prossimo vorrà! Sperare per lui, contare sempre su una sua futura maturazione, frenare il tuo interventismo da quattro soldi!

Vorresti subito mettere tutto a posto malgrado sai bene che la vita non funziona così, nelle sue tappe necessariamente lente! Rispetta queste lunghe tappe, dà a qualcuno lo stesso tempo che ci vuole per te!

Però questo vivere per gli altri proprio non ti piace, vero?“Ma se io tronco con me stesso, a me chi ci pensa?” Domanda che noi stessi ci ponemmo, tempo fa. La sola risposta possibile schiude un elemento a te necessario, urgente, collocato a un’unica soluzione possibile di gioia per l’uomo: LA FEDE! “Io Sono” pensa a te; stà certo che già lo fa e non te ne accorgi! Ma finchè non ti porrai nelle Sue mani, finchè non scommetterai sul Cavallo Vincente, finchè non ci proverai, non potrai verificare la cura che Lui già ha di te!

Eppure tanta gente, più di noi, si affanna per testimoniarti quanta cura Dio abbia avuto di loro. Questa cura è collegata all’argomento di oggi, quello che ora, brevemente, ti proporremo.

Abbiamo visto che “non uccidere” si concretizza, in realtà, in non lesionare la personalità di nessuno.

“Belle parole, ma non fatte per me: io sono già morto dentro!”

Caro amico, se hai una zavorra nel cuore, se la tua tristezza ti sta seriamente logorando, questo è il momento di capire due cose:

Prima cosa, proprio dalla tua tristezza provengono l’intolleranza verso gli errori altrui, il tuo autodisprezzo affamato di rivalsa; i tuoi sogni, tre quarti dei quali bocciati dalla vita, un quarto dei quali realizzati… e un mal di vivere che non cessa!

Seconda cosa, proprio qui Dio agisce! Laddove il mondo pare non saperti curare, Dio è pronto a mutare il tuo male in gioia, se con FEDE lo affidi a Lui e a questa Parola che, con molto affanno, ti stiamo annunciando.

Vediamo un po’ come funziona questo meccanismo!

La Parola “Non uccidere” ti sconsiglia un mucchio di ingiustizie che ammazzano continuamente i tuoi amici e nemici… infatti tali ingiustizie le hai subite e ora ti senti ucciso. Quindi quel che ti diciamo è vero. E ora? Che si fa? Come guarire? Come diventare invulnerabili?

Abbiamo chiarito, nei precedenti post, che le tue rivalse e vendette, in realtà, non ti restituiscono un accidente della dignità lesionata, oltre a perpetuare la scia di sangue intorno a te e alimentare mali i cui effetti tu stesso detesti. Quindi non vendetta, ma perdono! Abbiamo visto, in precedenza, che perdono non è paziente ingoio, ma tenerezza verso gli altrui limiti, possibile solo se contempli l’incapacità di ovviare ai numerosi danni che hai creato in giro, i quali ti sono stati perdonati. Bene! Ma poi? Come si guarisce dai tanti insanabili danni ricevuti dagli altri? Risposta: devi metterli in mano a Dio, il quale li scruterà, ne trarrà lezioni di Sapienza. Poi ti rivolgerai continuamente a Lui, in attesa delle Sue risposte (non delle tue!), affidandoti al corso dei giorni futuri e ai nuovi bivi della vita, lasciandoti guidare dal desiderio di metterti a servizio dell’uomo e seguire le soluzioni che portano frutto agli altri. Non oggi, non domani, ma dopodomani ti si schiuderà, man mano, un universo di novità in cui riconoscerai che Dio ti sta parlando, starà facendo dei tuoi dolori l’opera grande che risanerà il mondo, disseterà tanta gente, spiegherà i tuoi perché, rivelerà davvero chi sei e cosa neppure sai di cercare da sempre. Questa la direzione e la posizione che ti si addice! Questo il futuro che distruggerà il tuo mal di vivere! E’ Lui che può dirti chi sei, non te stesso, né gli altri.

Certo, cominciare è difficile, ma continuare è strepitoso, perché ti ritroverai davvero e sarà la vita in cui sentirai di star bene!

Ex drogati, nelle mani di Dio, son divenuti importanti promotori di complicate iniziative di recupero tossici; ex prostitute diventate mezzo di recupero di prostitute; ex depressi son diventati grandi consulenti per depressi; donne stuprate dai genitori, malati di sclerosi, monchi, brutti, poveri, insicuri, incapaci, soggiogati; gente che ha davvero subito drammi dalla vita e dagli altri… gente che s’è messa nelle mani di Dio ed ora rappresenta un perno per la vita di un mare di gente.

Quanti di questi esempi troverai, se farai una piccola ricerca!

E perché le tue sofferenze non potrebbero essere l’occasione che cerchi? La tua piccola occasione per sperimentare la cura che Dio ha di te, l’amore con cui, amando i tuoi dolori, li muterà nel prodigio più grande: trasformarti in Suo strumento che risanerà il mondo proiettandolo verso l’eternità!

Dio parla così, amico. Dio con te vuol far cose grandi, non obbedire alle tue sciocchezze! E, se sei stato ucciso da un’amara sofferenza, non ritenerti così sfortunato, perché puoi essere uno di quegli ultimi che saranno primi!

Ecco a cosa porta la fiducia in “Io Sono”! Cavolo se non è gioia! Una gran gioia, briciole della quale il sottoscritto ha provato, meno di tanti altri!

“Perché ho così sofferto? Perché Dio permette che io soffra così tanto?” per questo motivo, fratello caro!

Noi non sappiamo cosa Dio vuol fare di te, ma t’invitiamo a porti nelle Sue mani, perché la tua gloria è già piazzata proprio nelle tue angosce.

Bene, se sei stato ucciso da qualcuno, in Dio, SOLO IN DIO, puoi rinascere in una gran felicità realizzante. Ecco la lieta novella: datti nelle Sue mani e troverai il senso di tutto te stesso, trasformerai le tue morti in vita per tutti: la stessa missione di Cristo in terra!