02/12/2010

ATTI DEGLI APOSTOLI 7

Processo davanti a Felice, governatore romano, e discorso di Paolo.

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cesare_nebbia_gesu_invia_due_apostoli_a_gerusalemme.jpg1Cinque giorni dopo arrivò il sommo sacerdote insieme con alcuni anziani e a un avvocato di nome Tertullo e si presentarono al governatore per accusare Paolo.

2Quando que­sti fu fatto venire, Tertullo cominciò l'accusa dicendo:

3«La lunga pace di cui godiamo grazie a te e le riforme che ci sono state in favore di questo popolo grazie alla tua provvidenza, le accogliamo in tutto e per tutto, eccellentissimo Felice, con pro­fonda gratitudine.

4Ma per non trattenerti troppo a lungo, ti prego di darci ascolto brevemente nella tua benevolenza.

5Abbiamo scoperto che quest'uomo è una peste, fomenta continue rivolte tra tutti i Giudei che sono nel mondo ed è capo della set­ta dei Nazorei.

6Ha perfino tentato di profanare il tempio e noi l'abbiamo arrestato.

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8Interrogandolo personalmente, po­trai renderti conto da lui di tutte queste cose delle quali lo accu­siamo».

9Si associarono nell'accusa anche i Giudei, affermando che i fatti stavano così.

10Quando il governatore fece cenno a Paolo di parlare, egli ri­spose: «So che da molti anni sei giudice di questo popolo e par­lo in mia difesa con fiducia.

11Tu stesso puoi accertare che non sono più di dodici giorni da quando mi sono recato a Gerusa­lemme per il culto.

12Essi non mi hanno mai trovato nel tempio a discutere con qualcuno o a incitare il popolo alla sommossa, né nelle sinagoghe, né per la città

13e non possono provare nes­suna delle cose delle quali ora mi accusano.

14Ammetto invece che adoro il Dio dei miei padri, secondo quella dottrina che es­si chiamano setta, credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti,

15nutrendo in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giu­sti e degli ingiusti.

16Per questo mi sforzo di conservare in ogni momento una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini.

17Ora, dopo molti anni, sono venuto a portare ele­mosine al mio popolo e per offrire sacrifici;

18in occasione di questi essi mi hanno trovato nel tempio dopo che avevo com­piuto le purificazioni. Non c'era folla né tumulto.

19Furono dei Giudei della provincia d'Asia a trovarmi, e loro dovrebbero comparire qui davanti a te ad accusarmi, se hanno qualche cosa contro di me;

20oppure dicano i presenti stessi quale colpa han trovato in me quando sono comparso davanti al sinedrio,

21se non questa sola frase che gridai stando in mezzo a loro: A moti­vo della risurrezione dei morti io vengo giudicato oggi davanti a voi!».

22Allora Felice, che era assai bene informato circa la nuova dottrina, li rimandò dicendo: «Quando verrà il tribuno Lisia, esaminerò il vostro caso».

23E ordinò al centurione di tenere Paolo sotto custodia, concedendogli però una certa libertà e senza impedire a nessuno dei suoi amici di dargli assistenza.

24Dopo alcuni giorni Felice arrivò in compagnia della moglie Drusilla, che era giudea; fatto chiamare Paolo, lo ascoltava in­torno alla fede in Cristo Gesù.

25Ma quando egli si mise a parla­re di giustizia, di continenza e del giudizio futuro, Felice si spa­ventò e disse: «Per il momento puoi andare; ti farò chiamare di nuovo quando ne avrò il tempo».

26Sperava frattanto che Paolo gli avrebbe dato del denaro; per questo abbastanza spesso lo faceva chiamare e conversava con lui.

27Trascorsi due anni, Felice ebbe come successore Porcio Festo; ma Felice, volendo dimostrare benevolenza verso i Giudei, lasciò Paolo in prigione.

 

Paolo davanti a Festo, successore di Felice.

25

1Festo dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo salì da Cesarèa a Gerusalemme.

2I sommi sacerdoti e i capi dei Giudei gli si presentarono per accusare Paolo e cercavano di persuaderlo,

3chiedendo come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto disponevano un tranello per ucciderlo lungo il percorso.

4Festo rispose che Pao­lo stava sotto custodia a Cesarèa e che egli stesso sarebbe parti­to fra breve.

5«Quelli dunque che hanno autorità tra voi, disse, vengano con me e se vi è qualche colpa in quell'uomo, lo de­nuncino».

6Dopo essersi trattenuto fra loro non più di otto o dieci giorni, discese a Cesarèa e il giorno seguente, sedendo in tribunale, ordinò che gli si conducesse Paolo.

7Appena giunse, lo attor­niarono i Giudei discesi da Gerusalemme, imputandogli nume­rose e gravi colpe, senza però riuscire a provarle.

8Paolo a sua difesa disse: «Non ho commesso alcuna colpa, né contro la leg­ge dei Giudei, né contro il tempio, né contro Cesare».

9Ma Festo volendo fare un favore ai Giudei, si volse a Paolo e disse: «Vuoi andare a Gerusalemme per essere là giudicato di queste cose, davanti a me?».

10Paolo rispose: «Mi trovo davanti al tri­bunale di Cesare, qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente.

11Se dun­que sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c'è nulla di vero, nessuno ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare».

12Allora Festo, dopo aver conferito con il consiglio, rispose: «Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai».

 

Paolo davanti ad Agrippa Il, re di Calcide dal 48 al 53, poi te­trarca di Filippi e infine di Galilea dal 55 alla sua morte. Il re e sua sorella Berenice, la futura fidanzata di Tito, esprimono il desiderio di vedere Paolo (Ez 2,1; Is 42,7.16; Ger 1,5-8).

13Erano trascorsi alcuni giorni, quando arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce, per salutare Festo.

14E poiché si tratten­nero parecchi giorni, Festo espose al re il caso di Paolo: «C'è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale,

15durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono con ac­cuse i sommi sacerdoti e gli anziani dei Giudei per reclamarne la condanna.

16Risposi che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l'accusato sia stato messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall'accusa.

17Allora essi convennero qui e io senza indugi il giorno seguen­te sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell'uo­mo.

18Gli accusatori gli si misero attorno, ma non addussero nessuna delle imputazioni criminose che io immaginavo;

19avevano solo con lui alcune questioni relative la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo soste­neva essere ancora in vita.

20Perplesso di fronte a simili contro­versie, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme ed esser giu­dicato là di queste cose.

21Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio dell'imperatore, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare».

22E Agrippa a Festo: «Vorrei anch'io ascoltare quel­l'uomo!». «Domani, rispose, lo potrai ascoltare».

23Il giorno dopo, Agrippa e Berenice vennero con gran pompa ed entrarono nella sala dell'udienza, accompagnati dai tribuni e dai cittadini iù in vista; per ordine di Festo fu fatto entrare anche Paolo.

24Allora Festo disse: «Re Agrippa e cittadini tutti qui presenti con noi, voi avete davanti agli occhi colui sul conto del quale tutto il popolo dei Giudei si è appellato a me, in Ge­rusalemme e qui, per chiedere a gran voce che non resti più in vita.

25 Io però mi sono convinto che egli non ha commesso al­cuna cosa meritevole di morte ed essendosi appellato all'impe­ratore ho deciso di farlo partire.

26Ma sul suo conto non ho nul­la di preciso da scrivere al sovrano; per questo l'ho condotto davanti a voi e soprattutto davanti a te, o re Agrippa, per ave­re, dopo questa udienza, qualcosa da scrivere.

27Mi sembra as­surdo infatti mandare un prigioniero, senza indicare le accuse che si muovono contro di lui».

 

26

1Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, stesa la mano, si difese così:

2«Mi consi­dero fortunato, o re Agrippa, di potermi discolpare da tutte le accuse di cui sono incriminato dai Giudei, oggi qui davanti a te,

3che conosci a perfezione tutte le usanze e questioni riguardanti i Giudei. Perciò ti prego di ascoltarmi con pazienza.

4La mia vi­ta fin dalla mia giovinezza, vissuta tra il mio popolo e a Gerusa­lemme, la conoscono tutti i Giudei;

5essi sanno pure da tempo, se vogliono renderne testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto nella setta più rigida della nostra religione.

6Ed ora mi trovo sotto processo a causa della speranza nella promessa fat­ta da Dio ai nostri padri,

7e che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveran­za. Di questa speranza, o re, sono ora incolpato dai Giudei!

8Perché è considerato inconcepibile fra di voi che Dio risusciti i morti?

9Anch'io credevo un tempo mio dovere di lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno,

10come in realtà feci a Ge­rusalemme; molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con l'auto­rizzazione avuta dai sommi sacerdoti e, quando venivano condannati a morte, anch'io ho votato contro di loro.

11In tutte le sinagoghe cercavo di costringerli con le torture a bestemmiare e, infuriando all'eccesso contro di loro, davo loro la caccia fin nelle città straniere.

12In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con au­torizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno

13vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viag­gio.

14Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro èper te ricalcitrare contro il pungolo.

15E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti.

16Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costi­tuirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quel­le per cui ti apparirò ancora.

17Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando

18ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ot­tengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me.

19Pertanto, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione ce-leste;

20ma prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusa­lemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, pre­dicavo di convertirsi e di rivolgersi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione.

21Per queste cose i Giudei mi assalirono nel tempio e tentarono di uccidermi.

22Ma l'aiuto di Dio mi ha assistito fino a questo giorno, e posso ancora rendere testimonianza agli umili e ai grandi. Null'altro io affermo se non quello che i profeti e Mosè dichiararono che doveva acca­dere,

23che cioè il Cristo sarebbe morto, e che, primo tra i risor­ti da morte, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai pagani».

 

Festo e Agrippa si convincono dell'innocenza di Paolo.

Beato_Angelico_ComunioneApostoli.jpg24Mentr'egli parlava così in sua difesa, Festo a gran voce disse: «Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello!».

25E Paolo: «Non sono pazzo, disse, eccellentissimo Festo, ma sto dicendo parole vere e sagge.

26Il re è al corrente di queste cose e davanti a lui parlo con franchezza. Penso che niente di questo sia sconosciuto, poiché non sono fatti accaduti in segreto.

27Credi, o re Agrippa, nei profeti? So che ci credi».

28E Agrip­pa a Paolo: «Per poco non mi convinci a farmi cristiano!».

29E Paolo: «Per poco o per molto, io vorrei supplicare Dio che non soltanto tu, ma quanti oggi mi ascoltano diventassero così co­me sono io, eccetto queste catene!».

30Si alzò allora il re e con lui il governatore, Berenice, e quelli che avevano preso parte alla seduta

31e avviandosi conversavano insieme e dicevano: «Quest'uomo non ha -fatto nulla che meriti la morte o le catene».

32E Agrippa disse a Festo: «Costui poteva essere rimesso in libertà, se non si fosse appellato a Ce-sare».

 

La partenza per Roma su una nave con duecentosettantasei pas­seggeri (vv. 27-37); scali a Sidone e a Mira di Licia.

27

1Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l'Italia, con-segnarono Paolo, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un cen­turione di nome Giulio della coorte Augusta.

2Salimmo su una nave di Adramitto, che stava per partire verso i porti della pro­vincia d'Asia e salpammo, avendo con noi Aristarco, un Macè­done di Tessalonica.

3Il giorno dopo facemmo scalo a Sidone e Giulio, con gesto cortese verso Paolo, gli permise di recarsi da­gli amici e di riceverne le cure.

4Salpati di là, navigammo al ri­paro di Cipro a motivo dei venti contrari

5e, attraversato il ma­re della Cilicia e della Panfilia, giungemmo a Mira di Licia.

 

Imbarco per l'Italia.

6Qui il centurione trovò una nave di Alessandria in partenza per l'Italia e ci fece salire a bordo.

7Navigammo lentamente pa­recchi giorni, giungendo a fatica all'altezza di Cnido. Poi, sic­come il vento non ci permetteva di approdare, prendemmo a navigare al riparo di Creta, dalle parti di Salmone,

8e costeg­giandola a fatica giungemmo in una località chiamata Buoni Porti, vicino alla quale era la città di Lasèa.

 

La tempesta e il naufragio sull'isola di MaIta.

9Essendo trascorso molto tempo ed essendo ormai pericolosa la navigazione poiché era già passata la festa dell'Espiazione, Paolo li ammoniva dicendo:

10«Vedo, o uomini, che la naviga­zione comincia a essere di gran rischio e di molto danno non so­lo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite».

11Il centurione però dava più ascolto al pilota e al capitano della nave che alle parole di Paolo.

12E poiché quel porto era poco adatto a trascorrervi l'inverno, i più furono del parere di salpa­re di là nella speranza di andare a svernare a Fenice, un porto di Creta esposto a libeccio e a maestrale.

13Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, convinti di potere ormai realizzare il progetto, levarono le ancore e co­steggiavano da vicino Creta.

14Ma dopo non molto tempo si scatenò contro l'isola un vento d'uragano, detto allora «Euroa­quilone».

15La nave fu travolta nel turbine e, non potendo più resistere al vento, abbandonati in sua balia, andavamo alla deriva.

16Mentre passavamo sotto un isolotto chiamato Càudas, a fatica riuscimmo a padroneggiare la scialuppa;

17la tirarono a bordo e adoperarono gli attrezzi per fasciare di gòmene la na­ve. Quindi, per timore di finire incagliati nelle Sirti, calarono il galleggiante e si andava così alla deriva.

18Sbattuti violente­mente dalla tempesta, il giorno seguente cominciarono a getta­re a mare il carico;

19i1 terzo giorno con le proprie mani butta­rono via l'attrezzatura della nave.

20Da vari giorni non compa­rivano più né sole, né stelle e la violenta tempesta continuava a infuriare, per cui ogni speranza di salvarci sembrava ormai perduta.

21Da molto tempo non si mangiava, quando Paolo, alzatosi in mezzo a loro, disse: «Sarebbe stato bene, o uomini, dar retta a me e non salpare da Creta; avreste evitato questo pericolo e questo danno.

22Tuttavia ora vi esorto a non perdervi di corag­gio, perché non ci sarà alcuna perdita di vite in mezzo a voi, ma solo della nave.

23Mi è apparso infatti questa notte un angelo del Dio al quale appartengo e che servo,

24dicendomi: Non te­mere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare ed ecco, Dio ti ha fatto grazia di tutti i tuoi compagni di navigazione.

25Perciò non perdetevi di coraggio, uomini; ho fiducia in Dio che av­verrà come mi è stato annunziato.

26Ma è inevitabile che andia­mo a finire su qualche isola».

27Come giunse la quattordicesima notte da quando andavamo alla deriva nell'Adriatico, verso mezzanotte i marinai ebbero l'impressione che una qualche terra si avvicinava.

28Gettato lo scandaglio, trovarono venti braccia; dopo un breve intervallo, scandagliando di nuovo, trovarono quindici braccia.

29Nel ti­more di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro an­core, aspettando con ansia che spuntasse il giorno.

30Ma poiché i marinai cercavano di fuggire dalla nave e già stavano calando la scialuppa in mare, col pretesto di gettare le ancore da prora, Paolo disse al centurione e ai soldati:

31«Se costoro non riman­gono sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo».

32Allora i soldati recisero le gòmene della scialuppa e la lasciarono cade­re in mare.

33Finché non spuntò il giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo: «Oggi è il quattordicesimo giorno che passate digiuni nel­l'attesa, senza prender nulla.

34Per questo vi esorto a prender cibo; è necessario per la vostra salvezza. Neanche un capello del vostro capo andrà perduto».

35Ciò detto, prese il pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare.

36Tutti si sentirono rianimati, e anch'essi presero cibo.

37Eravamo complessivamente sulla nave duecentosettantasei persone.

38Quando si furono rifocillati, alleggerirono la nave, gettando il frumento in mare.

39Fattosi giorno non riuscivano a riconoscere quella terra, ma notarono un 'insenatura con spiaggia e decisero, se possibile, di spingere la nave verso di essa.

40Levarono le ancore e le lascia­rono andare in mare; al tempo stesso allentarono i legami dei timoni e spiegata al vento la vela maestra, mossero verso la spiaggia.

41Ma incapparono in una secca e la nave vi si incagliò; mentre la prua arenata rimaneva immobile, la poppa minaccia­va di sfasciarsi sotto la violenza delle onde.

42I soldati pensaro­no allora di uccidere i prigionieri, perché nessuno sfuggisse get­tandosi a nuoto,

43ma il centurione, volendo salvare Paolo, im­pedì loro di attuare questo progetto; diede ordine che si gettas­sero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiunsero la ter­ra;

44poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti poterono mettersi in salvo a terra.

 

Soggiorno a Malta. Paolo è morso da una vipera, ma senza conseguenze, come Gesù aveva promesso ai suoi apostoli (Mc 16,18).

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Baciccio_Apotheosis_of_the_Franciscan_Order_1707_Basilica_Santi_XII_Apostoli_Rome.jpg1Una volta in salvo, venimmo a sapere che l'isola si chia­mava Malta.

2Gli indigeni ci trattarono con rara umanità; ci ac­colsero tutti attorno a un gran fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia ed era freddo.

3Mentre Paolo raccoglieva un fascio di sarmenti e lo gettava sul fuoco, una vi­pera, risvegliata dal calore, lo morse a una mano.

4A1 vedere la serpe pendergli dalla mano, gli indigeni dicevano tra loro: «Certamente costui è un assassino, se, anche scampato dal ma­re, la Giustizia non lo lascia vivere».

5Ma egli scosse la serpe nel fuoco e non ne patì alcun male.

6Quella gente si aspettava di vederlo gonfiare e cadere morto sul colpo, ma, dopo avere molto atteso senza vedere succedergli nulla di straodinario, cambiò parere e diceva che era un dio.

7Nelle vicinanze di quel luogo c~era un terreno appartenente al «primo» dell'isola, chiamato Publio; questi ci accolse e ci ospi­tò con benevolenza per tre giorni.

8Avvenne che il padre di Pu­blio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria; Paolo l'andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì.

9Dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano malattie accorrevano e venivano sanati;

10ci colmarono di onori e al momento della partenza ci rifornirono di tutto il necessa­rio.

 

Da Malta a Roma attraverso Siracusa, Reggio, Pozzuoli.

11Dopo tre mesi salpammo su una nave di Alessandria che ave­va svernato nell'isola, recante l'insegna dei Diòscuri.

12Approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni

13e di qui, co­steggiando, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l'indomani arrivammo a Pozzuoli.

14Qui trovam­mo alcuni fratelli, i quali ci invitarono a restare con loro una settimana. Partimmo quindi alla volta di Roma.

15I fratelli di là, avendo avuto notizie di noi, ci vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio.

 

Paolo a Roma: benché prigioniero fino alla sua comparizione davanti a Cesare, può ricevere le visite che desidera, come a Ce­sarea. Ai notabili giudei che convoca, espone il suo caso.

16Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per suo conto con un soldato di guardia.

17Dopo tre giorni, egli convocò a sé i più in vista tra i Giudei e venuti che furono, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo e contro le usanze dei padri, sono stato ar­restato a Gerusalemme e consegnato in mano dei Romani.

18Questi, dopo avermi interrogato, volevano rilasciarmi, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte.

19Ma conti­nuando i Giudei ad opporsi, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere con questo muovere accuse contro il mio popolo.

20Ecco perché vi ho chiamati, per vedervi e parlar­vi, poiché è a causa della speranza d'Israele che io sono legato da questa catena».

21Essi gli risposero: «Noi non abbiamo rice­vuto nessuna lettera sul tuo conto dalla Giudea né alcuno dei fratelli è venuto a riferire o a parlar male dite.

22Ci sembra be­ne tuttavia ascoltare da te quello che pensi; di questa setta in­fatti sappiamo che trova dovunque opposizione».

 

A Roma come negli altri luoghi, Paolo annuncia la buona novel­la dapprima ai giudei; ma anche qui la fede dei pagani si con­trappone all'incredulità dei giudei. Questi compiono inconsape­volmente la profezia di Isaia che gli evangelisti pongono già sul­le labbra di Gesù (Mt 13,14-15; Mc 4,12; Gv 12,40).

23E fissatogli un giorno, vennero in molti da lui nel suo allog­gio; egli dal mattino alla sera espose loro accuratamente, ren­dendo la sua testimonianza, il regno di Dio, cercando di con­vincerli riguardo a Gesù, in base alla Legge di Mosè e ai Profe­ti.

24Alcuni aderirono alle cose da lui dette, ma altri non vollero credere

25e se ne andavano discordi tra loro, mentre Paolo di­ceva questa sola frase: «Ha detto bene lo Spirito Santo, per bocca del profeta Isaia, ai nostri padri:

26Va' da questo popolo e di' loro: Udrete con i vostri orecchi, ma non comprenderete; guarderete con i vostri occhi, ma non vedrete.

27Perché il cuore di questo popolo si è indurito: e hanno ascoltato di mala voglia con gli orecchi; hanno chiuso i loro occhi per non vedere con gli occhi non ascoltare con gli orecchi, non comprendere nel loro cuore e non convertirsi, perché io li risani.

28Sia dunque noto a voi che questa salvezza di Dio viene ora ri­volta ai pagani ed essi l'ascolteranno!».

f29J.

Epilogo (61-63 d. C.). Il limite massimo previsto dalla legge per un processo davanti al tribunale dell'imperatore era di due anni. Attendendo di essere giudicato, Paolo impartisce il suo insegna­mento sul Signore Gesù come lo aveva precisa!o qualche anno prima (inverno 57-58) nella lettera ai Romani. E in questo perio­do che scrive pure ai Colossesi, agli Efesini e a Filemone. Il libro degli Atti, che ha inizio a Gerusalemme come il Vangelo di Lu­ca, si conclude a Roma.

30Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui,

31annunziando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signo­re Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.

30/11/2010

ATTI DEGLI APOSTOLI 6

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domenico_ghirlandaio_137_vocazione_dei_primi_apostoli_1481.jpg1Appena cessato il tumulto, Paolo mandò a chiamare i discepoli e, dopo averli incoraggiati, li salutò e si mise in viag­gio per la Macedonia.

2Dopo aver attraversato quelle regioni, esortando con molti discorsi i fedeli, arrivò in Grecia.

 

Partenza da Corinto. Paolo rinuncia a raggiungere direttamente per mare Gerusalemme per evitare un complotto (23,12). Fa ritor­no attraverso la Macedonia. A Filippi ritrova Luca (cf. il «noi») che ormai sarà suo compagno fino a Roma (Rm 15,30-32).

3Trascorsi tre mesi, poiché ci fu un complotto dei Giudei con­tro di lui, mentre si apprestava a salpare per la Siria, decise di far ritorno attraverso la Macedonia.

4Lo accompagnarono Sò­patro di Berèa, figlio di Pirro, Aristarco e Secondo di Tessalo­nica, Gaio di Derbe e Timòteo, e gli asiatici Tichico e Tròfimo.

5Questi però, partiti prima di noi ci attendevano a Tròade;

6noi invece salpammo da Filippi dopo i giorni degli Azzimi e li rag­giungemmo in capo a cinque giorni a Tròade dove ci trattenem­mo una settimana.

 

A Troade, Paolo e il ragazzo caduto dalla finestra. La domeni­ca, Paolo spezza il pane, poi risuscita un adolescente come ave­vano fatto Elia ed Eliseo col figlio della vedova di Sarepta (1Re 17,17-24) e col figlio della sunamita (2Re 4,30-37).

7Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva partire il iorno dopo, prolungò la conversazione fino a mezzanotte.

8C'era un buon numero di lampade nella stanza al piano supe­riore, dove eravamo riuniti;

9un ragazzo chiamato Eutico, che stava seduto sulla finestra, fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal son­no, cadde dal terzo piano e venne raccolto morto.

10Paolo allo­ra scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse: «Non vi turbate; è ancora in vita!».

11Poi risalì, spezzò il pane e ne mangiò e dopo aver parlato ancora molto fino all'alba, partì.

12lntanto avevano ricondotto il ragazzo vivo, e si sentirono molto consolati.

 

Discorso di Paolo ai capi della comunità di Efeso venuti a incon­trarlo. Egli ricorda il suo ministero e il suo comportamento.

13Noi poi, che eravamo partiti per nave, facemmo vela per As­so, dove dovevamo prendere a bordo Paolo; così infatti egli aveva deciso, intendendo di fare il viaggio a piedi.

14Quando ci ebbe raggiunti ad Asso, lo prendemmo con noi e arrivammo a Mitilène.

15Salpati da qui il giorno dopo, ci trovammo di fronte a Chio; l'indomani toccammo Samo e il giorno dopo giungem­mo a Milèto.

16Paolo aveva deciso di passare al largo di Èfeso per evitare di subire ritardi nella provincia d'Asia: gli premeva di essere a Gerusalemme, se possibile, per il giorno della Pen­tecoste.

17Da Milèto mandò a chiamare subito ad Èfeso gli anziani della Chiesa.

18Quando essi giunsero disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo:

19ho servito il Signore con tut­ta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei.

20Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case,

21scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Ge­sù.

22Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io. vado a Gerusalem­me senza sapere ciò che là mi accadrà.

23So soltanto che lo Spi­rito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tri­bolazioni.

24Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nul­la, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messag­gio della grazia di Dio.

25Ecco, ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio.

26Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza col­pa riguardo a coloro che si perdessero,

27perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio.

 

Paolo invita alla vigilanza e passa agli addii.

28Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue.

29Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non rispar­mieranno il gregge;

30perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé.

31Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e gior­no,io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi.

32Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità con tutti i santifi­cati.

33Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nes­suno.

34Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani.

35In tutte le manie­re vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che el ricevere!».

36Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò.

37Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano,

38addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino al­la nave.

 

Da Mileto a Gerusalemme in compagnia di Luca, nonostante le pressioni dei discepoli.

 

21

1Appena ci fummo separati da loro, salpammo e per la via diretta giungemmo a Cos, il giorno seguente a Rodi e di qui a Pàtara.

2Trovata qui una nave che faceva la traversata per la Fenicia, vi salimmo e prendemmo il largo.

3Giunti in vista di Cipro, ce la lasciammo a sinistra e, continuando a navigare ver­so la Siria, giungemmo a Tiro, dove la nave doveva scaricare.

4Avendo ritrovati i discepoli, rimanemmo colà una settimana, ed essi, mossi dallo Spirito, dicevano a Paolo di non andare a Gerusalemme.

5Ma quando furon passati quei giorni, uscimmo e ci mettemmo in viaggio, accompagnati da tutti loro con le mogli e i figli sin fuori della città. Inginocchiati sulla spiaggia pregammo, poi ci salutammo a vicenda;

6noi salimmo sulla na­ve ed essi tornarono alle loro case.

7Terminata la navigazione, da Tiro approdammo a Tolemàide, dove andammo a salutare i fratelli e restammo un giorno con loro.

8Ripartiti il giorno seguente, giungemmo a Cesarèa; ed entrati nella casa dell'evangelista Filippo, che era uno dei Sette, so­stammo presso di lui.

9Egli aveva quattro figlie nubili, che ave­vano il dono della profezia.

10Eravamo qui da alcuni giorni, quando giunse dalla Giudea un profeta di nome Agabo.

11Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le ma­ni e disse: «Questo dice lo Spirito Santo: l'uomo a cui appartie­ne questa cintura sarà legato così dai Giudei a Gerusalemme e verrà quindi consegnato nelle mani dei pagani».

12All'udir que­ste cose, noi e quelli del luogo pregammo Paolo di non andare più a Gerusalemme.

13Ma Paolo rispose: «Perché fate così, continuando a piangere e a spezzarmi il cuore? Io sono pronto non soltanto a esser legato, ma a morire a Gerusalemme p~~r il nome del Signore Gesù».

14E poiché non si lasciava persuade­re, smettemmo di insistere dicendo: «Sia fatta la volontà del Si­gnore!».

 

Paolo giunge a Gerusalemme. Si reca al tempio con quattro cri­stiani di origine giudea che avevano fatto un voto e dovevano la­sciarsi crescere i capelli fino al compimento del voto. Secondo la consuetudine giudaica, dovevano purificarsi e offrire sacrifici molto costosi. Su consiglio di Giacomo, Paolo si unisce a loro e si addebita tutte le spese.

15Dopo questi giorni, fatti i preparativi, salimmo verso Gerusa­lemme.

16Vennero con noi anche alcuni discepoli da Cesarèa, i quali ci condussero da un certo Mnasòne di Cipro, discepolo della prima ora, dal quale ricevemmo ospitalità.

17Arrivati a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero festosamente.

18L'indomani Paolo fece visita a Giacomo insieme con noi: c’e­rano anche tutti gli anziani.

19Dopo aver rivolto loro il saluto, egli cominciò a esporre nei particolari quello che Dio aveva fat­to tra i pagani per mezzo suo.

20Quand'ebbero ascoltato, essi davano gloria a Dio; quindi dissero a Paolo: «Tu vedi, o fratel­lo, quante migliaia di Giudei sono venuti alla fede e tutti sono gelosamente attaccati alla legge.

21Ora hanno sentito dire di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani che ab­bandonino Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non seguire più le nostre consuetudini.

22Che facciamo? Sen­za dubbio verranno a sapere che sei arrivato.

23Fa' dunque quanto ti diciamo: vi sono fra noi quattro uomini che hanno un voto da sciogliere.

24Prendili con te, compila purificazione in­sieme con loro e paga tu la spesa per loro perché possano ra­dersi il capo. Così tutti verranno a sapere che non c'è nulla di vero in ciò di cui sono stati informati, ma che invece anche tu ti comporti bene osservando la legge.

25Quanto ai pagani che so­no venuti alla fede, noi abbiamo deciso ed abbiamo loro scritto che si astengano dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, da ogni animale soffocato e dalla impudicizia».

26Allora Paolo prese con sé quegli uomini e il giorno seguente, fatta insieme con loro la purificazione, entrò nel tempio per co­municare il compimento dei giorni della purificazione, quando sarebbe stata presentata l'offerta per ciascuno di loro.

 

L'ARRESTO DI PAOLO E IL VIAGGIO DELLA PRIGIONIA

 

dodici-apostoli.jpgArresto di Paolo, accusato di aver introdotto un pagano (dive­nuto cristiano) nel vestibolo del tempio riservato ai soli giudei e il cui accesso era proibito ai pagani sotto pena di morte. I giudei si impadroniscono di Paolo e stanno per ucciderlo quando, scambiandolo per un noto ribelle, il tribuno, capo della guardia romana (formata da una coorte), lo conduce nella fortezza An­tonia.

27Stavano ormai per finire i sette giorni, quando i Giudei della provincia d'Asia, vistolo nel tempio, aizzarono tutta la folla e misero le mani su di lui gridando:

28«Uomini d'Israele, aiuto! Questo è l'uomo che va insegnando a tutti e dovunque contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo; ora ha introdot­to perfino dei Greci nel tempio e ha profanato il lu9go santo!».

29Avevano infatti veduto poco prima Tròfimo di Efeso in sua compagnia per la città, e pensavano che Paolo lo avesse fatto entrare nel tempio.

30Allora tutta la città fu in subbuglio e il po­polo accorse da ogni parte. Impadronitisi di Paolo, lo trascina­rono fuori del tempio e subito furono chiuse le porte.

31Stavano già cercando di ucciderlo, quando fu riferito al tribuno della coorte che tutta Gerusalemme era in rivolta.

32ìmmediatamente egli prese con sé dei soldati e dei centurioni e si precipitò verso i rivoltosi. Alla vista del tribuno e dei soldati, cessarono di percuotere Paolo.

33Allora il tribuno si avvicinò, lo arrestò e ordinò che fosse legato con due catene; intanto s'informava chi fosse e che cosa avesse fatto.

34Tra la folla però chi diceva una cosa, chi un'altra. Nell'impossibilità di accertare la realtà dei fatti a causa della confusione, ordinò di condurlo nella fortez­za.

35Quando fu alla gradinata, dovette essere portato a spalla dai soldati a causa della violenza della folla.

36La massa della gente infatti veniva dietro, urlando: «A morte!».

 

Paolo si fa riconoscere.

37Su1 punto di esser condotto nella fortezza, Paolo disse al tri­buno: «Posso dirti una parola?». «Conosci il greco?, disse quel­lo.

38Allora non sei quell'Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila ribelli?».

39Rispose Paolo: «Io sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non certo senza importanza. Ma ti prego, lascia che ri­volga la parola a questa gente».

40Avendo egli acconsentito, Paolo, stando in piedi sui gradini, fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse loro la parola in ebraico dicendo:

 

Discorso ai giudei. (Gal 1, 13-14).

 

22

1«Fratelli e padri, ascoltate la mia difesa davanti a voi».

2Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero si­lenzio ancora di più.

3Ed egli continuò: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città, formato al­la scuola di Gamalièle nelle più rigide norme della legge pater­na, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi.

4Io perse­guitai a morte questa nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione uomini e donne,

5come può darmi testimonianza il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro rice­vetti lettere per i nostri fratelli di Damasco e partii per condur­re anche quelli di là come prigionieri a Gerusalemme, per esse­re puniti.

6Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mez­zogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me;

7caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Sau­lo, perché mi perseguiti?

8Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti.

9Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava.

10Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia.

11E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco.

12Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti,

13venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quel­l'istante io guardai verso di lui e riebbi la vista.

14Egli soggiun­se: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca,

15perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uo­mini delle cose che hai visto e udito.

16E ora perché aspetti? Al­zati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome.

17Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi

18e vidi Lui che mi diceva: Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me.

19E io dissi: Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nelle sinagoghe quelli che cre­devano in te;

20quando si versava il sangue di Stefano, tuo testi­mone, anch'io ero presente e approvavo e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano.

21Allora mi disse: Va', perché io ti manderò lontano, tra i pagani».

 

chiamata_apostoli.JPGPaolo cittadino romano. L'allusione a una predicazione aipaga­ni scatena una vera sommossa da parte della folla. Volendo co­noscerne la ragione, il tribuno pensa di far torturare Paolo per­ché confessi il crimine che può aver commesso.

22Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma allora al­zarono la voce gridando: «Toglilo di mezzo; non deve più vive­re!».

23E poiché continuavano a urlare, a gettar via i mantelli e a lanciar polvere in aria,

24i1 tribuno ordinò di portarlo nella fortezza, prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello al fine di sapere per quale motivo gli gridavano contro in tal modo.

25Ma quando l'ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al cen­turione che gli stava accanto: «Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?».

26Udito ciò, il centurione cor­se a riferire al tribuno: «Che cosa stai per fare? Quell'uomo èun romano!».

27Allora il tribuno si recò da Paolo e gli doman­dò: «Dimmi, tu sei cittadino romano?». Rispose: «Sì».

28Replicò il tribuno: «Io questa cittadinanza l'ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!».

29E subi­to si allontanarono da lui quelli che dovevano interrogarlo. An­che il tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cit­tadino romano e che lui lo aveva messo in catene.

30Il giorno seguente, volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i sommi sacerdoti e tutto il si­nedrio; vi fece condurre Paolo e lo presentò davanti a loro.

 

Comparsa davanti al sinedrio. In conformità a quanto Gesù aveva annunciato per i suoi discepoli, anche Paolo compare suc­cessivamente davanti al sinedrio, a governatori (Felice e Festo) e a re (Agrippa; Es 22,27).

 

23

1Con lo sguardo fisso al sinedrio Paolo disse: «Fratelli, io ho agito fino ad oggi davanti a Dio in perfetta rettitudine di coscienza».

2Ma il sommo sacerdote Anania ordinò ai suoi assi­stenti di percuoterlo sulla bocca.

3Paolo allora gli disse: «Dio percuoterà te, muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi secondo la legge e contro la legge comandi di percuotermi?».

4E i presenti dissero: «Osi insultare il sommo sacerdote di Dio?».

5Ri­spose Paolo: «Non sapevo, fratelli, che è il sommo sacerdote; sta scritto infatti: Non insulterai il capo del tuo popolo».

6Paolo sapeva che nel sinedrio una parte era di sadducei e una parte di farisei; disse a gran voce: «Fratelli, io sono un fariseo, figlio di farisei; io sono chiamato in giudizio a motivo della spe­ranza nella risurrezione dei morti».

7Appena egli ebbe detto ciò, scoppiò una disputa tra i farisei e i sadducei e l'assemblea si divise.

8I sadducei infatti affermano che non c e risurrezione, né angeli, né spiriti; i farisei invece professano tutte queste co­se.

9Ne nacque allora un grande clamore e alcuni scribi del par­tito dei farisei, alzatisi in piedi, protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest'uomo. E se uno spirito o un an­gelo gli avesse parlato davvero?».

10La disputa si accese a tal punto che il tribuno, temendo che Paolo venisse linciato da co­storo, ordinò che scendesse la truppa a portarlo via di mezzo a loro e ricondurlo nella fortezza.

11La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimonia­to per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda te­stimonianza anche a Roma».

 

Complotto di giudei contro Paolo.

12Fattosi giorno, i Giudei ordirono una congiura e fecero voto con giuramento esecratorio di non toccare né cibo né bevanda, sino a che non avessero ucciso Paolo.

13Erano più di quaranta quelli che fecero questa congiura.

14Si presentarono ai sommi sacerdoti e agli anziani e dissero: «Ci siamo obbligati con giura­mento esecratorio di non assaggiare nulla sino a che non avre­mo ucciso Paolo.

15Voi dunque ora, insieme al sinedrio, fate di­re al tribuno che ve lo riporti, col pretesto di esaminare più at­tentamente il suo caso; noi intanto ci teniamo pronti a uccider­lo prima che arrivi».

16Ma il figlio della sorella di Paolo venne a sapere del complot­to; si recò alla fortezza, entrò e ne informò Paolo.

17Questi al­lora chiamò uno dei centurioni e gli disse: «Conduci questo gio­ vane dal tribuno, perché ha qualche cosa da riferirgli».

18Il cen­turione lo prese e lo condusse dal tribuno dicendo: «Il prigio­niero Paolo mi ha fatto chiamare e mi ha detto di condurre da te questo giovanetto, perché ha da dirti qualche cosa».

19Il tri­buno lo prese per mano, lo condusse in disparte e gli chiese: «Che cosa è quello che hai da riferirmi?».

20Rispose: «I Giudei si sono messi d'accordo per chiederti di condurre domani Paolo nel sinedrio, col pretesto di informarsi più accuratamente nei suoi riguardi.

21Tu però non lasciarti convincere da loro, poiché più di quaranta dei loro uomini hanno ordito un complotto, fa­cendo voto con giuramento esecratorio di non prendere cibo né bevanda finché non l'abbiano ucciso; e ora stanno pronti, aspettando che tu dia il tuo consenso».

22Il tribuno congedò il giovanetto con questa raccomandazione: «Non dire a nessuno che mi hai dato queste informazioni».

 

Trasferimento di Paolo a Cesarea perché compaia davanti a Fe­lice, governatore della Giudea dal 52 al 59.

23Fece poi chiamare due dei centurioni e disse: «Preparate due­cento soldati per andare a Cesarèa insieme con settanta cava­lieri e duecento lanceri, tre ore dopo il tramonto.

24Siano pron­te anche delle cavalcature e fatevi montare Paolo, perché sia condotto sano e salvo dal governatore Felice».

25Scrisse anche una lettera in questi termini:

26«Claudio Lisia all'eccellentissi­mo governatore Felice, salute.

27Quest'uomo è stato assalito dai Giudei e stava per essere ucciso da loro; ma sono interve­nuto con i soldati e l'ho liberato, perché ho saputo che è cittadi­no romano.

28Desideroso di conoscere il motivo per cui lo accu­savano, lo condussi nel loro sinedrio.

29Ho trovato che lo si ac­cusava per questioni relative alla loro legge, ma che in realtà non c'erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia.

30Sono stato però informato di un complotto contro quest'uomo da parte loro, e così l'ho mandato da te, av­vertendo gli accusatori di deporre davanti a te quello che han­no contro di lui. Sta' bene».

31Secondo gli ordini ricevuti, i soldati presero Paolo e lo con­dussero di notte ad Antipàtride.

32Il mattino dopo, lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui, se ne tornarono alla fortezza.

33I cavalieri, giunti a Cesarèa, consegnarono la lettera al governatore e gli presentarono Paolo.

34Dopo averla letta, domandò a Paolo di quale provincia fosse e, saputo che era del­la Cilicia, disse:

35«Ti ascolterò quando saranno qui anche i tuoi accusatori». E diede ordine di custodirlo nel pretorio di Erode.

27/11/2010

ATTI DEGLI APOSTOLI 5

SECONDO VIAGGIO

In Asia Minore, tranne Efeso, e in Grecia.

Paolo si separa da Bàrnaba e si aggrega Sila (o Silvano).

La missione Apostoli.jpg36Dopo alcuni giorni Paolo disse a Bàrnaba: «Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno».

37Bàrnaba vo­leva prendere insieme anche Giovanni, detto Marco,

38ma Pao­lo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allonta­nato da loro nella Panfilia e non aveva voluto partecipare alla loro opera.

39Il dissenso fu tale che si separarono l'uno dall'al­tro; Bàrnaba, prendendo con sé Marco, s'imbarcò per Cipro.

40Paolo invece scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.

 

Missione in Licaonia, incontro con Timoteo.

41E attraversando la Siria e la Cilicia, dava nuova forza alle co­munità.

 

16

1Paolo si recò a Derbe e a Listra. C'era qui un discepolo chiamato Timòteo, figlio di una donna giudea credente e di pa­dre greco;

2egli era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icò­nio.

3Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circonci­dere per riguardo ai Giudei che si trovavano in quelle regioni; tutti infatti sapevano che suo padre era greco.

4Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e da­gli anziani di Gerusalemme, perché le osservassero.

5Le comu­nità intanto si andavano fortificando nella fede e crescevano di numero ogni giorno.

 

Paolo si aggrega Luca a Tròade. Diario di viaggio di Luca. Pao­lo lo lascerà a Filippi (16,40) e lo ritroverà colà durante il terzo viaggio (20,5; Gal 4,12-15).

6Attraversarono quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro di predicare la parola nella provincia di Asia.

7Raggiunta la Misia, si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro;

8cosi, attra­versata la Misia, discesero a Tròade.

9Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un Macedone e lo suppli­cava: «Passa in Macedonia e aiutaci!».

10Dopo che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore.

 

Filippi, città della Macedonia. (Cf Fil, in particolare 1,51; 4,1.15-16).

11Salpati da Tròade, facemmo vela verso Samotràcia e il giorno dopo verso Neàpoli e

12di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia. Restammo in questa città alcuni giorni;

13il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiu­me, dove ritenevamo che si facesse la preghiera, e sedutici ri­volgevamo la parola alle donne colà riunite.

14C'era ad ascolta­re anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le apri il cuore per aderire alle parole di Paolo.

15Dopo esser stata bat­tezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò: «Se avete giudicato ch'io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa». E ci costrinse ad accettare.

16Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una gio­vane schiava, che aveva uno spirito di divinazione e procurava molto guadagno ai suoi padroni facendo l'indovina.

17Essa se­guiva Paolo e noi gridando: «Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza».

18Questo fece per molti giorni finché Paolo, mal sopportando la cosa, si volse e disse allo spirito: «In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei». E lo spirito parti all'istante.

19Ma vedendo i padroni che era partita anche la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della città;

20presentandoli ai magistrati dissero: «Questi uomini gettano il disordine nella nostra città; sono Giudei

21e predicano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare».

22La folla allora insorse contro di loro, mentre i ma­gistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli

23e dopo averli caricati di colpi, li gettarono in prigione e ordi­narono al carceriere di far buona guardia.

24Egli, ricevuto que­st'ordine, li gettò nella cella più interna della prigione e strinse i loro piedi nei ceppi.

 

Liberazione dei missionari. Nell'ottica dei primi cristiani nutriti delle Scritture, uno sconvolgimento materiale deve necessaria­mente accompagnare uno sconvolgimento spirituale.

25Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli.

26D'improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti.

27Il carceriere si svegliò e vedendo aperte le por­te della prigione, tirò fuori la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti.

28Ma Paolo gli gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui».

29Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila;

30poi li condusse fuori e disse: «Signori, cosa devo fare per esser salvato?».

31Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia».

32E annunziarono la parola del Si­gnore a lui e a tutti quelli della sua casa.

33Egli li prese allora in disparte a quella medesima ora della notte, ne lavò le piaghe e subito si fece battezzare con tutti i suoi;

34poi li fece salire in ca­sa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

35Fattosi giorno, i magistrati inviarono le guardie a dire: «Libe­ra quegli uomini !».

36Il carceriere annunziò a Paolo questo messaggio: «I magistrati hanno ordinato di lasciarvi andare! Potete dunque uscire e andarvene in pace».

37Ma Paolo disse alle guardie: «Ci hanno percosso in pubblico e senza processo, sebbene siamo cittadini romani, e ci hanno gettati in prigione; e ora ci fanno uscire di nascosto? No davvero! Vengano di per­sona a condurci fuori!».

38E le guardie riferirono ai magistrati queste parole. All'udire che erano cittadini romani, si spaven­tarono;

39vennero e si scusarono con loro; poi li fecero uscire e li pregarono di partire dalla città.

40Usciti dalla prigione, si re­carono a casa di Lidia dove, incontrati i fratelli, li esortarono e poi partirono.

 

Paolo e Sila a Tessalonica. (1 Ts 1,5-7; 2,14-16).

 

17

Gesù risorto apostoli Guercino.jpg1Seguendo la via di Anfipoli e APollonia: giunsero a Tessalonica, dove c'era una sinagoga dei Giudei.

2Come era sua consuetudine Paolo vi andò e per tre sabati discusse con lo­ro sulla base delle Scritture,

3spiegandole e dimostrando che il Cristo doveva morire e risuscitare dai morti; il Cristo, diceva, è quel Gesù che io vi annunzio.

4Alcuni di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un buon numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà.

5Ma i Giudei, ingelositi, trassero dalla loro parte alcuni pessimi indi­vidui di piazza e, radunata gente, mettevano in subbuglio la cit­tà. Presentatisi alla casa di Giàsone, cercavano Paolo e Sila per condurli davanti al popolo.

6Ma non avendoli trovati, trascina­rono Giàsone e alcuni fratelli dai capi della città gridando: «Quei tali che mettono il mondo in agitazione sono anche qui e Giàsone li ha ospitati.

7Tutti costoro vanno contro i decreti del­l'imperatore, affermando che c'è un altro re, Gesù».

8Così mi­sero in agitazione la popolazione e i capi della città che udivano queste cose;

9tuttavia, dopo avere ottenuto una cauzione da Giàsone e dagli altri, li rilasciarono.

 

Breve soggiorno a Berèa. I giudei di Tessalonica, dopo aver ob­bligato Paolo a lasciare Berèa per Atene, creano con tutta pro­babilità delle difficoltà per i cristiani della città.

10Ma i fratelli subito, durante la notte, fecero partire Paolo e Sila verso Berèa. Giunti colà entrarono nella sinagoga dei Giu­dei.

11Questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalo­nica ed accolsero la parola con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così.

12Molti di loro credettero e anche alcune donne greche della nobiltà e non pochi uomini.

13Ma quando i Giudei di Tes­salonica vennero a sapere che anche a Berèa era stata annun­ziata da Paolo la parola di Dio, andarono anche colà ad agitare e sobillare il popolo.

14Allora i fratelli fecero partire subito Paolo per la strada verso il mare, mentre Sila e Timòteo rima­sero in città.

15Quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l'ordine per Sila e Timò­teo di raggiungerlo al più presto.

 

Paolo ad Atene. Il discorso davanti all'areòpago, termine che designava sia il supremo tribunale di Atene, sia la collina accan­to al Partenone. I greci scambiano per una dea la risurrezione di cui parla loro Paolo.

16Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al vedere la città piena di idoli.

17Discuteva frattanto nella sina­goga con i Giudei e i pagani credenti in Dio e ogni giorno sulla piazza principale con quelli che incontrava.

18Anche certi filo­sofi epicurei e stoici discutevano con lui e alcuni dicevano: «Che cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?». E altri: «Sembra essere un annunziatore di divinità straniere»; poiché annunziava Gesù e la risurrezione.

19Presolo con sé, lo condus­sero sull'Areòpago e dissero: «Possiamo dunque sapere qual èquesta nuova dottrina predicata da te?

20Cose strane per vero ci metti negli orecchi; desideriamo dunque conoscere di che cosa si tratta».

21Tutti gli Ateniesi infatti e gli stranieri colà residenti non avevano passatempo più gradito che parlare e sentir parlare.

 

Discorso di Paolo, tipo della sua predicazione ai pagani colti.

22Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Areòpago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dèi.

23Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio.

24Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo

25né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa.

26Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spa­zio,

27perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andan­do come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi.

28In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo.

29Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana.

30Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi,

31poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

 

Insuccesso di Paolo, nonostante qualche conversione tra cui quella di Dionigi l'areopagita che una tradizione identifica col primo vescovo di Parigi. Questa volta senza esservi costretto, Paolo lascia Atene per Corinto attraverso la via sacra che passa­va da Eleusi.

32Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un'altra vol­ta».

33Così Paolo uscì da quella riunione.

34Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell'Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.

 

Soggiorno di un anno e mezzo a Corinto.

 

18

1Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corin­to.

2Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall'Italia con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro

3e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fab­bricatori di tende.

 

I giudei rifiutano di credere in Gesù, ad eccezione di Crispo che Paolo battezza (iCor 1,14). L'apostolo si rivolge quindi ai pa­gani, in questa città che passava per una delle più corrotte del­l'impero. Il Signore rassicura Paolo ricordandogli che se l'uomo «pianta e irriga», Dio solo fa crescere (1Cor 3,6).

4Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persua­dere Giudei e Greci.

5Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si de­dicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo.

6Ma poiché essi gli si opponevano e bestem­miavano, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io andrò dai pagani».

7E andatosene di là, entrò nella casa di un tale chia­mato Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione era ac­canto alla sinagoga.

8Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti dei Corin­zi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare.

9E una notte in visione il Signore disse a Paolo: «Non aver pau­ra, ma continua a parlare e non tacere,

10perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo nu­meroso in questa città».

11Così Paolo si fermò un anno e mez­zo, insegnando fra loro la parola di Dio.

 

Davanti al tribunale di Gallione. Secondo un'iscrizione scoperta a Delfi, questo funzionario romano fu proconsole nel 52; ciò permette di datare con una certa sicurezza il soggiorno di Paolo a Corinto (1Cor 2,1-5 e 1,14-17), e quindi la maggior parte dei suoi spostamenti precedenti e seguenti.

12Mentre era proconsole dell'Acaia Gallione, i Giudei insorse­ro in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo:

13«Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge».

14Paolo stava per rispondere, ma Gallio­ne disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto  di un'azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione.

15Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende».

16E li fece cacciare dal tribunale.

17Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò.

 

Ritorno ad Antiochia di Siria.

Ges_risorto_appare_agli_apostoli.jpg18Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagiare i capelli a causa di un voto che aveva fatto.

19Giunsero a Efeso, dove lasciò i due co­niugi, ed entrato nella sinagoga si mise a discutere con i Giu­dei.

20Questi lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma non ac­consentì.

21Tuttavia prese congedo dicendo: «Ritornerò di nuo­vo da voi, se Dio lo vorrà» quindi partì da Efeso.

22Giunto a Cesarèa, si recò a salutare la Chiesa di Gerusalemme e poi sce­se ad Antiòchia.

 

TERZO VIAGGIO MISSIONARIO

 

Di nuovo in Asia minore, compresa Èfeso, poi in Grecia e a Ge­rusalemme.

 

Missione in Galazia e Frigia. (1Cor 16,1).

23Trascorso colà un po' di tempo, partì di nuovo percorrendo di seguito le regioni della Galazia e della Frigia, confermando nella fede tutti i discepoli.

 

Soggiorno ad Efeso, allora una delle più belle città dell'impero, capitale della provincia romana d'Asia; Paolo voleva recarvisi fin dal suo primo viaggio (16,6) e non fa che passarvi durante il secondo (18,20).

 

Arrivo e attività di Apollo, giudeo di Alessandria che da Efeso si recherà a Corinto. Paolo parla di lui in lCor 1,12 e 3,5-6, ma anche in 16,21. Lo ricorda tra i suoi collaboratori al termine del­la sua vita (Tt 3,12).

24Arrivò a Èfeso un Giudeo, chiamato Apollo, nativo di Ales­sandria, uomo colto, versato nelle Scritture.

25Questi era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene cono­scesse soltanto il battesimo di Giovanni.

26Egli intanto comin­ciò a parlare francamente nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio.

27Poiché egli desiderava passare nel­l'Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto colà, fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti;

28confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente at­traverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

 

Paolo e i discepoli di Giovanni.

 

19

1Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le re­gioni dell'altopiano, giunse a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli

2e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete ve­nuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno senti­to dire che ci sia uno Spirito Santo».

3Ed egli disse: «Quale bat­tesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero.

4Disse allora Paolo: «Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù».

5Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù

6e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavatio.

7Erano in tutto circa dodici uomini.

 

Fondazione della comunità di Efeso. Soggiorno di due anni a Efeso, dove Paolo scrive la prima lettera ai Corinzi (1 Cor) e, probabilmente, le lettere ai Filippesi e ai Galati.

8Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori circa il regno di Dio.

9Ma poiché alcuni si ostinavano e si rifiutavano di credere dicendo male in pubblico di questa nuova dottrina, si staccò da loro separando i discepoli e continuò a discutere ogni giorno nella scuola di un certo Tiranno.

10Questo durò due anni, col risultato che tutti gli abitanti della provincia d'Asia, Giudei e Greci, poterono ascoltare la parola del Signore.

 

Gli esorcisti giudei. Notiamo con meraviglia che gli stessi segni compiuti da Cristo nel Vangelo di Luca, vengono qui attribuiti a Paolo. Alcuni pensano che si debba vedere in questa analogia l’importanza crescente che Luca attribuisce a questo apostolo.

11Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo,

12a1 punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano.

13Alcuni esorcisti dmbulanti giudei si provarono a invocare an­ch'essi il nome del Signore Gesù sopra quanti avevano spiriti cattivi, dicendo: «Vi scongiuro per quel Gesù che Paolo predi­ca».

14Facevano questo sette figli di un certo Sceva, un sommo sacerdote giudeo.

15Ma lo spirito cattivo rispose loro: «Cono­sco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?».

16E l'uomo che aveva lo spirito cattivo, slanciatosi su di loro, li afferrò e li trat­tò con tale violenza che essi fuggirono da quella casa nudi e co­perti di ferite.

17Il fatto fu risaputo da tutti i Giudei e dai Greci che abitavano a Efeso e tutti furono presi da timore e si magni­ficava il nome del Signore Gesù.

18Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivàno d confessare in pubblico le loro pratiche magiche

19e un numero considerevole di persone che avevano esercitato le arti magiche portavano i propri libri e li bruciavano alla vista di tutti. Ne fu calcolato il valore comples­sivo e trovarono che era di cinquantamila dramme d'argento.

20Così la parola del Signore cresceva e si rafforzava.

 

Decisione di andare a Roma. A Efeso Paolo annuncia per la pri­ma volta l'intenzione di andare a Roma (iCor 16,1-9). Intanto il suo soggiorno si prolunga: durerà tre anni.

21Dopo questi fatti, Paolo si mise in animo di attraversare la Macedonia e l'Acaia e di recarsi a Gerusalemme dicendo: «Dopo essere stato là devo vedere anche Roma».

22Inviati allora in Macedonia due dei suoi aiutanti, Timòteo ed Erasto, si tratten­ne ancora un po' di tempo nella provincia di Asia.

 

La sommossa degli orefici, cui Paolo allude forse in 2Cor 1,8.

23Verso quel tempo scoppiò un gran tumulto riguardo alla nuo­va dottrina.

24Un tale, chiamato Demetrio, argentiere, che fab­bricava tempietti di Artèmide in argento e procurava in tal mo­do non poco guadagno agli artigiani,

25li radunò insieme agli al­tri che si occupavano di cose del genere e disse: «Cittadini, voi sapete che da questa industria proviene il nostro benessere;

26ora potete osservare e sentire come questo Paolo ha convinto e sviato una massa di gente, non solo di Efeso, ma si può dire di tutta l'Asia, affermando che non sono dèi quelli fabbricati da mani d'uomo.

27Non soltanto c'è il pericolo che la nostra cate­goria cada in discredito, ma anche che il santuario della grande dea Artèmide non venga stimato più nulla e venga distrutta la grandezza di colei che l'Asia e il mondo intero adorano».

28All'udire ciò s'infiammarono d ira e si misero a gridare: «Grande è l'Artèmide degli Efesini!».

29Tutta la città fu in sub­buglio e tutti si precipitarono in massa nel teatro, trascinando con sé Gaio e Aristarco macèdoni, compagni di viaggio di Pao­lo.

30Paolo voleva presentarsi alla folla, ma i discepoli non glielo permisero.

31Anche alcuni dei capi della provincia, che gli erano amici, mandarono a pregarlo di non avventurarsi nel teatro.

32Intanto, chi gridava una cosa, chi un'altra; l'assemblea era confusa e i più non sapevano il motivo per cui erano accorsi.

33Alcuni della folla fecero intervenire un certo Alessandro, che i Giudei avevano spinto avanti, ed egli, fatto cenno con la ma­no, voleva tenere un discorso di difesa davanti al popolo.

34Appena s'accorsero che era Giudeo, si misero tutti a gridare in co­ro per quasi due ore: «Grande è l'Artèmide degli Efesini!».

35Alla fine il cancelliere riuscì a calmare la folla e disse: «Citta­dini di Èfeso, chi fra gli uomini non sa che la città di Èfeso è cu­stode del tempio della grande Artèmide e della sua statua ca­duta dal cielo?

36Poiché questi fatti sono incontestabili, è neces­sano che stiate calmi e non compiate gesti inconsulti.

37Voi avete condotto qui questi uomini che non hanno profanato il tempio, né hanno bestemmiato la nostra dea.

38Perciò se De­metrio e gli artigiani che sono con lui hanno delle ragioni da far valere contro qualcuno, ci sono per questo i tribunali e vi sono i proconsoli: si citino in giudizio l'un l'altro.

39Se poi desiderate qualche altra cosa, si deciderà nell'assemblea ordinaria.

40C'è il rischio di essere accusati di sedizione per l'accaduto di oggi, non essendoci alcun motivo per cui possiamo giustificare que­sto assembramento».

41E con queste parole sciolse l'assemblea.

SOGGIORNO IN MACEDONIA E IN GRECIA

Paolo lascia Efeso, attraversa la Macedonia dove scrive proba­bilmente la seconda lettera ai Corinti, poi raggiunge la Grecia dove passerà tre mesi dell'inverno a Corinto (cf 2Cor 2,12-17 e 7,5-7).